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Bond Argentina: a che punto siamo?

Coloro che hanno comprato “Tango Bond” sono stati i primi "risparmiatori traditi", vuoi da consigli ingannevoli, vuoi dalla loro inesperienza.Dopo tre anni, qual è la situazione? Alessandro Pedone fa il punto...

di La redazione di Soldionline 28 ott 2005 ore 09:12
I possessori di 'Tango Bond' sono stati, loro malgrado, i precursori della nutrita schiera di risparmiatori traditi che in questi ultimi tempi hanno agitato non poco le acque dei mercati finanziari internazionali.

A quasi tre anni di distanza, cosa possono fare questi risparmiatori per tentare di recuperare parte dei soldi andati in fumo?

Facciamo il punto della situazione.

La Task Force Argentina

Non facendo nulla, sostanzialmente ci si rimette alle trattative in corso fra i rappresentanti dei creditori ed il governo argentino.
Il principale rappresentante dei creditori è un'associazione 'parabancaria' promossa dall'ABI (Associazione Bancaria Italiana). Siamo piuttosto scettici sui risultati che si potranno raggiungere per questa via. Le trattative sono lunghe ed estenuanti e fino ad oggi si parla di circa un 25% di recupero. E' dei primi di Maggio l'ultimo comunicato dell'associazione che annunciava che 'non sono ancora stati avviati gli incontri tra i comitati tecnici delle banche advisor della Repubblica argentina e i rappresentanti dei creditori, che avrebbero dovuto essere fissati entro quindici giorni dalla riunione del 16 aprile a Buenos Aires'.

L'azione legale contro la banca che ha venduto i titoli

Una possibilità da prendere in considerazione riguarda l'azione legale contro l'intermediario che ha venduto i titoli. Non sempre questa strada è adeguata, anche perché un'azione legale presenta sempre dei margini di rischio e comporta l'anticipo delle varie spese.
C'e' da dire, a favore di questa soluzione, che le leggi attualmente in vigore dettano regole molto stringenti per gli intermediari finanziari a favore dei risparmiatori. Molto spesso, purtroppo, queste regole non sono conosciute e vige ancora l'idea che le banche abbiamo i migliori avvocati del monto e che sia impossibile vincere in tribunale contro di loro.
Non è più così.
I criteri generali ai quali gli intermediari finanziari devono attenersi sono sanciti dall'art. 21 del d.lgs.8/98 il quale dice:

1. Nella prestazione dei servizi di investimento e accessori i soggetti abilitati devono:
comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza, nell'interesse dei clienti e per l'integrità dei mercati;
2. acquisire le informazioni necessarie dai clienti e operare in modo che essi siano sempre adeguatamente informati;
organizzarsi in modo tale da ridurre al minimo il rischio di conflitti di interesse e, in situazioni di conflitto,
3. agire in modo da assicurare comunque ai clienti trasparenza ed equo trattamento;
4. disporre di risorse e procedure, anche di controllo interno, idonee ad assicurare l'efficiente svolgimento dei servizi;
5. svolgere una gestione indipendente, sana e prudente e adottare misure idonee a salvaguardare i diritti dei clienti sui beni affidati.

E' importante comprendere che queste disposizioni non sono mere indicazioni programmatiche, ma disposizioni vincolanti e stringenti. La CONSOB ha emanato un regolamento attuativo, avente forza di legge, che specifica nel dettaglio attraverso quali procedure questi principi devono essere applicati
Tra l'altro questo regolamento e' stato oggetto di una recente proposta di modifica (operativa, probabilmente, a partire dal 2004) che renderà ancora piùstringenti questi principi.
Già da adesso, in parole semplice, la banca non può eseguire operazioni finanziarie che siano contrarie al profilo di rischio del cliente a meno che il cliente non abbia autorizzato espressamente a fare l'operazione pur avendo la banca indicato per iscritto che l'operazione e' inadeguata. Questa è una garanzia molto forte per il cliente. La banca, inoltre, non può fare operazioni in conflitto di interesse con il cliente arrecando un danno economico, neppure se ha indicato per iscritto il fatto che l'operazione era in conflitto di interessi.
Una cosa molto importante da sapere è che nella cause di risarcimento danni contro gli intermediari finanziari vige l'inversione dell'onere dalla prova. Spetta cioè all'intermediario finanziario dimostrare di aver agito correttamente seguendo tutte le stringenti disposizioni previste dalla legge e non al cliente dimostrare che la banca non ha esercitato la necessaria diligenza e perizia.
Dal punto di vista legale, questo è uno strumento molto forte nelle mani dei risparmiatori. Strumento del quale la maggioranza ignora l'esistenza.
In sintesi, ripetiamolo, è possibile far causa alla banca in tutti quei casi nei quali la banca ha disposto operazioni contrarie al proprio profilo di rischio (quello che è stato indicato nell'apposito documento o, in assenza di questo, che era desumibile dalle informazioni in possesso della banca) oppure in conflitto di interessi e che, per tale conflitto, hanno arrecato un danno economico che non si sarebbe verificato qualora l'operazione non fosse stata in conflitto di interessi.

