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Il FTSEMib chiude in rosso: affondano Telecom Italia e Leonardo

La compagnia telefonica ha comunicato i risultati dei primi nove mesi del 2018 e ha rivisto le indicazioni sull'intero esercizio. Debutto spumeggiante per Garofalo HC

di Edoardo Fagnani 9 nov 2018 ore 17:49

Piazza Affari e le borse europee hanno terminato l’ultima seduta della settimana con variazioni frazionali: i principali indici di Borsa Italiana hanno registrato flessioni di poco inferiori al punto percentuale. Spiccano i ribassi subiti da Telecom Italia e da Leonardo, dopo la diffusione dei risultati del terzo trimestre del 2018; in particolare, la compagnia telefonica ha rivisto alcune indicazioni sull’intero esercizio. Ottima seduta, invece, per Salvatore Ferragamo. Debutto spumeggiante per Garofalo Health Care a Piazza Affari.

Il FTSEMib ha subito ribasso dello 0,88% a 19.258 punti (minimo di 19.133 punti, massimo di 19.334 punti) e ha terminato la settimana con un calo dello 0,68%. Il FTSE Italia All Share ha ceduto lo 0,8%. In rosso anche il FTSE Italia Mid Cap (-0,24%) e il FTSE Italia Star (-0,4%).

L’euro è sceso sotto gli 1,135 dollari; alle 17.30 il bitcoin si attestava sotto i 6.500 dollari (poco più di 5.500 euro).

Lo spread tra Btp e Bund tedesco con scadenza a 10 anni ha oscillato tra i 295 e i 305 punti.

 

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crollo-della-borsaTelecom Italia ha subito un tonfo del 4,83% a 0,516 euro, in scia ai deludenti risultati trimestrali e alle nuove indicazioni per il 2018. La compagnia telefonica ha terminato i primi nove mesi del 2018 con ricavi pari a 14,22 miliardi di euro, in contrazione del 3,3% rispetto ai 14,68 miliardi ottenuti nei primi tre trimestri dell’anno precedente. La società ha segnalato che alla sostanziale stabilità dei ricavi della Business Unit Domestic si è contrapposta la riduzione della Business Unit Brasile (-460 milioni di euro) interamente correlata alla svalutazione del real brasiliano. Su base organica i ricavi sarebbero cresciuti dell'1,1%. Il risultato finale di Telecom Italia nel periodo gennaio-settembre del 2018 attribuibile ai soci è stato negativo per 868 milioni di euro, in conseguenza a una voce straordinaria di 2 miliardi di euro relativi alla svalutazione dell’avviamento attribuito a Core Domestic. Escludendo l’impatto degli oneri netti non ricorrenti il risultato netto consolidato è superiore a 1,2 miliardi di euro in linea con quello dell’anno precedente. Nel solo terzo trimestre i ricavi di Telecom Italia sono stati pari a 4,67 miliardi di euro, in contrazione del 4,1% rispetto ai 4,71 miliardi ottenuti nello stesso periodo dell’anno precedente. Su base organica i ricavi sarebbero cresciuti dello 0,2%. Al contrario, il margine operativo lordo trimestrale confrontabile di Telecom Italia è salito dello 0,6% a 2,11 miliardi di euro, con una marginalità del 44,9%. A fine settembre l’indebitamento finanziario netto rettificato di Telecom Italia era pari a 25,19 miliardi di euro, in leggero calo rispetto ai 25,31 miliardi di inizio anno. Gli analisti stimavano per Telecom Italia ricavi a 4,7 miliardi di euro nel terzo trimestre del 2018 (-4,2%), mentre il margine operativo lordo reported era stimato in crescita dello 0,1% a 2,1 miliardi, con una marginalità del 44,7%. L’indebitamento finanziario netto rettificato di Telecom Italia a fine settembre era previsto a 25,18 miliardi di euro. Telecom Italia non ha confermato l'obiettivo di raggiungere un rapporto fra indebitamento finanziario netto rettificato ed EBITDA a circa 2,7x a fine 2018, ante fabbisogni finanziari per l’acquisizione dello spettro.

