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Milano nervosa. Banche incerte, tonfo di Mediaset

I principali indici di Borsa Italiana hanno terminato la seduta in rosso. Non è piaciuta la trimestrale del gruppo del Biscione. Male anche Fincantieri e Astaldi

di Edoardo Fagnani 11 nov 2015 ore 17:47

Giornata nervosa per Piazza Affari e le principali borse europee; i principali indici di Borsa Italiana hanno terminato la seduta in rosso, mentre Parigi e Francoforte sono salite. Intanto, in mattinata il Tesoro ha collocato un BOT annuale per un ammontare di 6 miliardi di euro; il rendimento è diventato negativo e pari al -0,03%. A Piazza Affari spicca il pesante ribasso subito da Mediaset, dopo la diffusione dei risultati trimestrali. Spunti importanti tra i bancari, dove si segnala il rialzo messo a segno dal Banco Popolare e da BPM. Giornata negativa, invece, per Fincantieri e Astaldi.
Il FTSEMib è sceso dello 0,26% a 22.385 punti, mentre il FTSE Italia All Share ha ceduto lo 0,18% a 24.114 punti. A due velocità il FTSE Italia Mid Cap (+0,48%) e il FTSE Italia Star (-0,04%). Nella seduta odierna il controvalore degli scambi è salito a 2,91 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 2,54 miliardi di ieri. Su 328 titoli trattati, 163 hanno terminato la giornata con un rialzo, mentre i segni meno sono stati 144. Invariate le restanti 21 azioni.
L’euro è risalito a 1,075 dollari. L’oro si è portato a 1.085 dollari.

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milano_3Mediaset ha subito un tonfo del 9,45% a 4,272 euro. Il gruppo del Biscione ha chiuso i primi nove mesi del 2015 con ricavi pari a 2,41 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 2,38 miliardi dello stesso periodo del 2014. Il risultato netto ha registrato un miglioramento, registrando un rosso di 35,8 milioni di euro, dalla perdita di 46,8 milioni di euro dei primi nove mesi del 2014. Per quanto riguarda la parte finale dell'anno il management ha dichiarato di aver registrato in ottobre un andamento dei ricavi caratteristici in linea con i risultati positivi dei mesi precedenti. Non si sono fatte attendere le indicazioni delle banche d’affari su Mediaset, dopo la diffusione dei risultati trimestrali. Equita sim ha tagliato da 5,1 euro a 4,7 euro il target price sul gruppo del Biscione, in seguito alla riduzione della stima sull’utile per azione per l’esercizio in corso. Gli esperti hanno anche peggiorato da “Buy” (acquistare) a “Hold” (mantenere) il giudizio. Indicazione simile da Goldman Sachs e da HSBC, che hanno portato il rating da “Buy” a “Neutrale” il rating. Le due banche d’affari hanno anche sforbiciato il prezzo obiettivo, portandolo rispettivamente a 4,8 euro e a 4,9, in seguito alla riduzione delle stime sulla redditività per il 2016. NatIxis e Kepler Cheuvreux si sono limitate a tagliare il target price su Mediaset, portandolo rispettivamente a 5,1 euro e a 5 euro; tuttavia, le due banche d’affari hanno confermato l’indicazione di acquisto delle azioni. Barclays, invece, ha ridotto da 4 euro a 3,9 euro il prezzo obiettivo sul gruppo del Biscione, ribadendo il rating “Underweight” (sottopesare). S&P Equity si è limitata a ridurre le stime sull’utile per azione per il biennio 2015/2016, in seguito all’andamento deludente del mercato italiano. Gli esperti hanno confermato il prezzo obiettivo di 3,8 euro e l’indicazione di vendere con decisione le azioni.

