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Il FTSEMib affonda sotto i 23mila punti!

Seduta decisamente negativa e caratterizzata da un forte aumento della volatilità. Chiusura negativa per le azioni Juventus FC. In rosso i bancari. In forte rialzo CIR

di Edoardo Fagnani 2 dic 2019 ore 17:56

I maggiori indici di Borsa Italiana e le principali borse europee hanno iniziato la settimana e il mese di dicembre con una seduta decisamente negativa e caratterizzata da un forte aumento della volatilità. Le piazze del Vecchio Continente sono state penalizzate dall’avvio negativo di Wall Street, dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha minacciato l’intenzione di procedere con l’introduzione di nuovi dazi su acciaio e alluminio prodotti in Brasile e in Argentina.

milano-negativaIl FTSEMib ha terminato la seduta con una flessione del 2,28% a 22.729 punti, dopo aver oscillato tra un minimo di 22.698 punti e un massimo di 23.403 punti. Il FTSE Italia All Share ha ceduto il 2,19%. Segno meno anche per il FTSE Italia Mid Cap (-1,61%) e per il FTSE Italia Star (-2,02%). Nella seduta odierna il controvalore degli scambi è balzato a 2,87 miliardi di euro, rispetto agli 1,86 miliardi di venerdì; sono passate di mano 679.442.363 azioni (588.134.152 nella seduta di ieri). Su 430 titoli trattati, 304 hanno registrato una performance negativa, mentre i rialzi sono stati 96; invariate le restanti trenta azioni.

L’euro ha sfiorato gli 1,11 dollari, mentre il bitcoin è sceso sotto i 7.500 dollari (circa 7.000 euro).

Lo spread Btp-Bund si è attestato poco sopra i 160 punti.

 

Giornata negativa per le azioni Juventus FC (-0,55% 1,264 euro), nel giorno in cui ha preso il via l’aumento di capitale da 300 milioni di euro. Il prezzo di chiusura di venerdì 29 novembre, pari a 1,38 euro, è stato rettificato a 1,271 euro, mentre il prezzo iniziale dei diritti (-8,34% a 0,1 euro) è stato fissato a 0,1091 euro. Nel prospetto informativo predisposto per l'operazione il club bianconero ha segnalato che l'aumento costituisce una delle azioni previste dal piano di sviluppo per i prossimi esercizi. In particolare, circa la metà dei proventi netti (295,5 milioni di euro) saranno destinati a rimborsare debiti e finanziare impegni già assunti ovvero da assumere nei prossimi dodici mesi (pari a 148 milioni). Per la parte residua, i proventi netti saranno destinati al finanziamento delle ulteriori azioni previste dal piano stesso.

 

I titoli del settore bancario si sono allineati al trend negativo di Piazza Affari.

In flessione di oltre un punto e mezzo percentuale UniCredit (-1,54% a 12,368 euro), alla vigilia della presentazione del piano industriale. Secondo quanto scritto su Milano Finanza il piano Unicredit punterà "alla crescita dei margini e al contenimento dei costi, a perimetro costante". Grande spazio avranno le manovre di riacquisto di azioni proprie, le sfide della tecnologia e la valorizzazione dell'estero con la subholding. Uno dei nodi principali sarà quello dei ricavi perché "fare credito costa molto capitale e rende poco". Inoltre, UniCredit ha comunicato di aver semplificato ulteriormente la struttura del gruppo, riducendo la partecipazione in Yapi Kredi Bank a una percentuale del 31,93%.

Monte dei Paschi di Siena ha ceduto il 2,98% a 1,431 euro. La Repubblica nel week-end ha scritto che l'Unione Europea avrebbe detto no al piano del Tesoro di cedere i 10 miliardi di euro di sofferenze dell'istituto senese al gestore pubblico Amco, in quanto l'operazione potrebbe essere considerata un aiuto di stato. Di conseguenza, sfumerebbe il piano del Tesoro "per la privatizzazione soft del Montepaschi". Torna così d'attualità la cessione secca dell'istituto. Un'eventualità che avrebbe già due candidati: i fondi Fortress e Varde. Che però chiedono "una garanzia del Tesoro sui rischi legali per il contenzioso residuo degli scandali".

 

Il rialzo dello spread ha fatto scattare le vendite anche sulle utilities.

Spicca il ribasso registrato da Enel (-3,66% a 6,605 euro).

Performance peggiore per Italgas (-4,35% a 5,456 euro). La società ha avviato un’offerta di acquisto rivolta ai portatori di due titoli obbligazionari con scadenza nel 2022 e nel 2024 a valere sul proprio programma Euro Medium Term Note. Contestualmente, la società ha lanciato sul mercato una nuova emissione obbligazionaria a tasso fisso i cui proventi saranno utilizzati, in tutto o in parte, per il riacquisto degli strumenti oggetto dell'offerta di acquisto.

 

Atlantia ha lasciato sul terreno il 2,36% a 19,645 euro, dopo la correzione subita la scorsa settimana. L’agenzia Fitch ha messo sotto osservazione il rating sulla concessionaria per un possibile peggioramento, in seguito alla possibilità che il governo decida di rivedere l'intero sistema delle concessioni.

 

In rosso anche STM (-2,29% a 21,79 euro). Il gruppo italofrancese ha comunicato di avere acquisito il controllo del 100% della svedese Norstel (azienda produttrice di fette in carburo di silicio). In particolare, a seguito della transazione iniziale annunciata a febbraio 2019, STM ha esercitato l'opzione per acquisire la quota restante del 45%.

 

CIR ha terminato la giornata con un rialzo del 9,92% a 1,176 euro, mentre GEDI è rimasta sospesa dalle contrattazioni per l’intera seduta. La holding ha ufficializzato che sono in corso discussioni con EXOR concernenti una possibile operazione di riassetto dell’azionariato di GEDI che condurrebbe all’acquisizione del controllo della società editoriale da parte della holding di casa Agnelli. CIR ha aggiunto che lunedì 2 dicembre è stato convocato un consiglio di amministrazione per l’esame della possibile operazione. Secondo quanto scritto su Il Sole24Ore di domenica EXOR potrebbe lanciare un’Opa su GEDI per poi procedere con il delisting delle azioni della società editoriale da Piazza Affari. Il quotidiano finanziario ha aggiunto che EXOR non sarebbe intenzionata a procedere con uno spezzatino delle attività di GEDI (vendita del quotidiano La Repubblica o scorporo delle attività radiofoniche).

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