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Il FTSEMib rimbalza (finalmente!)

L'indice ha registrato un rialzo superiore al punto percentuale (dopo quattro cali consecutivi), mentre Parigi e Francoforte hanno terminato la seduta con variazioni frazionali

di Edoardo Fagnani 26 feb 2020 ore 17:48

Elevata volatilità per i maggiori indici di Borsa Italiana e per le principali piazze finanziarie europee, dopo la forte correzione subita nelle ultime giornate: il FTSEMib ha registrato un rialzo superiore al punto percentuale (dopo quattro cali consecutivi), mentre Parigi e Francoforte hanno terminato la seduta con variazioni frazionali. "L'incertezza, il peggior nemico degli investitori, domina ancora i mercati di tutto il mondo, esercitando una forte pressione sulle attività a rischio", ha segnalato Pierre Veyret – analista tecnico di ActivTrades. È proseguita la tre giorni di aste di titoli di stato italiani; in mattinata il Tesoro ha collocato il BOT semestrale per un ammontare di 6 miliardi di euro: il rendimento è rimasto negativo.

mercato-positivo_2Il FTSEMib ha guadagnato l’1,44% a 23.423 punti, dopo aver oscillato tra un minimo di 22.638 punti e un massimo di 23.600 punti. Il FTSE Italia All Share ha registrato un progresso dell’1,4%. Segno più anche per il FTSE Italia Mid Cap (+1,22%) e per il FTSE Italia Star (+0,93%). Nella seduta del 26 febbraio il controvalore degli scambi è salito 4,11 miliardi di euro, rispetto ai 3,88 miliardi di martedì; sono passate di mano 1.071.292.557 azioni (948.205.798 nella seduta di martedì). Su 433 titoli trattati, 244 hanno registrato una performance negativa, mentre i rialzi sono stati 186; invariate le restanti tre azioni.

L’euro ha sfiorato gli 1,09 dollari, mentre il bitcoin è scivolato sotto i 9.000 dollari (poco più di 8.000 euro).

Lo spread Btp-Bund ha oscillato intorno ai 150 punti.

 

Sulle montagne russe i titoli del settore bancario, che riescono comunque, a chiudere con buoni rialzi.

UBI Banca ha registrato un progresso dell’1,82% a 3,972 euro. Secondo quanto scritto su MF potrebbe crescere il peso del CAR, il Comitato Azionisti di Riferimento, nell'azionariato dell'istituto. I soci storici riuniti in una formazione che blinda il 17,7% del capitale "potrebbero arrotondare la propria quota grazie all'adesione di un investitore istituzionale di peso". Secondo il quotidiano finanziario "l'obiettivo è compensare la recente fuoriuscita della famiglia Bosatelli (che ha venduto 1,1 milioni di azioni nell'ambito di un riassetto societario) e portarsi così vicino al 20%". Intanto, gli analisti di Exane BNP Paribas hanno migliorato il giudizio su UBI Banca, portandolo ad “Outperform” (farà meglio del mercato), apprezzando l’offerta pubblica di scambio promossa da IntesaSanpaolo (+2,19% a 2,381 euro) sull’istituto. Secondo gli esperti, l’operazione consentirà agli azionisti di UBI Banca di ottenere maggiori dividendi nel periodo 2020/2023, oltre a poter contare su una banca maggiormente profittevole. Gli analisti hanno fissato un target price di 4,9 euro su UBI Banca, sulla base del rapporto di scambio di 1,7 indicato da IntesaSanpaolo (il prezzo obiettivo sull’istituto guidato da Carlo Messina è di 2,9 euro). La stessa banca d’affari ha confermato il giudizio “Outperform” su IntesaSanpaolo, segnalando che l’acquisizione di UBI Banca incrementerà l’utile per azione nell’ordine del 4-5%, oltre a blindare i dividendi nel biennio 2020/2021. Allo stesso tempo IntesaSanpaolo potrà procedere con operazioni di derisking, senza intaccare i parametri di capitale.

Gli analisti di Exane BNP Paribas hanno migliorato anche il giudizio su BPER Banca (+2,21% a 3,925 euro), portandolo da “Neutrale” ad “Outperform”; tuttavia, gli esperti hanno ridotto da 5,3 euro a 5 euro il target price sulla banca, in seguito alla revisione dei parametri di valutazione dell’istituto (maggiore costo del capitale). Secondo gli esperti, l’aumento di capitale per finanziare l’acquisizione delle filiali messe in vendita da IntesaSanpaolo dovrebbe collocarsi tra i 750 e gli 800 milioni di euro e potrebbe prendere il via in autunno.

 

Seduta brillante per Saipem (+4,93% a 3,596 euro). Il consiglio di amministrazione della società ha approvato i risultati finanziari preliminari dell’esercizio 2019, chiuso con ricavi per 9,1 miliardi di euro, in aumento del 6.7% rispetto agli 8,53 miliardi ottenuti l’anno precedente. Il risultato netto è tornato positivo per 12 milioni di euro, rispetto al rosso di 472 milioni di euro contabilizzato nel 2018; l’utile netto adjusted è stato pari a 165 milioni di euro. A fine 2019 l’indebitamento netto era pari a 1,08 miliardi di euro, in calo rispetto agli 1,16 miliardi di inizio anno. I vertici di Saipem hanno fornito anche le previsioni finanziarie per il 2020: il management prevede di chiudere l’esercizio in corso con ricavi per circa 10 miliardi di euro e un margine operativo lordo adjusted di oltre 1,1 miliardi di euro. Infine, il consiglio di amministrazione di Saipem ha deliberato di proporre la distribuzione di un dividendo 2020 (relativo all’esercizio 2019), di 0,01 euro per azione ordinaria e di risparmio.

 

Rally di Fiat Chrysler Automobiles (+4,6% a 11,776 euro). Il consiglio di amministrazione ha deciso che proporrà all’assemblea dei soci la distribuzione di un dividendo per ogni azione ordinaria pari a 0,7 euro. Ai valori di chiusura di martedì 25 febbraio (11,266 euro), il dividend yield - ossia il rendimento del dividendo sul prezzo dell'azione - era pari a circa il 6,2%. Intanto, il colosso francese PSA (prossimo all’integrazione con Fiat Chrysler Automobiles) ha comunicato i risultati dell’esercizio 2019, chiuso con ricavi in aumento dell’1% e un utile netto in miglioramento di oltre il 13%.

 

Ottima performance anche per Telecom Italia TIM (+3,51% a 0,5283 euro). Secondo quanto riportato da alcune agenzie stampa il 27 febbraio potrebbe riunirsi un CdA della compagnia telefonica per valutare l’offerta del fondo KKR sulla rete in rame e fibra ottica. Intanto, il ministro dell'Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, ha dichiarato che il Governo incoraggia un costruttivo confronto tra le parti per delineare le condizioni per integrare le infrastrutture, potenziare e ottimizzare gli investimenti, andando incontro alle aspettative del sistema Paese nel dar vita a una infrastruttura integrata, aperta a tutti gli operatori.

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