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Petroliferi e bancari mandano in rosso Borsa Italiana

Il maggiore indice di Borsa Italiana, il FTSEMib, ha cambiato direzione più volte nel corso della giornata. Chiusura in calo rilevante per i titoli bancari e petroliferi

di Edoardo Fagnani 24 apr 2020 ore 17:48

mercato-rossoIl maggiore indice di Borsa Italiana, il FTSEMib, ha cambiato direzione più volte nel corso della giornata chiudendo le contrattazioni con un calo. Chiusura in ribasso rilevante per i titoli del comparto bancario, nessuno escluso. Male anche i petroliferi. Andamento in rosso anche per le altre piazze europee.

Secondo Pierre Veyret – analista tecnico di ActivTrades gli investitori avrebbero perso l'appetito per beni più rischiosi dopo che una serie di dati economici deboli ha diffuso preoccupazioni sulla gravità dell'impatto economico del coronavirus. "Più specificamente, i dati sulla disoccupazione statunitense e i numeri deludenti sull'attività del settore privato dell'UE hanno indotto gli investitori a incassare eventuali profitti e limitare la loro esposizione prima del fine settimana", ha evidenziato l'esperto. Gli analisti di IntesaSanpaolo hanno segnalato che il Consiglio Europeo ha dato via libera alle tre misure di sostegno concordate dall’Eurogruppo, dando indicazione di renderle operative entro il 1° giugno: si tratta della linea di credito PCS del MES, del fondo europeo di garanzia per la BEI e del fondo SURE della Commissione Europea per rifinanziare i meccanismi di sicurezza sociale. "Il Consiglio Europeo ha dato assenso in linea di principio a continuare i lavori sul Recovery Fund, incaricando la Commissione Europea di disegnare una proposta operativa che gli Stati membri possano poi discutere", hanno aggiunto gli esperti. Dopo la chiusura del mercato S&P Global fornirà l’aggiornamento in merito al rating del debito sovrano dell’Italia.

Così in chiusura il FTSEMib ha lasciato sul terreno lo 0,89% a 16.859 punti, dopo aver oscillato tra un minimo di 16.640 punti e un massimo di 17.155 punti. In calo anche il FTSE Italia All Share, in ribasso dello 0,81%. Variazioni frazionali negative anche per il FTSE Italia Mid Cap (-0,25%) e il FTSE Italia Star (-0,29%).

Nella seduta del 24 aprile il controvalore degli scambi è sceso a 1,47 miliardi, dagli 1,7 miliardi di euro, di giovedì; sono passate di mano 513.226.476 azioni (557.897.572 nella seduta precedente). Su 424 titoli trattati, 250 hanno registrato una performance negativa, mentre i segni positivi sono stati 145; invariate le restanti 29 azioni.

L’euro è tornato oltre gli 1,075 dollari.

Lo spread Btp-Bund si è ristretto a 238 punti.

 

Complessivamente in ribasso i titoli del settore bancario.

In decisa flessione UniCredit (-3,07%). Secondo quanto riportato da MF l'istituto avrebbe aperto il dossier sul business dei pagamenti, "per valutare tutte le opzioni in un momento in cui, complici anche la crisi sanitaria e il lockdown, i canali digitali stanno diventando sempre più importanti per il sistema bancario". Il quotidiano finanziario ha evidenziato che attualmente UniCredit gestisce internamente l'intero business di connessione dell'esercente al sistema di pagamenti digitali e che, da qualche anno, è stata esternalizzata a SIA l'attività di processing.

In rosso anche IntesaSanpaolo (-2,93%). Il Sole24Ore ha analizzato i numeri dell'acquisizione di UBI Banca (-2,55%). L'avviamento negativo, chiamato anche badwill, che il gruppo di Carlo Messina potrebbe dover registrare a bilancio se l'ops - come nelle intenzioni dell'istituto - fosse perfezionata, salirebbe da 2,88 a 4 miliardi di euro.

Male anche BPER Banca (-4,16%) e BancoBPM (-3,63%).

 

I titoli del settore petrolifero sono rimasti sotto i riflettori.

Male ENI (-2,62%%), dopo la diffusione dei risultati del primo trimestre del 2020, chiuso con ricavi pari a 13,87 miliardi di euro, in flessione del 25% rispetto ai 18,54 miliardi di euro dello stesso periodo dell’anno precedente. L’utile operativo adjusted è stato pari a 1,31 miliardi di euro, in contrazione del 44% rispetto ai 2,35 miliardi dei primi tre mesi del 2019. Nel trimestre ENI ha registrato una perdita netta di 2,93 miliardi di euro, rispetto all’utile di 1,09 miliardi contabilizzato nello stesso periodo dello scorso anno. A livello adjusted l’utile netto è sceso da 992 milioni a 59 milioni di euro. La produzione di idrocarburi del trimestre è stata pari a 1,77 milioni di barili equivalenti al giorno, in calo del 3,6%. Sulla base di questi risultati e del nuovo scenario di riferimento, ENI ha definito le proprie risposte allo scenario di crisi in atto rivedendo il piano industriale per il 2020 e il 2021 con l’obiettivo di salvaguardare la solidità del proprio bilancio. A questo proposito il management ha aggiornato le previsioni del prezzo Brent riducendole a 45 e a 55 dollari al barile per il 2020 e per il 2021. Intanto, il consiglio di amministrazione di ENI ha deliberato la possibile emissione di uno o più prestiti obbligazionari, da collocare presso investitori istituzionali, per un ammontare complessivo non superiore a 4 miliardi di euro o equivalente in altra valuta, da emettersi in una o più tranches entro il 31 marzo 2022.

Male anche Saipem (-3,81%).

 

In calo Fiat Chrysler Automobiles (-2,07%). Secondo quanto riportato da alcune agenzie il sindacato statunitense UAW sarebbe contrario alla riapertura degli impianti produttivi a inizio maggio.

 

Telecom Italia TIM ha registrato una flessione del 2,71%. L’assemblea degli azionisti della compagnia telefonica ha approvato il bilancio dell’esercizio 2019, chiuso con un utile netto di 382 milioni di euro. I soci hanno deliberato di assegnare un dividendo di 0,01 euro per le azioni ordinarie e di 0,0275 euro per i titoli di risparmio; le cedole saranno staccate lunedì 22 giugno 2020.

 

Balzo di Terna (+4,21%).

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