Anche i bancari sono stati tra i protagonisti di giornata. Ieri Moody’s ha alzato da "negativo" a "stabile" l’outlook del sistema bancario italiano, sulle prospettive di un miglioramento della redditività nel biennio 2015/2016.  
Segno meno per Unicredit (-0,08% a 5,915 euro). L’istituto ha chiuso i primi nove mesi del 2015 con un utile netto di 1,5 miliardi di euro, in calo del 16,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il risultato comprende circa 400 milioni di componenti straordinari legate ad alcuni accantonamenti. L'utile netto nel terzo trimestre è stato pari a 507 milioni di euro, in calo del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tuttavia, il dato è stato migliore delle attese degli analisti. A fine settembre 2015 il totale dell’attivo si è attestato a 873,5 miliardi di euro, in calo di 1,3 miliardi di euro su base trimestrale. Il CET1 ratio transitional pro-forma si è attestato al 10,53%, in salita di un punto base su base trimestrale.
UBI Banca ha registrato una flessione del 2,47% a 6,515 euro. L’istituto ha chiuso i primi nove mesi dell’anno con proventi operativi netti a 2,47 miliardi di euro, in diminuzione del 3,5% su base annua rispetto ai 2,56 miliardi di euro dello stesso periodo dell’anno precedente. Il periodo si è chiuso con un utile netto di 162 milioni, in crescita dell’8,1% rispetto ai 149,8 milioni dei primi nove mesi del 2014. Gli indici patrimoniali a fine settembre 2015 evidenziano un CET 1 ratio “phased in” pari al 13% rispetto al 12,33% di fine 2014. Sempre a fine settembre, gli impieghi verso la clientela ammontavano a 83,8 miliardi di euro.
In rialzo, invece, il Banco Popolare (+3,88% a 13,39 euro). L’istituto ha chiuso i primi nove mesi del 2015 con un utile netto pari a 349,8 milioni di euro che si contrappone alla perdita di 121,7 milioni registrata nello stesso periodo del 2014. A fine settembre il Common Equity Tier 1 ratio (CET1 ratio), inclusivo dell’utile in corso di formazione dei primi nove mesi, era pari al 12,7%, in crescita rispetto al 12,2% del 30 giugno 2015. Dopo la diffusione dei risultati trimestrali Kepler Cheuvreux ha migliorato il rating sull’istituto, portandolo da “Reduce” (ridurre) a “Hold” (mantenere), dopo il ribasso subito dal titolo negli ultimi tre mesi; tuttavia gli esperti hanno tagliato da 13,2 euro a 12,8 euro il prezzo obiettivo, in seguito alla riduzione delle stime sull’utile per azione per il biennio 2016/2017. Per lo stesso motivo Banca IMI ha sforbiciato da 17,48 euro a 16,89 euro per azione la valutazione sul Banco Popolare; tuttavia, gli esperti hanno migliorato il giudizio e ora consigliano l’acquisto delle azioni. Mediobanca, invece, ha aumentato da 16,8 euro a 16,9 euro il target price sull’istituto, segnalando un miglioramento della qualità dell’attivo. Gli esperti hanno confermato il giudizio “Outperform” (farà meglio del mercato).
In forte progresso anche la Popolare di Milano (+6,54% a 0,9045 euro). Nei primi nove mesi del 2015 l’istituto ha realizzato un utile netto di 202,05 milioni di euro, in flessione del 7,8% rispetto ai 219,26 milioni ottenuti nello stesso periodo dello scorso anno. Il management della banca ha ricordato che il risultato del 2014 comprendeva la plusvalenza della cessione di una quota di Anima Holding, al netto della quale il risultato netto dei primi nove mesi del 2015 risulterebbe in crescita del 70%. A fine settembre il Common Equity Tier 1 era pari all’11,44%. Dopo la diffusione dei risultati trimestrali Kepler Cheuvreux ha migliorato il rating sull’istituto, portandolo da “Reduce” (ridurre) a “Hold” (mantenere); inoltre, gli esperti hanno alzato da 0,83 euro a 0,86 euro il prezzo obiettivo, in seguito all’incremento delle stime sull’utile per azione per il triennio 2015/2017. Indicazione simile da Equita sim, che ha alzato da 1,15 euro a 1,16 euro il target price sulla Popolare di Milano, confermando l’indicazione di acquisto delle azioni.

