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Ascopiave, dove crescerà?

Ascopiave si trova nelle condizioni finanziarie e strategiche di poter integrarsi a monte della catena del valore del settore del gas, entrando nel segmento della produzione e dell’approvvigionamento. Tra i vari rischi segnalati da Ascopiave nel prospetto informativo il più importante è quello relativo alla variazione del prezzo del gas naturale.

di La redazione di Soldionline 5 dic 2006 ore 15:14

Opportunità

- Elevati spazi di crescita
Il collocamento di Ascopiave prevede l'emissione di 93,3 milioni di nuove azioni (comprensive della greenshoe), che, se fossero collocate al prezzo massimo fissato dalla società (2,15 euro), permetterebbero alla società di raccogliere circa 200 milioni di euro. Considerando che a fine settembre l'indebitamento del gruppo non superava i 50 milioni di euro, il collocamento a Piazza Affari potrebbe garantire all'azienda le risorse necessarie per rafforzare la propria struttura finanziaria.
Sulla base di queste indicazioni, Ascopiave dovrebbe garantirsi ampie disponibilità per finanziare i progetti di crescita del gruppo, in particolare per estendere la propria attività nello stoccaggio e nella produzione.
I vertici dell'azienda non escludono di partecipare al processo di consolidamento in atto tra le principali municipalizzate del Nord Italia, perseguendo, quindi, una politica di crescita per linee esterne. La forte posizione finanziaria collocherà Ascopiave tra i catalizzatori del settore, svolgendo un ruolo di predatore nell'ambito geografico di attività. Inoltre, nel caso in cui il gruppo finisse nel mirino di grandi municipalizzate del Nord Italia, i vertici potrebbero giocare un ruolo di primo piano, sfruttando, appunto, la propria forza finanziaria.

- Espansione della propria attività
Ascopiave si trova nelle condizioni finanziarie e strategiche di poter integrarsi a monte della catena del valore del settore del gas, entrando nel segmento della produzione e dell'approvvigionamento. Il management dell'azienda ha anticipato che sono in fase avanzata le trattative con altri operatori del settore per entrare, con una quota di minoranza, nella costruzione di due pipeline di collegamento tra i paesi di produzione e l'Italia e di un rigassificatore.
Nel prospetto informativo, i vertici del gruppo hanno avvertito che il mercato della fornitura del gas a monte del settore è ancora caratterizzato dalla presenza di pochi operatori. Tuttavia, Ascopiave può sfruttare a proprio vantaggio la rete di distribuzione del gas, che è interamente di proprietà e che si estende per circa 6,3mila chilometri. Questa rete può servire come base per l'integrazione verticale del gruppo. L'infrastruttura consente alla società di servire un bacino di utenza di quasi un milione di abitanti, che rappresenta un mercato potenziale maggiore rispetto agli attuali 300mila clienti.
Nel prospetto informativo i vertici dell'azienda hanno valutato anche la possibilità di allargare i servizi offerti all'attuale clientela, in particolare la vendita di energia elettrica. Non manca, quindi, lo spazio per attività di cross selling sull'attuale utenza.

Rischi

- Variazione del prezzo del gas
Tra i vari rischi segnalati da Ascopiave nel prospetto informativo (concessioni di distribuzione del gas, evoluzione del quadro normativo di riferimento, ...), il più importante è quello relativo alla variazione del prezzo del gas naturale. Si tratta della stessa criticità evidenziata per Gas Plus e vale a maggior ragione per l'azienda veneta, dal momento che l'attività del gruppo è limitata alla distribuzione e vendita del gas naturale. I dati finanziari relativi agli ultimi esercizi hanno evidenziato che la recente impennata del gas naturale ha penalizzato la marginalità del gruppo, gonfiando i costi di acquisto delle materie prime, che non sono stati scaricati completamente sui prezzi di vendita.
Inoltre, nel prospetto informativo il management di Ascopiave ricorda che l'attività di approvvigionamento di gas è dipendente da due fornitori, Eni e Edison, che nel 2005 hanno rappresentato il 99,96% della fornitura complessiva dell'azienda. In particolare, la fornitura di gas alla controllata Ascotrade da Eni è stata pari al 79,7% del fabbisogno complessivo della società. Il management della municipalizzata del Nord Est ha ricordato che il contratto di fornitura con Eni ha una durata annuale e viene rinnovato alla scadenza di ogni anno termico. Di conseguenza, il rinnovo del contratto potrebbe presentare condizioni finanziarie più sfavorevoli per la società, con conseguenti effetti negativi dal punto di vista economico e patrimoniale.
Non a caso, i vertici di Ascopiave puntano a estendere l'attività del gruppo alla produzione e all'approvvigionamento del gas naturale, in modo da ridurre l'impatto della variazione del prezzo delle materie prime sul bilancio.

- Incertezze relative alla tariffa di vendita
Nel prospetto informativo i vertici di Ascopiave ricordano che a partire dal 1° gennaio del 2005 l'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas ha modificato le modalità di aggiornamento della componente 'materia prima' della tariffa di vendita del gas naturale, con l'obiettivo di calmierare l'effetto sui consumatori degli aumenti dei prezzi petroliferi. La controllata di Ascopiave, Ascotrade, e altri operatori del settore hanno presentato ricorso contro questa decisione. I vertici della società hanno precisato che è tuttora in corso un contenzioso con l'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas. In attesa di conoscere il verdetto definitivo, i vertici di Ascopiave hanno applicato la metodologia di prezzo vigente prima dell'intervento dell'Autorità. Tuttavia, se la società non riuscisse a dimostrare le proprie ragioni potrebbe essere costretta a rimborsare i propri utenti, fino a un ammontare massimo stimato in 8,8 milioni di euro. A questo proposto nel bilancio dei primi nove mesi del 2006 Ascopiave ha effettuato un accantonamento prudenziale per 4,3 milioni di euro.
Nel prospetto informativo, il management ha ricordato di aver avviato trattative con i propri fornitori di gas naturale per cercare di adeguare le condizioni economiche di fornitura, in modo da compensare almeno parte degli importi che dovrebbero essere restituiti agli utenti. Tuttavia, nel caso in cui queste trattative andassero a vuoto, la società non potrebbe scaricare su suggetti terzi l'aumento delle materie prime, con effetti negativi sulla redditività e sulla marginalità dell'azienda.



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