 

Leonardo ha perso l'8,79% a 8,862 euro e ha registrato la peggiore performance della giornata al FTSEMib. Ieri, la società aerospaziale ha comunicato i risultati dei primi nove mesi del 2018, chiusi con ricavi per 8,24 miliardi di euro, in aumento del 2,4% rispetto agli 8,05 miliardi ottenuti nello stesso periodo dello scorso anno. L’utile netto ha registrato una minima flessione (da 265 milioni a 263 milioni di euro). Il management di Leonardo ha confermato le previsioni sull’intero 2018. La società punta a chiudere l'esercizio con ricavi compresi tra gli 11,5 e i 12 miliardi di euro, un margine operativo lordo compreso tra gli 1,08 miliardi e gli 1,13 miliardi di euro, mentre l'indebitamento netto dovrebbe ridursi a circa 2,4 miliardi di euro. Gli ordini dovrebbero attestarsi tra i 14 miliardi e i 14,5 miliardi di euro.

 

Riflettori sempre accesi sui bancari. Secondo quanto riportato nel bollettino mensile pubblicato dalla Banca d'Italia a settembre l’ammontare delle sofferenze bancarie lorde era sceso a 122,5 miliardi di euro, in calo del 22,7% su base annua.

Unicredit ha subito una flessione dell’1,11% a 11,23 euro. L'amministratore delegato, Jean Pierre Mustier, ha comunicato la sua intenzione di investire a titolo personale nell'istituto con l'acquisto per un controvalore 600mila euro in azioni e altri 600mila in strumenti di debito (Additional Tier 1). La cifra equivale allo stipendio lordo annuale del manager. Inoltre, Mustier si è impegnato a mantenere i titoli per almeno lo stesso periodo di lock up del piano di incentivazione di lungo termine di Unicredit. Intanto, non si sono fatte attendere le indicazioni delle banche d’affari dopo la diffusione dei risultati trimestrali. Morgan Stanley ha tagliato da 17,2 euro a 16,5 euro il target price sull’istituto, segnalando che il CET1 a fine settembre è risultato inferiore alle attese; tuttavia, gli esperti hanno confermato il giudizio “Overweight” (sovrappesare), in quanto il valore delle azioni resta ampiamente inferiore al nuovo prezzo obiettivo. Anche Société Générale ha sforbiciato il target price su Unicredit, portandolo da 16,6 euro a 12,5 euro, in seguito alla riduzione delle stime per i prossimi trimestri; gli esperti hanno confermato l’indicazione di mantenere le azioni in portafoglio.

BPER Banca ha recuperato lo 0,9% a 3,487 euro. L’istituto ha comunicato i risultati dei primi nove mesi del 2081, chiuso con un utile netto (escluse le quote di terzi) di 358,13 milioni di euro, in forte aumento rispetto ai 148,96 milioni contabilizzati nello stesso periodo dello scorso anno, che era stato condizionato da maggiori rettifiche su attività. Il risultato della gestione operativa è cresciuto del 12,8%, passando da 577,55 milioni a 651,73 milioni di euro. A fine settembre i crediti alla clientela, al netto delle rettifiche di valore, ammontavano a 45,6 miliardi di euro, in contrazione rispetto ai 46,5 miliardi di inizio anno, includendo anche gli effetti dell’operazione di cartolarizzazione di sofferenze della controllata Banco di Sardegna “4Mori Sardegna”. Alla stessa data i crediti deteriorati netti (sofferenze, inadempienze probabili e scaduti) era pari a 3,8 miliardi di euro, in diminuzione di 0,5 miliardi di euro. Il management di BPER Banca prevede per l’ultimo trimestre del 2018 una sostanziale tenuta del margine d’interesse grazie al previsto incremento dei volumi e al graduale allentamento delle tensioni competitive sul rendimento degli attivi commerciali. Dopo la diffusione dei risultati trimestrali gli analisti di Kepler Cheuvreux hanno alzato da 4,2 euro a 4,3 euro il prezzo obiettivo su BPER Banca, in seguito al miglioramento delle stime sull’utile per azione per il biennio 2018/2019; gli esperti hanno confermato l’indicazione di acquisto delle azioni. Anche Mediobanca ha aumentato il target price sull’istituto, portandolo da 3,9 euro a 4 euro; gli esperti di Piazzetta Cuccia hanno confermato il giudizio “Neutrale”.

Il BancoBPM ha ceduto lo 0,83% a 1,8296 euro. Dalle comunicazioni giornaliere diffuse dalla Consob si apprende che dal 1° novembre Morgan Stanley è accreditata di una partecipazione aggregata nell’istituto, pari al 7,557% del capitale.