ENI ha terminato la seduta con un calo dello 0,6% a 14,85 euro. Gli analisti di Banca IMI hanno limato da 15,4 euro a 15 euro il target price sul colosso petrolifero, in seguito alla riduzione delle stime sull’utile per azione per il triennio 2015/2017. Gli esperti hanno confermato l’indicazione di mantenere le azioni in portafoglio.
Snam ha subito una flessione dell’1,25% a 4,746 euro. Berenberg ha alzato da 4,6 euro a 5 euro il target price sulla società, segnalando la sostenibilità della politica dei dividendi. Tuttavia, gli esperti hanno peggiorato da peggiorato da “Buy” (acquistare) a “Hold” (mantenere) il giudizio, in seguito al rialzo messo a segno dal titolo nelle ultime settimane.
Terna ha ceduto lo 0,77% a 4,614 euro. La società ha chiuso i primi nove mesi del 2015 con ricavi per 1,52 miliardi di euro, in aumento del 4,8% rispetto agli 1,45 miliardi ottenuti nello stesso periodo dello scorso anno. L’utile netto è cresciuto a 454,9 milioni di euro, l’8,9% in più rispetto ai 417,8 milioni contabilizzati nei primi nove mesi del 2014, grazie anche al miglioramento del tax rate e all’eliminazione della Robin Hood Tax. Sulla base dell’andamento economico e finanziario dell’azienda nei primi nove mesi del 2015 il management di Terna ha deciso di distribuire un acconto di 0,07 euro sul dividendo relativo all’esercizio 2015.

Campari è salita dello 0,63% a 8 euro. La società ha chiuso i primi nove mesi del 2015 con un utile ante imposte di 178,5 milioni di euro, in aumento del 52,7%, trainato dalla crescita della marginalità e dalla variazione nei proventi e oneri non ricorrenti. Il management si aspetta che il trend di miglioramento della marginalità operativa evidenziato nei primi 9 mesi, possa continuare nella restante parte dell’anno.

Fincantieri ha registrato una flessione del 3,33% a 0,4616 euro. La società ha chiuso i primi nove mesi del 2015 con ricavi per 3,03 miliardi di euro, in aumento del 3,3% rispetto ai 2,94 miliardi ottenuti nello stesso periodo dello scorso anno. In forte calo, invece, il margine operativo lordo, che si è ridotto da 207 milioni a 6 milioni di euro. Di conseguenza, la marginalità è scesa dal 7,1% allo 0,2%. La riduzione dell’EBITDA rispetto ai primi nove mesi del 2014 è dovuta al segmento Shipbuilding per 99 milioni di euro, principalmente riconducibile all’area di business delle navi da crociera, e all’Offshore per 105 milioni di euro, principalmente per effetto della ridotta performance operativa dei cantieri brasiliani della controllata VARD. La società ha terminato il periodo in esame con una perdita di 96 milioni di euro, rispetto all’utile di 42 milioni dei primi nove mesi del 2014. A fine settembre la posizione finanziaria netta era negativa per 506 milioni di euro, in peggioramento rispetto al valore positivo di 44 milioni di inizio anno. Il management ha segnalato che la variazione riflette la dinamica tipica del capitale circolante a pochi mesi dalla consegna di ben 4 navi da crociera (nel primo semestre 2016). Intanto, nel corso della conference call a commento dei risultati trimestrali il direttore finanziario di Fincantieri ha smentito la necessità per l’azienda di procedere con un aumento di capitale, nonostante il forte incremento dell’indebitamento negli ultimi trimestri. Dopo la diffusione dei risultati trimestrali gli analisti di Mediobanca hanno dimezzato il target price sulla società, portandolo da 0,97 euro a 0,48 euro, segnalando che i risultati sono stati peggiori delle attese. Gli esperti hanno anche peggiorato da “Outperform” (farà meglio del mercato) a “Neutrale” il giudizio.

Pesante ribasso anche Astaldi (-17,7% a 6,39 euro). La società ha chiuso i primi nove mesi del 2015 con un utile netto si è attestato a 76,04 milioni di euro, il 25,7% in più rispetto ai 60,51 milioni dei primi nove mesi del 2014. Il dato di periodo ha beneficiato di 34 milioni di euro derivanti dal consolidamento con il metodo del patrimonio netto di alcune partecipazioni. A fine settembre l’indebitamento netto ammontava a 1,16 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 803,85 milioni di inizio anno, in conseguenza alla stagionalità dell’azienda.

 

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