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Bond Argentina, un concambio da valutare: Istruzioni per l’uso

Beppe Scienza, docente di matematica all’Università di Torino e noto esperto in materia bancaria e finanziaria, ha stilato una serie di utili consigli per quei risparmiatori che debbano valutare la proposta di concambio del Governo Argentino. Opinioni magari scomode ma sempre chiare e trasparenti.

di La redazione di Soldionline 10 feb 2005 ore 10:19
Nelle scorse settimane per i lettori di Help Consumatori del Movimento Difesa del Cittadino il Professor Beppe Scienza, docente di matematica all'Università di Torino e noto esperto in materia bancaria e finanziaria, ha stilato una serie di utili consigli per quei risparmiatori che debbano valutare la proposta di concambio del Governo Argentino.

Nell'articolo il Professor Scienza esprime posizioni critiche sulla Task Force Argentina e sulla posizione di alcune associazioni di consumatori rispetto a tale proposta, con la sua consueta chiarezza e trasparenza.

1. ALCUNE PRECISAZIONI

C'è di peggio. Il crac dell'Argentina ha colpito pesantemente quanti vi avevano investito gran parte dei propri risparmi, spesso perché mal consigliati. Non dimentichiamo però che fondi comuni, gestioni e previdenza integrativa causano a circa 9-10 milioni di risparmiatori italiani danni di oltre 20 miliardi di euro ogni anno, rispetto ai 7-8 miliardi di euro del caso Argentina. Anche in percentuale i clienti di alcuni fondi hanno subito perdite maggiori, ovvero dell'85-90%, anche a prescindere dalle perdite fino al 330% subite con May Way e For You del Monte dei Paschi di Siena.

Prevedibilità del crac. Non è vero che già prima del dicembre 2001 gli addetti ai lavori - e in particolare le banche - sapevano che l'Argentina sarebbe fallita. Agli esperti era noto soltanto che si trattava di un investimento rischioso, come d'altronde le obbligazioni del Brasile, del Venezuela, della Turchia, delle Filippine ecc. che invece hanno continuato a godere ottima salute (fino ad adesso).

Responsabilità delle banche. È da valutare caso per caso e comunque accettare la proposta di Buenos Aires non impedisce di far causa all'intermediario nel caso di qualche irregolarità nell'acquisto stesso (impedisce solo di puntare sulla nullità del contratto). È comunque innegabile che comunque le banche avevano maggiore convenienza a vendere fondi, gestioni, polizze ecc. anziché obbligazioni argentine.


2. DAGLI AMICI MI GUARDI IDDIO

La cosiddetta Task Force Argentina (TFA). Di per sé non meriterebbe neppure prendere in considerazione qualunque cosa essa s'inventi, minacci, prometta ecc. per il grave conflitto d'interessi che la squalifica. Finanziata dalle banche italiane, gli serve per far passare in secondo piano le loro colpe. Cosa c'è infatti all'origine di situazioni a volte penosissime, come quella di chi mise tutta la liquidazione in Argentina? Di regola i consigli dissennati, anche se spesso in buona fede, di qualche bancario incompetente.
Inoltre alle banche italiane tirarla per le lunghe, anche senza ottenere nulla. I crac di Argentina, Parmalat ecc. servono come spauracchi per indirizzare i clienti verso il risparmio gestito, da cui deriva gran parte dei loro guadagni (delle banche, non dei clienti!).

Minacce ridicole. Le pressioni rivolte ai risparmiatori per dissuaderli dall'aderire travalicano il limiti della decenza se non del lecito. La TFA allude all'intenzione di chiedere il sequestro degli interessi pagati sulle Nuove Obbligazioni, titoli fra l'altro retti dal diritto inglese o dello Stato di New York. È una minaccia in sé risibile, in grado però di spaventare un risparmiatore non ferrato in materia.

