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Piazza Affari, la chiusura è negativa

Male Unicredit dopo la diffusione dei risultati trimestrali. Spiccano i forti rialzi messi a segno dal BancoBPM e da Poste Italiane. Tod's ha perso oltre il 10%

di Edoardo Fagnani 8 nov 2018 ore 17:47

Piazza Affari e le principali borse europee hanno terminato la seduta odierna in territorio negativo. La Commissione Europea ha fornito le nuove stime sui principali indicatori macroeconomici italiani. Nel dettaglio, gli esperti prevedono per l’esercizio in corso un incremento del Pil dell’1,1%, mentre la stima per il prossimo esercizio è stata fissata all’1,2%, trascinato dalla ripresa delle esportazioni e da una maggiore spesa pubblica. La crescita del Pil per il 2020 è stimata all’1,3%. La Commissione Europea prevede che il rapporto deficit/Pil possa scendere all’1,9% nell’esercizio in corso, per poi risalire al 2,9%, in seguito alle misure indicate dal governo nella legge di bilancio. Nel 2020 il rapporto dovrebbe salire al 3,1%. Spunti importanti sui bancari: balzo del BancoBPM, mentre Unicredit ha registrato un forte ribasso dopo la diffusione dei risultati trimestrali. Ottima seduta per Poste Italiane. Tod’s ha perso oltre il 10%.

Il FTSEMib ha subito una flessione dello 0,57% a 19.429 punti, dopo aver oscillato tra un minimo di 19.383 punti e un massimo di 19.624 punti. Il FTSE Italia All Share ha ceduto lo 0,58%. Segno meno anche per il FTSE Italia Mid Cap (-0,61%) e per il FTSE Italia Star (-0,11%). Nella seduta odierna il controvalore degli scambi è sceso a 2,03 miliardi di euro, rispetto ai 2,06 miliardi di ieri; oggi sono passate di mano 1.294.185.344 azioni (1.462.066.468 nella seduta di ieri). Su 382 titoli trattati, 194 hanno registrato una performance negativa, mentre i rialzi sono stati 162; invariate le restanti 26 azioni.

L’euro è sceso sotto gli 1,145 dollari; alle 17.30 il bitcoin si attestava poco sotto i 6.500 dollari (poco più di 5.500 euro).

Lo spread tra Btp e Bund tedesco con scadenza a 10 anni ha sfiorato i 295 punti.

 

CONSULTA le quotazioni dei titoli del SOLMib40

 

mercato-scende_1Spunti importanti sui bancari.

Unicredit ha subito una flessione del 3,81% a 11,356 euro, registrando la peggiore performance della giornata al FTSEMib. L’istituto guidato da Jean Pierre Mustier ha chiuso il periodo in esame con ricavi pari a 14,87 miliardi di euro, in calo del'1,1% rispetto ai 15,04 miliardi ottenuti nei primi nove mesi del 2017, a causa del calo dei ricavi da attività di negoziazione (-24,3%), in un contesto di mercato sfavorevole. Al contrario, l’utile netto rettificato è migliorato del 4,7%, passando da 2,88 miliardi a 3,01 miliardi di euro. Nel solo terzo trimestre il risultato netto rettificato  è stato pari a 875 milioni di euro, in miglioramento del 4,8% rispetto agli 835 milioni contabilizzati nel terzo trimestre del 2017. Considerando anche la svalutazione di YAPI per 846 milioni di euro il risultato finale sarebbe stato pari a 29 milioni. Il consensus degli esperti indicava un utile netto di 907 milioni di euro per il trimestre appena concluso. A fine settembre le esposizioni deteriorate lorde sono diminuite del 20,2% rispetto al valore di fine settembre 2017 e del 4,2% rispetto al mese precedente, scendendo a 40,83 miliardi di euro, con un miglioramento del rapporto tra crediti deteriorati lordi e totale crediti lordi all'8,3%. Sempre a fine settembre il valore di bilancio delle esposizioni della specie rappresentate da “titoli di debito” ammontava a 121,26 miliardi di euro, di cui l'89% concentrato su otto Paesi tra i quali l’Italia, che, con 57,83 miliardi di euro, rappresentava una quota di circa il 48% sul totale. I vertici di Unicredit prevedono di chiudere il 2018 con un utile netto rettificato superiore ai 3,6 miliardi di euro, mentre i ricavi sono attesi a 19,7 miliardi di euro. Nell'esercizio successivo l'utile netto dovrebbe salire a 4,7 miliardi di euro, mentre i ricavi dovrebbero crescere a 19,8 miliardi. Il target del CET1 ratio fully loaded per la fine dell'anno 2018 è stato fissato tra l'11,5% e il 12,5%. Per la fine dell'anno 2019, il CET1 ratio fully loaded è indicato tra i 12% e il 12,5%, ipotizzando che gli spread sui Btp rimangano ai livelli attuali.

Il BancoBPM è salito del 2,98% a 1,845 euro. L’istituto ha comunicato i risultati dei primi nove mesi del 2018, chiusi con un utile netto di 524,52 milioni di euro, rispetto ai 3,13 miliardi dei primi nove mesi del 2017, dato che comprendeva una voce straordinaria di 3,08 miliardi di euro, relativa alla fusione tra i due istituti. Al netto di questa voce il risultato finale il risultato finale del 2017 sarebbe stato pari a 52,7 milioni di euro. A fine dicembre i crediti deteriorati ammontavano a 9,1 miliardi di euro, in diminuzione del 30% rispetto al valore di inizio anno. L’indice di copertura dell’intero aggregato dei crediti deteriorati si attestava al 50,6%, in crescita rispetto al 48,8% del 31 dicembre 2017. Al 30 settembre 2018 l’esposizione del BancopBPM nei titoli di debito sovrani ammontava a 28,4 miliardi di euro: di questi 18,22 miliardi erano  relativi ai titoli di stato italiani. Dopo la diffusione dei risultati trimestrali gli analisti di Kepler Cheuvreux hanno limato le stime sull’utile per azione per il triennio 2018/2020; gli esperti hanno confermato il prezzo obiettivo di 1,8 euro e l’indicazione di mantenere le azioni in portafoglio.

