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Giornata molto volatile, ma la chiusura è positiva

Dopo aver iniziato in modo decisamente positivo, essere piombata in territorio negativo ed aver recuperato nell’ultima ora di contrattazioni la borsa italiana ha chiuso con un progresso

di Edoardo Fagnani 6 apr 2016 ore 17:54

Seduta a molte facce per Piazza Affari. Dopo aver iniziato in modo decisamente positivo, essere piombata in territorio negativo ed aver recuperato nell’ultima ora di contrattazioni la borsa italiana ha chiuso con un progresso anche se non si può definire recupero dopo il grande scivolone della seduta scorsa. Ancora sotto pressione i bancari dopo i pesanti ribassi subiti ieri. Molto bene A2A dopo i conti di bilancio. Oggi si concludeva l’offerta al pubblico indistinto della nona tranche del Btp Italia. Sono stari raccolti complessivamente ordini per 4,23 miliardi di euro.

I principali indici di Borsa Italiana hanno registrato rialzi inferiori al punto percentuale. Il FTSEMib ha guadagnato lo 0,77% a 17.240 punti, dopo aver oscillato tra un minimo di 17.035 punti e un massimo di 17.392 punti. Il FTSE Italia All Share è salito dello 0,64%. Segno meno per il FTSE Italia Mid Cap (-0,13%) mentre il FTSE Italia Star è salito dello 0,74%. Nella seduta odierna il controvalore degli scambi è sceso a 2,37 miliardi di euro, rispetto ai 2,53 miliardi di ieri. Su 318 titoli tratti, 163 hanno terminato la giornata con un ribasso, mentre le performance positive sono state 135. Invariate le restanti 20 azioni.
L’euro è rimasto sotto gli 1,14 dollari.

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mercato_positivo3Sotto i riflettori i bancari, molto venduti nella seduta di ieri. Rimane prioritaria, per il settore, l’opera del Governo su due aspetti: quello delle garanzie agli aumento di capitale e quello della gestione dei crediti deteriorati.

In rialzo Unicredit (+1,71% a 2,974 euro)
. Alcune agenzie di stampa giustificano la verve del titolo citando le indiscrezioni di stampa che indicano l'imminente convocazione di un consiglio di amministrazione per esercitare il diritto di recesso dalla garanzia sull'aumento di capitale della Popolare di Vicenza.

Ancora in calo il Banco Popolare (-3,38% a 4,744 euro)
. Dalle comunicazioni di Internal Dealing diffuse da Borsa Italiana si apprende che il 5 aprile il presidente della banca, Carlo Fratta Pasini, ha acquistato 20mila azioni dell’istituto a un prezzo di 5,0253 euro per azione. Il presidente ha speso oltre 100mila euro. Dalle comunicazioni giornaliere fornite dalla Consob si apprende che il 5 aprile Marshall Wace ha incrementato lo “short” sul Banco Popolare, portandolo dall’1,11% all’1,22%. Lo stesso giorno Man Investments ha aperto una posizione corta dello 0,55% sull’istituto.

Dalle comunicazioni giornaliere fornite dalla Consob si apprende che il 5 aprile Marshall Wace ha incrementato dall’1,17% all’1,29% lo “short” sul Monte dei Paschi di Siena (+2,71% a 0,4745 euro).

Gli analisti di Barclays hanno ridotto da 17 euro a 15,9 euro il target price su Generali (+0,33% a 12,32 euro)
, in seguito alla riduzione della stima sull’utile per azione per l’esercizio in corso; gli esperti hanno confermato il giudizio “Equalweight” (neutrale).

Gli analisti di Exane hanno ritoccato al rialzo il target price su Enel (+0,43% a 3,73 euro),
portandolo da 3,6 euro a 3,7 euro per azione, in seguito al miglioramento delle stime sull’utile per azione per il prossimo esercizio; tuttavia, gli esperti hanno confermato il giudizio “Underperform” (farà peggio del mercato).

Invariata Mediaset (a 3,452 euro). Secondo la stampa l’accordo con i francesi di Vivendi sarebbe vicinissimo e già in queste ore i rispettivi legali potrebbero incontrarsi per definire gli ultimi aspetti contrattuali dell’intesa. Secondo quanto scrive Il Sole24Ore tutto ruoterebbe intorno allo scambio azionario del 3,5% di Vivendi e di Mediaset. Tuttavia la quota di Vivendi vale 870 milioni, quella di Mediaset 150 milioni. La differenza di capitalizzazione sono dunque circa 700 milioni, quindi più o meno il valore dell’89% di Mediaset Premium, valutata complessivamente circa 800 milioni di euro (compresa la quota dell’11% di Telefonica del valore di 100 milioni). Il piano di alleanza industriale prevede poi un’intesa su tre livelli: pay tv, contenuti e distribuzione.

A2A in rialzo del 4,26% a 1,176 euro
. La società lombarda ha comunicato i risultati del 2015, esercizio chiuso con ricavi per 4,92 miliardi di euro, in flessione dell’1,3% rispetto ai 4,98 miliardi ottenuti nell’esercizio precedente. A2A ha terminato il 2015 con un utile netto di 73 milioni di euro, rispetto al rosso di 37 milioni contabilizzato nell’esercizio precedente. Al netto delle svalutazione degli asset, degli effetti fiscali sulle svalutazioni e degli effetti dell’adeguamento della fiscalità anticipata e differita derivante dalla mutata aliquota IRES prevista dalla Legge di Stabilità 2015 a partire dall’esercizio 2017 l’utile netto ordinario risulta pari a 278 milioni di euro. A fine 2015 l’indebitamento netto era pari a 2,9 miliardi di euro. Il consiglio di amministrazione di A2A ha proposto la distribuzione di un dividendo di 0,041 euro per azione. Inoltre, i vertici di A2A hanno confermato le linee guida del piano strategico per il periodo 2015/2019. La società prevede di raggiungere un margine operativo lordo di 1,3 miliardi di euro nel 2020 (+24,4% rispetto ai risultati 2015). Parallelamente, l’indebitamento finanziario netto è previsto in ulteriore riduzione, al 2020, di oltre 500 milioni di euro rispetto al 2015 a fronte di maggiori investimenti e dividendi. Il management ha confermato la crescita dei dividendi attesi; dopo l’aumento del dividendo degli esercizi 2014 e 2015 è attesa una crescita a 7,5 centesimi/azione dal 2019.

Dalle comunicazioni giornaliere fornite dalla Consob si apprende che il 5 aprile AKO Capital ha incrementato la posizione corta su Saipem (+1,94% a 0,316 euro), portandola dallo 0,73% allo 0,82%. 

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