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Settimo rialzo consecutivo per il FTSEMib

Spicca il forte rialzo messo a segno da Telecom Italia TIM, dopo la diffusione dei risultati trimestrali. Pessima giornata, invece, per UBI Banca e Fincantieri

di Edoardo Fagnani 8 nov 2019 ore 17:49

I maggiori indici di Borsa Italiana e le principali borse europee hanno terminato l’ultima seduta della settimana con variazioni frazionali. Secondo Hans-Jörg Naumer - Director Global Capital Markets & Thematic Research di Allianz Global Investors - il quadro tecnico dei mercati azionari sembra più favorevole, in quanto diversi indicatori anticipatori puntano al rialzo. Tuttavia, l'esperto ritiene che i mercati restino vulnerabili a un’inversione del sentiment innescata da notizie negative. In particolare, Hans-Jörg Naumer ha segnalato le vendite allo scoperto di azioni USA su vasta scala e l’elevato put/call ratio. "Inoltre, i molti investitori ancora attendisti potrebbero far cambiare rapidamente direzione al mercato, in positivo o in negativo", ha segnalato l'esperto. Spicca il forte rialzo messo a segno da Telecom Italia TIM, dopo la diffusione dei risultati trimestrali. Pessima giornata, invece, per UBI Banca e Fincantieri.

andamento-mercato_1Il FTSEMib ha terminato la giornata con un progresso dello 0,13% a 23.534 punti (minimo di 23.354 punti, massimo di 23.562 punti) e ha chiuso la settimana compresa tra il 4 e l’8 novembre con un rialzo del 2,62%. Il FTSE Italia All Share ha recuperato lo 0,11%. Invariato il FTSE Italia Mid Cap, mentre il FTSE Italia Star ha guadagnato lo 0,49%. Nella seduta dell’8 novembre il controvalore degli scambi è sceso a 2,95 miliardi di euro, rispetto ai 3,36 miliardi di giovedì; sono passate di mano 851.768.480 azioni (737.340.943 nella seduta di giovedì). Su 418 titoli trattati, 230 hanno registrato una performance negativa, mentre i rialzi sono stati 145; invariate le restanti 43 azioni.

L’euro si è avvicinato agli 1,1 dollari.

Lo spread Btp-Bund è balzato oltre i 145 punti.

 

Telecom Italia TIM ha terminato la giornata con un progresso dell’1,17% a 0,538 euro, dopo la diffusione della trimestrale. La compagnia telefonica ha terminato il periodo luglio-settembre con ricavi per 4,43 miliardi di euro, in flessione del 6,1% su base organica. Il dato è stato leggermente inferiore al consensus degli analisti (pubblicato sul sito di Telecom Italia TIM) che indicava ricavi per 4,52 miliardi. Il margine operativo lordo organico si è ridotto del 4,5% a 2 miliardi di euro, ma è risultato leggermente superiori agli 1,97 miliardi indicati degli analisti. A fine settembre l’indebitamento finanziario netto rettificato era pari a 24,31 miliardi di euro, in calo rispetto ai 25,27 miliardi di inizio anno. L’indebitamento finanziario netto contabile al 30 settembre 2019 era pari a 28,45 miliardi di euro e recepiva l'impatto dei nuovi principi contabili. I vertici di Telecom Italia TIM hanno confermato i target finanziari diffusi in occasione dei risultati del primo semestre 2019. In particolare, per l’esercizio in corso i vertici della compagnia telefonica prevedono ricavi di gruppo organici da servizi in leggera diminuzione (0-5%) rispetto allo scorso anno, mentre l’Ebitda organico di gruppo dovrebbe registrare gli stessi tassi di crescita dei ricavi di gruppo organici da servizi, portando la marginalità al 40% per il 2020. Il consensus dei broker che seguono il titolo indica per l'intero 2019 ricavi pari a 18,26 miliardi (in calo del 3,6% dai 18,94 miliardi del 2018) e un margine operativo lordo organico di 7,61 miliardi (in calo del 2,6% rispetto a quanto registrato nel 2018).

 

Focus sui titoli del settore bancario.

In forte ribasso UBI Banca (-4,84% a 2,75 euro), dopo la diffusione dei risultati trimestrali. Nel terzo trimestre del 2019 l'utile netto contabile è salito a 60,1 milioni di euro, rispetto agli 1,6 milioni contabilizzati nello stesso periodo dello scorso anno. Il consensus degli analisti pubblicato sul sito internet della banca e aggiornato al 28 ottobre indicava un risultato finale di 65 milioni di euro. I proventi operativi sono saliti del 5,9% a 860,36 milioni di euro, mentre il margine di interesse si è ridotto del 5,7% a 426,85 milioni di euro; il consensus degli analisti indicava rispettivamente proventi operativi per 865 milioni e margine di interesse di 433 milioni. A fine settembre i crediti deteriorati netti risultavano in costante contrazione e si erano attestati a 8,31 miliardi di euro, in diminuzione del 14,4% rispetto ai 9,72 miliardi di inizio anno. Sempre a fine settembre 2019, il CET1 Ratio di UBI Banca si attestava al 12,09% (fully loaded) rispetto al 12% di fine giugno 2019 (e all’11,34% di inizio anno). Nei prossimi mesi UBI Banca continuerà nella riduzione dei crediti deteriorati tramite la gestione interna e il perfezionamento della cessione dell’ultima tranche di posizioni in sofferenza di UBI Leasing. In aggiunta, è all’esame un’operazione di cessione di sofferenze di mutui residenziali per circa 800 milioni di euro (con cartolarizzazione) da realizzarsi auspicabilmente entro la fine del 2019.