Ugualmente vergognose sono dichiarazioni quale la seguente di Hans Humes copresidente del Global Commitee of Argentina Bondholders (Gcab) secondo cui 'Chi accetterà ora, se ne pentirà successivamente dato che l'Argentina potrebbe venire costretta a fare una seconda offerta migliorativa, che non potrà essere accettata da chi ha sottoscritto la prima'. Con che faccia costui ignora (o finge d'ignorare) che l'Argentina si è impegnata a offrire fino al 2014 le stesse condizioni di nuove offerte a chi ha già aderito?

Gli strafalcioni di Altroconsumo. Dal canto suo la società milanese, attiva nel settore nel consumerismo, non esita a calpestare la logica più elementare, ovvero il principio aristotelico di non contraddizione. A un lettore, preoccupato per la revoca dal listino delle attuali obbligazioni, prima risponde che 'questo è falso' e poi, subito smentendosi, ammette che 'l'Argentina può ritirare le sue obbligazioni dai mercati regolamentati' (Soldi Sette n. 628).

Falsa è piuttosto l'affermazione di Altroconsumo che 'chi aderisce alla conversione rinuncia ad almeno il 75% del valore originario del proprio investimento' (Newsletter di Altroconsumo 27-1-2005). Già rispetto al valore nominale la perdita potrebbe ben inferiore; rispetto poi al 'valore originario del proprio investimento' ci potrà essere addirittura un guadagno.


3. COSA FARE?

Scadenza finale. Il termine ultimo è venerdì 25 febbraio. Ma fondi comuni, compagnie d'assicurazioni ecc. riusciranno ad aderire all'ultimo minuto. Coi clienti normali le banche pretendono, per potersela prendere comoda, la consegna del modulo firmato alcuni giorni o addirittura una settimana prima.

Quanto si recupererà? Anche per i titoli scaduti, l'Argentina non offre soldi, ma altri titoli, a parte i relativi interessi dal 31-12-2003. Questo complica le cose. Per ora sono possibili solo stime di quanto varranno le cosiddette Nuove Obbligazioni dopo l'operazione, cioè ad aprile-maggio. Ragionando su rendimenti dall'8% all'11% si otterrà, tutto compreso, fra i 26 e 39 euro ogni 100 di valore nominale. Libero ovviamente ognuno di incassare tale cifra vendendo i titoli o tenerli invece per alcuni anni o, al limite, fino al rimborso.

Due tipi di obbligazioni. In genere per i risparmiatori italiani l'alternativa più immediata è richiedere Obbligazioni Par o Discount, entrambe in euro. Le Par verranno rimborsate gradualmente dal 2029 al 2038 e pagano interessi mediamente del 2,8% annuo; le Discount verranno rimborsate dal 2024 al 2033 e fruttano interessi del 7,82% annuo, in parte pagati semestralmente e in parte capitalizzati.

Di per sé, a parità di valore nominale, le Discount quoteranno circa il triplo delle Par. Ma ogni 100 euro di Valore di Scambio, in pratica il nominale più gl'interessi maturati fino al 14-12-2001, si possono richiedere (e ottenere) in alternativa:

"100 euro di valore nominale di Obbligazioni Par oppure
"33,7 euro di nominale di Obbligazioni Discount,
il che rende le due opzioni non molto diverse.
Comunque in linea di massima conviene optare per le Par, non per niente contingentate e attribuite in precedenza ai piccoli obbligazionisti, in funzione anche delle adesioni cosiddette 'tempestive' ovvero presentate entro il 4-2-2005. Solo nel caso di rendimenti futuri superiori al 9,4%, converranno le Discount.

Gioco di squadra. Volendo si può anche aspettare sino alla fine, sperando che una scarsa adesione costringa l'Argentina a migliorare l'offerta: è su questo che puntano (o dicono di puntare) gli esponenti del fronte del rifiuto. Ma arrivati agli sgoccioli, la situazione diventerà critica. Potrebbe infatti arrivare una valanga di titoli proprio gli ultimi due giorni, come spesso capita in tali casi, e allora per chi resta fuori sarebbe grigia.

