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Banche popolari italiane. Idea di investimento a elevato potenziale

Un’ipotesi di mercato che negli ultimi quindici anni torna in modo ricorrente alla ribalta, è l’abolizione del voto capitario delle banche popolari italiane

di Redazione Soldionline 22 nov 2012 ore 11:18

Articolo a cura di JCAssociati.it

Un’ipotesi di mercato che negli ultimi quindici anni torna in modo ricorrente alla ribalta, è l’abolizione del voto capitario delle banche popolari italiane.
Nel diritto societario si tratta della regole per cui ogni azionista ha diritto ad un voto, indipendentemente dal numero delle azioni possedute.
Se la banca popolare è una già forma societaria anomala per i paesi industrializzati, il voto capitario per società quotate è da considerarsi ancora più anomalo.
Anche nel 2012 la questione ha avuto valenza di natura politica, con entrambe le fazioni (pro e contro il voto capitario) che si avvalgono di motivazioni teoricamente difendibili.
E’ indubbio che negli ultimi anni nell’universo delle banche popolari quotate ci sono stati numerosi esempi di inefficienza gestionale che, sovente, hanno evidenziato una Corporate Governance non adeguata agli standard richiesti dalle principali borse internazionali.
Il modello popolare ha indubbiamente dei lati positivi, primo tra tutti la copertura capillare del territorio in cui la singola banca è radicata.
Ma proprio per continuare ad essere presenti sul territorio ed essere in grado di supportare efficientemente la clientela, soprattutto se quotati, sarebbe opportuna per questa categoria di istituti di credito una progressiva evoluzione di questa forma societaria, verso forme più al passo con i tempi. Il paradosso infatti è che proprio la quotazione in borsa in alcuni casi ha stravolto il concetto di mutualità del credito sul territorio in quanto, automaticamente, quando una banca comincia a perseguire strategie di crescita non omogenee di fatto affievolisce il radicamento con le sue origini.
Gli investitori stranieri, sicuramente interessati al posizionamento delle banche popolari sul territorio e alla valenza strategica che potrebbero avere all’interno di un possibile fenomeno di maggiore concentrazione settoriale,  come hanno fatto costantemente in passato, continueranno a monitorare attentamente la questione per ritornare ad investire sul comparto nel momento in cui la abolizione, o almeno il ridimensionamento del voto capitario, possa diventare una ipotesi realistica.

Nella presente nota e nelle prossime confronteremo tra loro le banche popolari italiane quotate sia da un punto di vista qualitativo, sia utilizzando i ratio bancari più rappresentativi della situazione patrimoniale.
La situazione reddituale delle banche in questo contesto al contrario non è nostro avviso particolarmente rappresentativa, in quanto l’elevato utile generato dal differenziale di rendimento tra l’LTRO copiosamente concesso dalla Bce e i titoli dell’Eurozona acquistati e consegnati come collaterale, viene utilizzato per aumentare l’accantonamento dei crediti dubbi ancora in aumento come confermato dalla recente trimestrale.

 


La tesi di investimento è che date le enormi perdite, il settore bancario anche alla luce  di una politica monetaria della Bce che dovrà necessariamente essere accomodante nei prossimi anni, potrebbe essere rivalutato dagli investitori.
Le banche popolari in particolare potrebbero infatti essere la classe di investimento più adatta per puntare ad un ritorno dei paesi periferici dell’Eurozona verso una maggiore normalità, ovvero ad un progressivo riattivarsi nei prossimi anni di dinamiche di crescita almeno accettabili.
Le tre note (nelle prime due faremo un commento sintetico delle popolari quotate e nella terza riassumeremo i ratio patrimoniali alla luce della trimestrale del terzo trimestre) avranno perciò l’obiettivo di cercare di inquadrare meglio il settore e, soprattutto, le singole banche potenzialmente in grado di performare meglio della media.

 

Banca Popolare di Sondrio (€4,06)
E’ un gruppo di dimensioni medie rispetto all’universo delle popolari, con circa 300 filiali concentrate sopratutto in Lombardia (218 filiali) e marginalmente nel Lazio (39 filiali).
La Popolare di Sondrio evidenzia crediti deteriorati in percentuale sensibilmente inferiore alla media nazionale. Il rapporto tra sofferenze nette e impieghi è infatti circa il 62% più basso della media.
La raccolta media per filiale, analogamente, è più elevata rispetto ai competitors.
Si tratta nondimeno di una banca atipica in quanto molto ben posizionata sulla raccolta indiretta (addirittura in linea con quella diretta).
La Popolare di Sondrio con una tesi di investimento molto aggressiva, potrebbe addirittura essere paragonata ad un player attivo soprattutto nel risparmio gestito come Banca Generali, valutata strutturalmente su multipli sensibilmente più elevati.

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Bloomberg: grafico della Popolare di Sondrio dalla quotazione

 


Credito Valtellinese (€1,029)
E’ una tra le popolari considerate “grandi”, con oltre 540 filiali.
Si tratta di un gruppo frutto una strategia di acquisizioni che negli anni al Credito Valtellinese ha affiancato il Credito Siciliano e la Cassa di Risparmio di Fano.
La principale criticità in termini di posizionamento è che pur non essendo più “solo” una banca territoriale, non è nemmeno un gruppo uniformemente distribuito sul territorio nazionale, non essendo presente in diverse regioni.
I recenti numeri del terzo trimestre evidenziano una sostanziale stabilità del business ma, al pari dei principali competitors, un peggioramento della situazione creditoria.
Da segnalare operazioni straordinarie come la fusione per incorporazione del controllato Credito Artigiano (che a sua volta aveva assorbito la Cassa di Risparmio di Fano), coerente con l’obiettivo di semplificazione del gruppo precedentemente annunciato nel piano industriale al 2014. Una operazione analoga sarà fatta con il Credito Siciliano con una OPAS che terminerà il 7 dicembre.
Sul fronte patrimoniale evidenziamo un rapporto raccolta/impieghi superiore alla media di settore che potrebbe essere positivo a fronte di un eventuale miglioramento del contesto economico domestico, ma anche il contrario.

