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Azionario: una ripresa senza utili?

I mercati azionari globali, senza alcun dubbio, stanno dando buone soddisfazioni e registrano un +14% alla fine di settembre

di Redazione Soldionline 17 ott 2012 ore 15:06
Articolo a cura di Ad van Tiggelen, senior strategist di ING Investment Management

I mercati azionari globali, senza alcun dubbio, stanno dando buone soddisfazioni e registrano un +14% alla fine di settembre. Inoltre, con le banche centrali pronte a intervenire per appianare qualsiasi difficoltà, il trend è stato insolitamente regolare. Guardando alla bassa volatilità si potrebbe addirittura credere che tutti i problemi sono stati risolti. Analizzando invece gli utili aziendali, torniamo con i piedi per terra. La loro crescita rimane bloccata intorno al 3-4% e nel 2013 non andrà molto meglio. Quali sono le implicazioni per gli investitori?

La crescita degli utili aziendali va gradualmente appiattendosi, un andamento che sarà probabilmente confermato anche dall’attuale earning season. In Europa gli utili mostrano addirittura un lieve ribasso, dovuto principalmente alla Spagna, al Regno Unito, alla Francia e alla Finlandia (Nokia). Negli Stati Uniti le aspettative sono di un leggero rialzo, al traino della ripresa nel settore finanziario e delle performance di alcuni leader nel settore tecnologico, specialmente Apple. Per il 2013, gli analisti prevedono una crescita degli utili di oltre il 10%, ma sono pochi gli investitori che ritengono credibili questi numeri. E direi a ragione, essendo ormai assodato che gli analisti sono eccessivamente ottimisti otto anni su dieci. Considerato poi che i margini sono già prossimi ai massimi di tutti i tempi e che l’andamento dell’economia nel 2013 non sarà molto diverso da quest’anno, è molto più probabile attendersi un tasso di crescita degli utili a una cifra, nella parte bassa della forchetta.

In questo contesto ci si deve quindi domandare di quale entità potrà essere questa ripresa senza utili, almeno per l’Europa, così come registrata nel corso dell’anno. Crediamo che il potenziale per un aumento delle valutazioni, o quantomeno per valutazioni meno a buon mercato, non si sia ancora del tutto esaurito. Bisogna infatti fare alcune considerazioni:
- l’attuale price/earning delle azioni (pari a 14 negli Usa e a 12 nel resto del mondo) è all’incirca a un livello medio dal punto di vista storico, ma resta comunque interessante se rapportato ai rendimenti estremamente contenuti del reddito fisso;
- i bilanci delle società godono generalmente di buona salute e lasciano spazio per finanziamenti a buon mercato per operazioni di M&A o di buyback;
- le banche centrali sembrano sempre più impegnate nel sostenere l’economia in modo da limitare il rischio di crolli sistemici o di profonda recessione, un atteggiamento che dovrebbe mantenere bassa la volatilità per lungo tempo.

Tutto ciò, comunque, non significa che i prezzi delle azioni, che arrivano dal tracollo del 2009, possano crescere a un ritmo maggiore rispetto agli utili per un periodo prolungato. Dopo tutto, i bassi rendimenti delle obbligazioni che oggi sostengono le azioni sono attesi in rialzo al migliorare delle condizioni economiche e/o nel momento in cui l’inflazione avrà chiaramente toccato il fondo. Se i rendimenti dovessero restare bassi, si verrebbe probabilmente a creare una situazione economica poco favorevole alla crescita dei profitti. Non si possono avere per molti anni di fila bassi ritorni sulle obbligazioni e crescita dei profitti accettabile. Ciò detto, molti degli indicatori relativi alle azioni oggi sono sul verde. In un contesto dove il Fondo Monetario Internazionale vorrebbe maggiore inflazione nelle economie più forti e, al tempo stesso, le banche centrali sono intenzionate a mantenere i tassi prossimi allo zero, aziende dotate di solidità finanziaria meritano valutazioni più che dignitose, anche se la crescita dei profitti è limitata.
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