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Banche in ripresa (ad eccezione di MPS)

di Edoardo Fagnani 12 feb 2016 ore 17:51 Le news sul tuo Smartphone

Giornata decisamente positiva per i bancari.
Ha fatto eccezione il Monte dei Paschi di Siena. L’istituto toscano ha terminato la seduta con un calo del 5,2% a 0,4592 euro, dopo alcune sospensioni per eccesso di ribasso. Elevati i volumi sul titolo, con quasi 150 milioni di azioni passate di mano.
In forte rialzo la Popolare dell’Emilia Romagna (+11,5% a 4,186 euro). Ieri l’istituto ha comunicato i risultati preliminari del 2015, esercizio chiuso con un utile netto (escluse le quote di terzi) di 220,66 milioni di euro, in forte aumento rispetto ai 14,78 milioni ottenuti nell’esercizio precedente, in seguito a minori rettifiche su crediti. A fine 2015 i crediti alla clientela, al netto delle rettifiche, ammontavano a 43,7 miliardi di euro, in flessione dello 0,5% rispetto al valore di inizio anno, ma in aumento dello 0,6% rispetto al dato di fine settembre. Alla stessa data i crediti deteriorati erano scesi del 2,6% a 6,4 miliardi di euro. Il management della Popolare dell’Emilia Romagna ha proposto la distribuzione di un dividendo 2016 (relativo al bilancio del 2015) di 0,1 euro per azione. Dopo la diffusione dei risultati di bilancio gli analisti di Equita sim hanno tagliato da 9,1 euro a 6,5 euro il target price sulla banca, in seguito alla riduzione delle stime sull’utile per azione il triennio 2016/2018; gli esperti hanno confermato l’indicazione di mantenere le azioni in portafoglio.
Performance simile per il Banco Popolare (+11,5% a 7,185 euro). Il numero uno dell’istituto, Pier Francesco Saviotti, ha precisato che non ci sarà un aumento di capitale propedeutico a un’eventuale integrazione con la Popolare di Milano (+8,33% a 0,637 euro).
Segno più per Banca Carige (+0,54% a 0,4454 euro). Ieri l’istituto ligure ha comunicato i risultati preliminari del 2015, esercizio chiuso con una perdita netta di 44,6 milioni di euro, valore che si confronta con il rosso di 543,59 milioni contabilizzato nell’esercizio precedente. A fine anno gli impieghi alla clientela ammontavano a 21,47 miliardi di euro. Alla stessa data i crediti deteriorati lordi a clientela erano pari a 6,8 miliardi di euro. In termini netti questa voce ammontava a 3,9 miliardi. Intanto, dalle comunicazioni giornaliere fornite dalla Consob si apprende che l’11 febbraio Marshall Wace ha incrementato lo “short” su Banca Carige, portandolo dall’1,63% all’1,9%. Lo stesso giorno Oxford Asset Management ha aperto una posizione corta dello 0,5% sull’istituto.
In forte recupero UBI Banca (+10,4% a 3,284 euro). Non si sono fatte attendere le indicazioni delle banche d’affari dopo la diffusione dei dati di bilancio. Equita sim ha tagliato da 6,8 euro a 4,5 euro il target price, in seguito alla riduzione delle stime finanziarie per il triennio 2016/2018; gli esperti hanno confermato l’indicazione mantenere le azioni in portafoglio. Per lo stesso motivo Banca Akros ha limato da 6,3 euro a 6,1 euro il prezzo obiettivo su UBI Banca, confermando il rating “Neutrale”. Indicazione simile da Deutsche Bank, che ha sforbiciato da 5,7 euro a 5 euro il target price sull’istituto, ribadendo il giudizio “Hold” (mantenere). Intanto, dalle comunicazioni giornaliere fornite dalla Consob si apprende che l’11 febbraio Marshall Wace ha ridotto lo “short” su UBI Banca, portandolo dal 2,03% all’1,91%.
Mediobanca ha guadagnato l’1,91% a 5,865 euro. Dopo la diffusione dei risultati semestrali gli analisti di Equita sim hanno tagliato da 11,4 euro a 9 euro il target price sull’istituto di Piazzetta Cuccia, in seguito alla riduzione delle stime sull’utile per azione per i prossimi esercizi e alla modifica dei parametri di valutazione della banca; tuttavia, gli esperti hanno confermato l’indicazione di acquisto delle azioni. Indicazione simile da Banca Akros, che ha ridotto da 8,1 euro a 7,7 euro il prezzo obiettivo su Mediobanca, in seguito alla revisione della valutazione delle attività in portafoglio; gli esperti hanno confermato l’indicazione di accumulare le azioni.
Molto bene anche Unicredit (+14,2% a 3,29 euro) e IntesaSanpaolo (+4,72% a 2,396 euro).

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