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Le banche mandano in rosso il FTSEMib

Venerdì l'EBA ha pubblicato i risultati degli stress test su IntesaSanpaolo, Unicredit, UBI Banca e BancoBPM: come nelle attese hanno tutte superato l'esame

di Edoardo Fagnani 5 nov 2018 ore 18:34

Avvio di settimana debole per Piazza Affari: i principali indici di Borsa Italiana hanno registrato ribassi frazionali. Il focus è rimasto sui titoli del settore bancario dopo i risultati degli stress test condotti dall’EBA. Generali Investments ha ricordato che le elezioni di mid-term negli Stati Uniti in programma domani, rappresentano l'evento politico chiave della settimana. “I mercati anticipano un Congresso diviso, nel qual caso assisteremo a poche iniziative legislative significative”, hanno precisato gli esperti.

Il FTSEMib ha terminato la giornata con un ribasso dello 0,56% a 19.281 punti, dopo aver oscillato tra un minimo di 19.280 punti e un massimo di 19.397 punti. Il FTSE Italia All Share ha subito un calo dello 0,54%. Variazioni frazionali per il FTSE Italia Mid Cap (-0,34%) e per il FTSE Italia Star (-0,24%). Nella seduta odierna il controvalore degli scambi è sceso a 1,63 miliardi di euro, rispetto ai 2,21 miliardi di venerdì; oggi sono passate di mano 765.803.851 azioni (1.131.703.462 nella seduta di venerdì). Su 384 titoli trattati, 220 hanno registrato una performance negativa, mentre i rialzi sono stati 145; invariate le restanti 19 azioni.

L’euro è risalito a 1,14 dollari; alle 17.30 il bitcoin si confermava sotto quota 6.500 dollari (poco più di 5.500 euro).

 

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mercato-scende_1Bancari in rosso. Venerdì l'EBA, European Banking Authority, ha pubblicato i risultati degli stress test sui principali istituti bancari europei. Le banche italiane sotto esame sono state quattro: IntesaSanpaolo (-1,51% a 1,9762 euro), Unicredit (-1,8% a 11,588 euro), UBI Banca (-0,99% a 2,798 euro) e BancoBPM (-2,14% a 1,7322 euro). Come nelle attese hanno tutte superato l'esame.

Nel dettaglio, per IntesaSanpaolo lo stress test nello scenario avverso indica per il 2020 un CET1 ratio al 10,4%, passando per un 10,8% al 2018 e un 10,64% per il 2019. Il dato della situazione al 2017 è stato ridefinito al 13,24%. L’istituto guidato da Carlo Messina si risulta tra i più solidi a livello europeo. Per Unicredit il CET1 ratio in condizioni avverse si riduce dal 12,8% ridefinito al 2017 al 9,34% nel 2020, passando per il 10,31% nel 2018 e il 9,58% nel 2019. Per UBI Banca il test indica nello scenario avverso un CET1 ratio all'8,32% nel 2020, passando per il 9,76% nel 2018 e il 9,25% nel 2019. Il dato della situazione al 2017 è stato per l'istituto di Victor Massiah ridefinito all'11,7%. Per BancoBPM, infine, la simulazione porta a un CET1 ratio dell'8,47% nello scenario avverso al 2020 dal 13,94% ridefinito al 2017. I tassi simulati al 2018 e al 2019 indicano rispettivamente CET1 ratio del 9,93% e del 9,4%. A questo proposito Il Sole24Ore di domenica 4 novembre ha intervistato Giuseppe Castagna, amministratore delegato di BancoBPM. Il manager ha ricordato che le simulazioni dell’EBA, basate su dati di fine dicembre 2017, non ha tenuto conto del piano di derisking da 5 miliardi realizzato a giugno 2018. Intanto, dopo la diffusione dei risultati degli stress test gli analisti di Goldman Sachs hanno tagliato da 19,7 euro a 17,2 euro il target price su Unicredit, in seguito alla riduzione delle stime per i prossimi trimestri; tuttavia, gli esperti hanno confermato l’indicazione di acquisto delle azioni. Per lo stesso motivo la banca d’affari ha ridotto il prezzo obiettivo sul BancoBPM e su UBI Banca, portandolo rispettivamente a 2 euro e a 2,8 euro; gli analisti hanno confermato il giudizio “neutrale” su entrambe le banche. Bocciatura completa, invece, per IntesaSanpaolo; Goldman Sachs ha sforbiciato da 2,7 euro a 1,95 euro il target price sull’istituto guidato da Carlo Messina anche in questo caso in seguito al taglio delle stime per i prossimi trimestri; gli esperti hanno anche peggiorato il giudizio: ora gli esperti consigliano la vendita delle azioni.

Performance peggiore per BPER Banca che ha registrato una flessione del 3,44% a 3,394 euro, dopo una sospensione per eccesso di ribasso. Gli analisti di Goldman Sachs hanno tagliato il prezzo obiettivo sull’istituto, portandolo da 4,1 euro a 3 euro, in seguito alla riduzione delle stime per i prossimi trimestri. Gli esperti hanno anche peggiorato il giudizio e ora consigliano di vendere le azioni.

Chiusura positiva, invece, per il Monte dei Paschi di Siena (+1,01% a 1,553 euro). Gli analisti di Goldman Sachs hanno tagliato 2,8 euro a 1,6 euro il target price sull’istituto senese, in seguito alla riduzione delle stime per i prossimi trimestri; gli esperti hanno confermato il rating “Neutrale”.

 

Fiat Chrysler Automobiles ha guadagnato l’1,19% a 14,342 euro. Il Ministero dei Trasporti ha comunicato che nel mese di ottobre 2018 in Italia sono state immatricolate poco meno di 147mila vetture, il 7,4% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Fiat Chrysler Automobiles ha fatto decisamente peggio del mercato. Lo scorso mese le immatricolazioni del gruppo sono state pari a circa 34.500 unità, il 16,8% in meno rispetto a settembre del 2017.

Chiusura negativa per Ferrari (-1,06% a 103,15 euro), dopo la diffusione dei risultati trimestrali. Il Cavallino Rampante ha chiuso i primi nove mesi del 2018 con ricavi per 2,57 miliardi di euro, in linea con i conti dello stesso periodo dello scorso anno. L’utile netto si è attestato a 596 milioni, in miglioramento del 49% rispetto ai 401 milioni dei primi nove mesi del 2017; su base adjusted l’utile è stato pari a 454 milioni, in salita del 14% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ferrari ha confermato le sue stime sull’intero 2018. La guidance Ferrari 2018 prevede consegne superiori alle 9mila unità (incluse le hypercar), ricavi netti superiori ai 3,4 miliardi di euro, un margine operativo lordo adjusted pari o superiore agli 1,1 miliardi e un indebitamento industriale netto, a fine 2018, sotto i 350 milioni di euro.

 

Generali ha ceduto lo 0,42% a 14,325 euro. Gli analisti di Banca Akros hanno ridotto da 17,4 euro a 16,5 euro il target price sulla compagnia assicurativa, in seguito al taglio delle stime sulla redditività per il triennio 2018/2020. Tuttavia, gli esperti hanno migliorato il giudizio, portandolo da “Neutrale” ad “Accumulate”, dopo il calo subito dal titolo negli ultimi cinque mesi: la quotazione di generali è passata dai 17,055 euro del 24 maggio ai 14,385 euro della chiusura di venerdì 2 novembre.

 

Male STM (-3,91% a 13,27 euro), penalizzata dalla forte correzione subita da Apple nelle ultime due sedute.

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