Pessima giornata anche per il BancoBPM, che ha lasciato sul terreno il 3,09% a 2,067 euro.

UniCredit è scesa dell’1,53% a 12,61 euro, dopo il forte rialzo messo a segno nella seduta di giovedì. Secondo quanto scritto su Il Sole24Ore le risorse rivenienti dalla cessione del pacchetto delle azioni Mediobanca potrebbe essere utilizzato per riacquistare azioni proprie. Intanto, gli analisti di Morgan Stanley hanno ritoccato al rialzo il prezzo obiettivo su UniCredit, portandolo da 14,5 euro a 14,8 euro; gli esperti hanno confermato il giudizio “Overweight” (sovrappesare). Inoltre, dalle comunicazioni periodiche diffuse dalla Consob si apprende che il 7 novembre Norges Bank ha ridotto la partecipazione detenuta nel capitale di UniCredit, portandola dal 3,021% al 2,902%.

Segno meno anche per BPER Banca (-1,1% a 4,219 euro). L’istituto ha comunicato i risultati dei primi nove mesi del 2019, periodo chiuso con un utile netto (escluse le quote di terzi) di 522,93 milioni di euro, in forte aumento rispetto ai 358,13 milioni contabilizzati nei primi tre trimestri dello scorso anno. A fine settembre i crediti alla clientela, al netto delle rettifiche di valore, ammontavano a 52,5 miliardi di euro. Alla stessa data i crediti deteriorati netti (sofferenze, inadempienze probabili e scaduti) erano pari a 3,2 miliardi di euro, in diminuzione dell’1,5% rispetto al dato di inizio 2019, con un coverage ratio complessivo pari al 63,7%. Sempre a fine settembre il Common Equity Tier 1 era pari al 14,24%, rispetto al 14,27% di inizio anno, sulla base di un patrimonio netto era pari a 5,2 miliardi di euro. L’indice calcolato in regime di piena applicazione è pari al 12,36% (12,33% al 30 giugno 2019 e 11,95% al 31 dicembre 2018). Il management di BPER Banca ha segnalato che nell’ultima parte dell’anno i ricavi sono attesi in sostanziale tenuta supportati. Nel corso della conference call a commento dei risultati trimestrali, l'amministratore delegato di BPER Banca, Alessandro Vandelli, ha anticipato che a fine anno il CET1 ratio (in regime di piena applicazione) dovrebbe attestarsi al 12%. Il manager ha confermato che questo parametro dovrebbe migliorare nei prossimi esercizi, per arrivare al 12,5% a fine 2021.

In rosso Mediobanca (-1,46% a 10,435 euro). Tra il 4 e l'8 novembre il titolo dell'istituto di Piazzetta Cuccia ha lasciato sul terreno il 2,76% e ha registrato la peggiore performance della settimana al FTSEMib.

 

Prese di beneficio su Azimut Holding (-0,24% a 20,5 euro). Il titolo della compagnia ha registrato la migliore performance della settimana al FTSEMib, guadagnando il 10,2% tra il 4 e l'8 novembre.

 

Enel è salita dell’1,69% a 6,866 euro. Gli analisti di Citigroup hanno alzato da 6,3 euro a 6,7 euro il target price sul colosso elettrico, in attesa della presentazione del piano industriale, in agenda per il 26 novembre; gli esperti hanno confermato il giudizio “Neutrale”.

 

Leonardo ha guadagnato lo 0,22% a 11,255 euro, dopo la diffusione dei risultati trimestrali. La società aerospaziale ha terminato i primi nove mesi del 2019 con ricavi per 9,13 miliardi di euro, in aumento del 10,8% rispetto agli 8,24 miliardi ottenuti nei primi tre trimestri del 2018. In forte miglioramento anche l’utile netto, che è passato da 263 milioni a 465 milioni di euro; il risultato finale ha beneficiato degli effetti della transazione con Hitachi. Nello stesso periodo Leonardo ha ottenuto nuovi ordini per 8,58 miliardi di euro; di conseguenza a fine settembre il portafoglio ordini era pari a 35,67 miliardi di euro. I vertici di Leonardo hanno confermato i target finanziari per l’intero 2019, comunicati in occasione della diffusione dei risultati semestrali.

 

Pessima giornata per Fincantieri (-5,64% a 0,887 euro). La società ha terminato i primi nove mesi del 2019 con ricavi per 4,25 miliardi di euro, in aumento del 9,7% rispetto ai 3,88 miliardi ottenuti nei primi tre trimestri dello scorso anno, confermando le aspettative di crescita per il 2019 del settore Shipbuilding e del settore Sistemi, Componenti e Servizi. In miglioramento anche il margine operativo lordo, che è passato da 281 milioni a 287 milioni di euro (+2,1%); tuttavia, la marginalità è scesa dal 7,3% al 6,7%. Nel corso della conference call a commento dei risultati trimestrali i vertici di Fincantieri non hanno confermato la stima sulla marginalità per l'intero 2019 e non escludono la possibilità di svalutare la partecipazione detenuta in VARD.

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