Monte dei Paschi di Siena è scesa dello 0,27% a 1,505 euro. L’istituto senese ha comunicato i risultati del terzo trimestre del 2018, periodo chiuso con un utile netto di 91 milioni di euro, il doppio rispetto al consensus degli analisti (46 milioni di euro). I primi nove mesi del 2018 si sono chiusi con un utile pari a 379,3 milioni di euro, contro la perdita di 3 miliardi circa (causata da svalutazioni straordinarie) di 12 mesi prima. A fine settembre i crediti verso la clientela erano pari a 87,5 miliardi di euro, mentre l'esposizione dei crediti deteriorati lordi era pari a 19,5 miliardi di euro, in flessione rispetto sia a fine dicembre 2017. I vertici del Monte dei Paschi di Siena prevedono che i coefficienti patrimoniali a fine 2018 possano confermarsi sugli stessi livelli di fine settembre, supponendo uno spread tra Btp e Bund con scadenza a 10 anni nell'ordine dei 280 punti.

 

In rosso i titoli del settore petrolifero, dopo che a New York il prezzo del barile è sceso sotto i 60 dollari.

ENI ha registrato una flessione dello 0,76% a 15,456 euro.

Performance peggiore per Saipem, che ha perso il 5,12% a 4,432 euro.

 

Ottima giornata per Salvatore Ferragamo (+2,06% a 20,85 euro). La società del lusso con ricavi pari a 972 milioni di euro, in diminuzione del 3,3% a tassi di cambio correnti (-1,6% a tassi di cambio costanti) agli 1,01 miliardi di euro registrati nei nove mesi dell’esercizio 2017. Il periodo si è chiuso con un utile netto di 64 milioni di euro, rispetto ai 82 milioni, registrati nei nove mesi dell’esercizio 2017, segnando una flessione del 22,1%. Salvatore Ferragamo ha precisato che le dinamiche attese, relativamente alle vendite, ai margini e ai risultati dell’esercizio 2018, permangono improntate a cautela. Non si sono fatte attendere le indicazioni delle banche d’affari dopo la diffusione dei risultati trimestrali. Berenberg ha incrementato da 17 euro a 18 euro il prezzo obiettivo sulla società del lusso, in seguito al miglioramento delle stime finanziarie per il triennio 2018/2020; gli esperti hanno confermato l’indicazione di mantenere le azioni in portafoglio. Indicazione simile da UBS, che ha aumentato da 17,5 euro a 17,8 euro per azione la valutazione sull’azienda, in seguito al miglioramento della stima sulla redditività per l’intero esercizio; tuttavia, gli esperti hanno confermato l’indicazione di vendita delle azioni. Anche Banca Akros ha ritoccato al rialzo il prezzo obiettivo su Salvatore Ferragamo, portandolo da 20 euro a 20,3 euro; gli esperti hanno confermato il giudizio “Neutrale”. Sulla stessa lunghezza d’onda Mediobanca, che ha aumentato a 18,5 euro per azione la valutazione su Salvatore Ferragamo e ha confermato il rating “Underperform” (farà peggio del mercato).

 

Giornata positiva anche per Atlantia (+1,34% a 18,47 euro). La concessionaria autostradale ha chiuso i primi nove mesi del 2018 con un utile in calo del 15% su base annua per l’effetto dell’appostamento di circa 350 milioni di euro quale stima preliminare degli oneri direttamente collegati al crollo del Viadotto Polcevera a Genova. Diversamente da quello successo negli anni scorsi la holding che controlla – tra le altre - Autostrade per l’Italia non staccherà un acconto sul dividendo.

 

Pesante ribasso per Fincantieri (-15,7% a 1,15 euro). La società ha chiuso i primi nove mesi del 2018 con ricavi per 3,88 miliardi di euro, in aumento dell’8,5% rispetto a i 3,58 miliardi ottenuti nello stesso periodo dello scorso anno. Il management di Fincantieri ha precisato che il dato è risultato in linea con le aspettative di crescita per il 2018. In forte miglioramento anche il margine operativo lordo, che è passato da 233 milioni a 281 milioni di euro (+20,8%); di conseguenza, la marginalità è salita dal 6,5% al 7,3%. Fincantieri prevede per l’esercizio 2018 ricavi in crescita del 3-6% rispetto al 2017, mentre la marginalità dovrebbe crescere al 7,5%.

 

Debutto spumeggiante per Garofalo Health Care a Piazza Affari. Il titolo della società, attiva in Italia nel settore della sanità privata accreditata, ha registrato un rialzo del 9,28% a 3,65 euro. Le azioni erano state collocate a 3,34 euro. Nel corso della cerimonia di quotazione i vertici dell’azienda non hanno escluso l’ipotesi di passare al segmento STAR, oltre alla possibilità di procedere con acquisizioni.

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