UBI Banca ha ceduto l’1,99% a 2,71 euro. Dopo la diffusione dei risultati trimestrali gli analisti di Equita sim hanno tagliato da 4,5 euro a 3,7 euro il prezzo obiettivo sull’istituto, in seguito alla riduzione delle stime sull’utile per azione per il biennio 2019/2020; gli esperti hanno confermato l’indicazione di mantenere le azioni in portafoglio. Sulla stessa lunghezza d’onda Mediobanca, che ha limato da 3,4 euro a 3,3 euro il target price su UBI Banca, confermando il giudizio “Neutrale”.

 

Generali ha registrato un minimo progresso dello 0,07% a 14,385 euro. La compagnia assicurativa ha chiuso i primi nove mesi del 2018 con premi lordi per 49,73 miliardi di euro, in salita del 6,1% rispetto al 47,41 miliardi dello stesso periodo del 2017. I primi tre trimestri si sono chiusi con un utile netto a quota 1,86 miliardi, in crescita del 26,8% rispetto ai primi nove mesi del 2017. A fine settembre l’Economic Solvency Ratio, che indica la solidità patrimoniale della compagnia assicurativa, era pari al 221%, in leggero calo rispetto al 230% di inizio anno, in conseguenza all’aumento dello spread sui titoli governativi italiani.

 

Poste Italiane è salita del 2,09% a 6,824 euro. La società ha chiuso i primi nove mesi del 2018 con ricavi pari a 7,95 miliardi di euro, in crescita dello 0,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno grazie a una crescita estesa a tutti i settori operativi e una più ridotta dipendenza da plusvalenze. Il periodo si è chiuso con un utile netto pari a 1,06 miliardi di euro, in crescita del 45,9% rispetto ai primi nove mesi del 2017. Al 30 settembre 2018 il totale delle attività finanziarie totali risultava pari a 513 miliardi di euro, in rialzo di 7 miliardi rispetto a dicembre 2017, grazie ad una raccolta netta positiva di 6,8 miliardi, generata da prodotti vita, fondi di investimento e depositi. Alla fine di settembre il Solvecy II (il coefficiente di solvibilità che indica la solidità patrimoniale di una compagnia) del gruppo era pari al 172% prima della rettifica per la volatilità. Il valore si è abbassato fortemente dal 185% al 30 giugno 2018 e dal 279% al 31 dicembre 2017a causa dell’andamento dei titoli del debito pubblico italiani che hanno ridotto significativamente il valore del portafoglio titoli, pari a 78 miliardi di valore nozionale dei titoli di Poste Vita.

 

Buona performance anche per Telecom Italia (+1,35% a 0,5422 euro). Oggi si è riunito il consiglio di amministrazione della compagnia telefonica per l’esame dei risultati del terzo trimestre 2018.

 

Mediaset ha terminato la giornata con un calo del 3,64% a 2,725 euro. Il titolo del gruppo del Biscione è stato penalizzato dai deludenti risultati trimestrali della controllata spagnola Mediaset Espana.

 

Tod’s ha subito uno scivolone del 10,9% a 48,84 euro. La società ha chiuso i primi nove mesi del 2018 con ricavi per 706 milioni di euro, in flessione del 2,2% rispetto ai 722,2 milioni ottenuti nello stesso periodo dello scorso anno; a tassi di cambio costanti il fatturato sarebbe cresciuto dello 0,1%. Dopo la diffusione dei risultati trimestrali gli analisti di Equita sim e di Kepler Cheuvreux hanno tagliato il target price su Tod’s portandolo rispettivamente a 52 euro e a 51 euro, in seguito alla riduzione delle stime sull’utile per azione per il biennio 2018/2019; gli esperti delle due banche d’affari hanno confermato l’indicazione di mantenere le azioni in portafoglio. Per lo stesso motivo UBS ha sforbiciato da 44 euro a 40 euro il prezzo obiettivo sulla società, confermando l’indicazione di vendita delle azioni. Sulla stessa lunghezza d’onda Banca Akros, che ha ridotto da 56,5 euro a 53,5 euro per azione la valutazione sul titolo, in conseguenza alla riduzione delle stime sui ricavi e sulla redditività per il biennio 2018/2019; gli esperti hanno confermato il rating “Neutrale”. Bocciatura completa da Société Générale, che ha tagliato da 52 euro a 48 euro il target price su Tod’s, in seguito alla riduzione delle stime sui ricavi e sulla redditività per il triennio 2018/2020; gli esperti hanno anche peggiorato da “Hold” (mantenere) a “Sell” (vendere) il giudizio.

 

Pessima seduta anche per la Juventus (-6,09% a 1,11 euro). La squadra bianconera è stata sconfitta dal Manchester United per 2 a 1 nella quarta giornata della fase a girone della Champions League. Di conseguenza, la qualificazioni agli ottavi di finale è rimandata al prossimo turno.

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