 

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Bloomberg: grafico del Credito valtellinese dalla quotazione

Banca Popolare di Spoleto (€1,739)
Una tra le più piccole tra le banche popolari quotate, ha circa 103 sportelli concentrati soprattutto tra Umbria, Lazio e Marche.
Il piano industriale al 2014 dello scorso anno è focalizzato oltre che sulla ricerca dell’efficienza e sul rafforzamento reddituale, soprattutto sulla crescita. La Popolare di Spoleto è infatti tra le pochissime banche italiane che cercherà di aprire o acquisire nuovi sportelli (20 è il numero indicato nel piano industriale).
La raccolta diretta è sbilanciata sul fronte dei titoli, anche se la elevata componente di mutui tra gli impieghi ne riduce complessivamente il rischio.

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Bloomberg: grafico della Popolare di Spoleto dalla quotazione

 


Banca popolare dell’Etruria e del Lazio (€0,798)
Quotato nel 1999 ha 196 sportelli distribuiti essenzialmente nel centro Italia.
Lo scorso marzo ha presentato il nuovo piano industriale con l’obiettivo di continuare il piano di risanamento cominciato il precedente triennio in cui il management aveva migliorato i principali indicatori tra cui il cost/income ratio, gli impieghi sulla raccolta diretta e il tier 1. Obiettivo del piano il rafforzamento patrimoniale, la semplificazione della struttura di gruppo, il contenimento dei crediti dubbi. L’aumento degli impieghi sarà concentrato nei prodotti in partnership a più elevato rendimento e potenzialmente meno rischiosi sul fronte delle insolvenze: credito al consumo, mutui e leasing. 

 


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Bloomberg: grafico della Popolare dell’Etruria e del Lazio dalla quotazione

Banca Popolare di Milano (€0,3685)

E’ una delle banche popolari più grandi avendo acquisito negli anni Banca Akros, la CR di Alessandria, la Popolare di Legnano e la Popolare di Mantova.
Delle circa 769 filiali il 62% è in Lombardia (32% solo a Milano), risultando così potenzialmente la banca posizionata meglio in termini territoriali.
Le recenti vicissitudini del gruppo che lo hanno portato ad una situazione di crisi che ha richiesto una ingente ricapitalizzazione, hanno reso necessaria una discontinuità della Corporate Governance, in una banca dove il principio originario di mutualità e corporativismo era degenerato a favore di logiche non di mercato. Il nuovo management si è trovato a dover risanare un gruppo meno efficiente della media nazionale, sia in termine di costi che di ricavi.
Il completo rinnovo del CDA e del management di prima linea sono a nostro avviso un evento positivo che si tradurrà anche in uno strutturale taglio dei costi.
Il nuovo management farà riferimento ad Andrea Bonomi e alla sua Investindustrial, artefici negli ultimi anni di investimenti redditizi come Ducati e Permasteelisa.
 
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Bloomberg: grafico della Popolare di Milano dalla quotazione

Concludendo:
la semplice osservazione dei grafici delle banche popolari italiane lascia ipotizzare che l’intero settore sia a rischio.
Al contrario riteniamo che l’LTRO concesso finora in due tranche dalla BCE, così come l’abbassamento del livello dei tassi di interesse del mercato interbancario, possano in prospettiva aiutare il settore.
Nell’attuale contesto pesano sicuramente dinamiche economiche poco felici in Italia, che aumentando i crediti deteriorati delle banche e ne riducono la redditività.
Nel caso delle banche popolari nondimeno a parte la ricorrente ipotesi di abolire o comunque di modificare il voto capitario che riporterebbe l’interesse degli investitori esteri e degli hedge funds, dovrebbe continuare a prevalere il principio del radicamento sul territorio che in alcuni casi si è perso a causa della quotazione in borsa.
Una politica monetaria ancora molto accomodante da parte delle principali banche centrali, inclusa la BCE, potrebbe quindi “normalizzare” nuovamente l’universo bancario italiano. Le banche popolari, in un contesto del genere, potrebbero in prospettiva diventare date le valutazioni sul patrimonio e la loro possibile evoluzione a livello strategico, una idea di investimento ad elevato potenziale.

Nella presente nota ci siamo concentrati in una sintesi sulla Banca Popolare di Sondrio, sul Credito Valtellinese, sulla Banca Popolare di Spoleto, sulla Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, sulla Banca Popolare di Milano.
Nella nota successiva che rilasceremo a breve ci focalizzeremo su Ubi Banca, sul Banco Popolare, sulla Banca Popolare dell’Emilia Romagna.
Infine, in una terza e conclusiva nota cercheremo di individuare le più banche più interessanti basandoci su un raffronto dei ratio patrimoniali oltre che su considerazioni di carattere qualitativo.

Banche popolari italiane. Idea di investimento a elevato potenziale (SECONDA PARTE)


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