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FTSEMib: fuga o dietrofront?

Quali sono i trend di breve, di medio e di lungo periodo sull’indice italiano? È importante saperlo perché, se si trascura questa valutazione, si rischia di fare errori grossolani e non facilmente rimediabili.

di Fabio Pioli 27 nov 2023 ore 11:58

Di Fabio Pioli, trader professionista, ideatore di Miraclapp, la più grande piattaforma del reddito extra

investimenti-2020_2Riprendendo il succo dell’articolo della scorsa settimana (che non a caso titolava “FTSEMib: il succo del discorso”) nella settimana passata non abbiamo assistito a nessuno dei due comportamenti che decreterebbero la rottura degli equilibri ovvero né una fuga rialzista dei prezzi (contrassegnata da più rialzi giornalieri consecutivi dell’ordine del +3%, +4%, +5%) né un dietrofront ossia una discesa, che, andando sotto i 28.000 punti, indicasse un’inizio di trend ribassista di breve periodo.

 

In attesa dunque di uno qualsiasi di questi due indicatori di trend dobbiamo starcene delle verità fondamentali riferite al presente dell’indice italiano FTSEMib, che sono:

1) il trend non è ribassista ma rialzista sia nel breve sia nel medio periodo. Ciò dovrebbe scoraggiare i ribassisti: se assumessero posizioni le aprirebbero contro trend.

Risultato? Si metterebbero statisticamente e inconsapevolmente nel 40% di probabilità di guadagnare e nel 60% di perdere (Figura 1)

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Fig 1. Future FTSEMib – Grafico giornaliero

 

2) non si sa se il trend di lungo periodo sia davvero rialzista perché, nonostante non si sia più a 25.000 punti (livello dei massimi del “rettangolo” di lungo periodo), la rottura non è ancora certa (manca la “fuga dei prezzi” di cui si parlava).

Conseguenze? Chi si mette al rialzo qui corre il rischio di arrivare troppo tardi e in presenza di un’eventuale fase di inversione al ribasso (Figura 2)..

analisi-tecnica-ftsemib-27-novembre-2023-2 Fig 2. Future FTSEMib – Grafico mensile

 

Insomma, al rialzo di lungo periodo manca la volatilità, al ribasso manca proprio il trend.

Quindi cosa fare? Prima di dire cosa è giusto fare è sempre meglio dire cosa è giusto NON fare (perché è lì che il piccolo risparmiatore cade in fallo: non riconosce quello che è giusto non fare e si precipita nell’errore):

  1. non è giusto mettersi short (chi l’ha fatto già se ne è accorto ma, essendo ancora il trend rialzista, non è tuttora giusto). A meno che non sia abbia un segnale probabilistico n tal senso.
  2. non è giusto assumere nuove posizioni long (a meno che non si abbia un segnale). Chi lo facesse spererebbe, comprando alto, che non accada ciò che SOLITAMENTE accade: si torna indietro.
  3. non è giusto liberarsi dei titoli in portafoglio qualora questi non abbiano dato un segnale ribassista (sono tanti i titoli che lo hanno dato ma altrettanti sono quelli che non hanno dato nessun segnale ribassista e venderli sarebbe non giocare a favore di trend).

Quindi l’adagio di ciò che è giusto fare rimane il ritornello strategico che stiamo recitando da inizio 2022: non vendere i titoli in portafoglio ma abbandonare solo quelli che hanno rotto i loro livelli di resistenza. Solo quelli.

 

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà. L'autore comunica che la presente esposizione presenta informazioni che potrebbero potenzialmente suggerire implicitamente o esplicitamente una strategia di investimento riguardante uno o più strumenti finanziari e pareri sul valore o il prezzo attuale o futuro di tali strumenti ed è da intendersi come una comunicazione di marketing. In quanto tale non rappresenta una ricerca preparata conformemente ai requisiti giuridici volti a promuovere l'indipendenza di una ricerca in materia di investimento e non è soggetta a nessun divieto che proibisca le negoziazioni da parte degli analisti e dei soggetti rilevanti prima della diffusione della ricerca in materia di investimenti.

 

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