Per la validità dell'offerta non è comunque richiesto nessun quorum di adesioni, contrariamente a quanto affermano molti che blaterano senza competenza e/o in mala fede. Chi consegna per lo scambio le proprie obbligazioni riceverà comunque Nuove Obbligazioni.

Chi resta fuori. La sua sorte è dubbia e dipende anche dalla percentuale di adesioni.

"Se le adesioni saranno altissime, è forte il rischio che l'Argentina effettivamente non gli dia più un soldo, avendo già dichiarato 'che non intende riprendere i pagamenti per nessuna serie di obbligazioni in circolazione' (paragrafo a.3.a.i).
"Altrimenti è molto probabile che venga offerta prima o poi qualche scialuppa di salvataggio: una riapertura dell'offerta, una seconda proposta dopo alcuni mesi poco peggiore della precedente ecc.
"Solo in caso di adesioni molto scarse, è ipotizzabile la proposta di una soluzione simile migliore, valida per i 'dissidenti' ma anche per chi ha aderito, sia per l'impegno esplicito di Buenos Aires (vedasi infra) sia per le conseguenze politiche e giuridiche di una tale immediata inadempienza.

Fare causa all'Argentina. Molte associazioni, vere o finte, incitano a fare causa allo stato argentino. Sono le stesse che in tre anni non hanno cavato un ragno dal buco. Se tanto mi dà tanto, non combineranno nulla neppure nei prossimi tre o trent'anni.

A cosa servirà infatti i rivolgersi a tribunali italiani o americani? Il problema non è vincere le cause, ma riuscire poi a ottenere i soldi dai cugini sudamericani.


4. LE QUATTRO ALTERNATIVE

I rischi del no. Chi non accetta lo scambio corre un forte rischio di trovarsi dopo la chiusura dell'offerta con titoli deprezzati, difficilmente vendibili perché non più quotati e con la prospettiva di non incassare nulla per anni o addirittura per sempre.

I rischi del sì. Sono molto minori, perché comunque dal 1° aprile 2005 (salvo proroghe) verranno consegnate le Nuove Obbligazioni, che saranno facilmente vendibili perché molto liquide. Inoltre c'è una clausola importantissima ma poco nota, per cui 'qualora l'Argentina dovesse lanciare un'offerta di acquisto o scambio entro il 2014' essa s'impegna a permettere la partecipazione anche a chi ha aderito adesso (paragrafo e.1.1). Per cui la decisione di accettare sarà poca eroica, ma è molto prudente.

Vendere le obbligazioni. Consigliato dagli sportellisti di molte banche, è un comportamento non assurdo, ma forse non conveniente; in ogni caso per i due prestiti trattati in Italia la quotazione è garantita solo fino al 22 febbraio.
Chi vende per esempio a 30 euro ogni 100 euro di valore nominale, in pratica scommette che le Nuove Obbligazioni ricevute, una volta sul mercato, varranno meno (cedole arretrate comprese). Chi compra è convinto del contrario. È infatti chiaro che le obbligazioni vendute verranno comunque date all'Offerta di Scambio.

Comprarne altre. Qualcuno pensa: 'Ho in portafoglio parecchia Argentina pagata 100, se ora ne compro a 30 abbasso il prezzo di carico e così riduco la perdita media'. Ebbene, è un ragionamento sbagliato. Comprare ora titoli argentini per darli all'Offerta, può anche avere senso ma solo per tutt'altri altri motivi. Un investitore può per esempio constatare che, per sua fortuna, ha in portafoglio solo l'1% di titoli di stato argentini e decidere di portare al 2% tale quota. Ma non conta nulla quanto abbia pagato i primi: 100 cinque anni fa oppure 27 l'estate scorsa.




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