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Brividi di freddo...

di Carlo Gatto 12 ott 2005 ore 17:23
Con l'arrivo dell'aria polare sull'Italia, anche i grafici borsistici americani ed europei hanno iniziato ad evidenziare i primi brividi di freddo. Diciamo subito che non è stata una gran bella settimana, soprattutto oltreoceano. Il ritorno del petrolio WTI a 50 dollari al barile (quota poi abbandonata), l'indice Sox adagiato pericolosamente sul suo supporto storico ed alcune trimestrali societarie USA non brillanti hanno affondato il Nasdaq e, in minor misura il Dow Jones. All'Europa è andata un po' meglio, ma il quadro grafico è indiscutibile. Dallo start della nostra analisi, partita il 19 gennaio, i nostri quattro indici si sono tuffati sotto lo zero ed hanno nuotato sotto il pelo dell'acqua per cinque sedute consecutive senza mai emergere per respirare:



Solo l'indice italiano ha saputo mostrare una tenuta a dir poco strabiliante. Ma si tratta solo di una conclusione superficiale dovuta al colpo d'occhio, perché in realtà ci troviamo di fronte ad un grafico completamente diverso da quello 'morbido' della settimana scorsa. Proviamo a guardare lo S&PMIB ai raggi X e scopriremo delle verità molto interessanti:



A dispetto della performance complessiva, il nostro atleta ha i muscoli pieni di acido lattico. Avrete sicuramente notato tutte quelle barrette rosse e verdi che ho indicato sulla parte inferiore del grafico. Ebbene, a fronte di quattro movimenti importanti sul grafico base (parte superiore), ho contato almeno una trentina di cambiamenti di fronte dal lato dell'oscillatore. Questo che cosa significa? E' semplice, è arrivata l'incertezza.
Gli operatori possono anche essere ottimisti, ma cominciano a non crederci più come prima. Si guardano l'un l'altro ed innestano sul grafico un tipico meccanismo psicologico da 'paragone sociale' che è tipico delle fasi di incertezza. D'altronde è anche ovvio: si chiedono se, con una Wall Street in forte ribasso sia sensato continuare a comprare, e perciò, nell'indecisione tra seguire il trend e temere l'inversione, si sono trovati a cambiare idea un bel po' di volte. L'indecisione, è il terreno fertile per l'inversione del trend.
Vediamo ora cos'è successo al cross euro-dollaro e all'oro:





Il dollaro comincia a fare troppo spesso capolino sotto quota 1,30. Un indebolimento del petrolio WTI fino a quota 45 dollari al barile potrebbe rafforzare questa tendenza al rafforzamento del biglietto verde, passando attraverso un analogo indebolimento dell'oro. Ed è quello che sta succedendo in queste ore. D'altronde il riposizionamento dei portafogli dei grossi fondi è tuttora in corso ed i confortanti dati sul rapporto tra flussi netti in entrata ed il deficit commerciale lasciano presupporre che attorno a 1,30 si sia formato un bizzarro equilibrio di forze tra chi scommette su un dollaro ancora debole a tutto vantaggio dei due deficit gemelli e chi prevede invece un dollaro più forte in grado di rispecchiare la maggior vigoria dell'economia a stelle e strisce. Fate attenzione però al cambio dollaro-yen sul quale si stanno tuttora scaricando le maggiori tensioni. Il cedimento di quota 100 di quel cross e la riunione del prossimo FOMC il 2 febbraio potranno creare nuovi equilibri.

Sentiment previsto per la prossima settimana: negativo
Troppo nervosismo sui grafici. Lo S&PMIB ha già fatto tanto, forse troppo.

Alla prossima puntata.

Renato Paludetto


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