Una recentissima sentenza del tribunale di Mantova, proprio sulle obbligazioni Argentine, ha ribadito tutti questi principi rendendo nullo un ordine di circa mezzo miliardi di tango-bond. Chi lo desidera, può leggere la sentenza ed un commento alla stessa sul sito dell'Aduc dedicato alla Tutela del Risparmio a questo indirizzo: http://investire.aduc.it/php/mostra.php?id=82919.

Come dicevamo, per percorrere questa strada non è sufficiente aver acquistato obbligazioni argentina, devono ricorrere le circostanze di inadeguatezza dell'investimento e/o altre presunte violazioni del Testo Unico della Finanza. L'Aduc fornisce un parere legale gratuito a chiunque ne faccia richiesta compilando un questionario pubblicato a questo indirizzo: http://www.investire.aduc.it/php/mostra.php?id=76932

L'azione legale dagli Stati Uniti

Nel mese di Marzo 2004 il tribunale americano ha emesso in un sol colpo ben 44 sentenze di condanna, ordinando alla Repubblica Argentina il pagamento di capitale ed interessi maturati a favore dei ricorrenti.
Tutte le eccezioni proposte dall'Argentina sono state respinte, ed il Giudice Thomas P. Griesa ha ribadito alcuni importantissimi principi:
1. titolari del credito sono i singoli risparmiatori che detengono i titoli (e non invece, come sostenuto dalla Repubblica debitrice, il Trustee);
2. non ha alcuna importanza quando siano stati acquistati i bonds (e quindi se prima o dopo il default);
le sentenze rese dal Tribunale sono immediatamente esecutive.
3. la Repubblica deve pagare capitale ed interessi contrattuali maturati fino alla data della sentenza (ed interessi legali da tale data a quella di pagamento)

Il sistema legale americano è, putroppo, decisamente più efficiente di quello nostrano. In primo luogo esiste il principio di 'summary judgement'. Se un argomento è stato già giudicato, un argomento identico può essere giudicato in modo molto più rapido non entrando più nel merito della questione ma semplicemente analizzando se si tratta di uno stesso caso.
Gli avvocati possono stipulare il così detto 'patto di quota lite', ovvero vengono pagati in percentuale del risarcimento ottenuto.

Tutte queste sono circostanze permettono di ridurre i rischi di un'azione legale contro il governo argentino che, fatto dall'Italia, ci sembra poco praticabile.
Purtroppo non è tutto 'rose e fiori', anche questa strada presenta le sue difficoltà. In primo luogo è praticabile solo per un ristretto numero di titoli. Questo è l'elenco dei codici ISIN dei titoli che prevedono la giurisdizione americana.

XS0043118172
XS0043119147
XS0043120236
XS0043120582
XS0015229908
XS0130278467
XS0086333472
    US040114FB19
    US040114FC91
    US040114GA27
    US040114BL37
    US040114GB00
    USP8055KGV19
    US040114GD65
    US040114GF14
    US040114GG96
    US040114GH79
    US040114AH34
    US040114AN02
    US040114AR16
    US040114AV28
    US040114AW01
    US040114AX83
    US040114BD11
    US040114AZ32
    US040114BC38
    US040114BE93
    US040114BK53


    Secondariamente, dopo aver ricevuto una sentenza esecutiva, è necessario procedere ai pignoramenti dei beni Argentini e per questo passerà certamente del tempo. Inoltre, questa strada è alternativa alla strada della ristrutturazione 'bonaria' proposta dalla Task Force Argentina. La stipula di un patto di quota lite, infatti, comporta che lo studio legale faccia degli investimenti e sostenga delle spese in relazione a ciascun caso; laddove l'investitore decidesse di ritirarsi dalla causa o di abbandonare la procedura, allo studio dovra' essere trasferita -a titolo di compenso- una parte dei titoli corrispondente alla percentuale pattuita in caso di successo.
    Chi volesse maggiori informazioni su questa possibilità può leggere l'articolo pubblicato dall'Aduc a questo indirizzo: http://investire.aduc.it/php/mostra.php?id=82699. Vi è anche la possibilità di compilare un modulo per ricevere dettagliate informazioni sul proprio caso specifico.

    La strada dell'azione legale contro il Governo Argentino dall'Italia

    Questa è l'unica strada che ci sentiamo di sconsigliare per i tempi ed i costi che vi sarebbero da sostenere. Solo di registrazione dell'eventuale sentenza si dovrebbe pagare un costo (3% del totale portato dalla sentenza) superiore ai costi per avviare l'azione dagli stati uniti. Per un confronto più dettagliato fra le due soluzioni si può leggere l'articolo pubblicato dall'Aduc a questo indirizzo: http://investire.aduc.it/php/mostra.php?id=82699

    Conclusioni

    Non sarà né facile né veloce, per i creditori dello stato Argentino uscire da questo 'incubo'.
    Per chi ha importi relativamente contenuti (inferiori ai 15/25.000 euro) e non può fare l'azione dagli Stati Uniti, probabilmente dovrà solo rassegnarsi ed aspettare la ristrutturazione.
    Chi ha investito importi abbastanza consistenti, farà bene a verificare la possibilità di adire le vie legali contro l'intermediario (se ricorrono le condizioni).
    La strada statunitense, quando il titolo lo consente, è percorribile da chiunque visti i limitatissimi costi iniziali.



    Alessandro Pedone

    Responsabile Aduc per la Tutela del Risparmio

    Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.