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Alti dividendi, alte perdite? Il crollo dei titoli cedolosi e dei "cani" del FtseMib 2020

Salvatore Gaziano, responsabile strategie di investimento di SoldiExpert SCF, analizza la debacle di Piazza Affari che ha colpito soprattutto i titoli ad alto dividendo (quasi -50%).

di Salvatore Gaziano 18 mar 2020 ore 10:30

analisi-tecnica-indiceSalvatore Gaziano, responsabile strategie di investimento di SoldiExpert SCF, analizza la debacle di Piazza Affari che ha colpito soprattutto i titoli ad alto dividendo (quasi -50%).

Ma non dovevano essere quelli più “resilienti” secondo alcuni?
 
Fra i titoli più penalizzati dall’effetto Coronavirus (e non solo) colpisce la debacle dei titoli “cedolosi” ovvero di quelle società che molti risparmiatori avevano acquistato perché indotti a credere che le azioni con alto dividendo sono magari una strategia efficace contro le discese e la cedola un paracadute che attutisce di molto i ribassi.

Questo non sta accadendo e se si prende un paniere come i “Cani del Ftse Mib” l’equivalente della teoria statunitense dei “Dogs of the Dow” si scoprirà che questo paniere perde da inizio anno quasi il 50%! Incredibile. Persino più dell’indice Ftse Mib.

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Andamento del paniere Dogs of the Italy al 13 marzo 2020

La strategia “Dogs of the Dow” è presentata come semplicissima e redditizia ed è ispirata dagli studi di Michael O’Higgins e John Downes e si rifà alla teoria value di Benjamin Graham. Secondo questa teoria detenere i titoli con maggiore dividendo selezionati annualmente è un’ottima idea perché un portafoglio cosi composto e annualmente formato dai titoli “segugi” che alla fine di ogni anno presentano il miglior rapporto dividendo/prezzo consente di fare meglio del mercato e di diversificare in modo facile ed efficiente il portafoglio con un flusso di entrate significativo. Quasi la quadratura del cerchio: investire ottenendo ogni anno una gratificazione cedolare.

Il ribasso “bestiale” in questo 2020 di questo portafoglio (e stessa cosa sta accadendo negli Stati Uniti come in Gran Bretagna con l’ETF iShares UK Dividend) suggerisce ora a molti risparmiatori che questa teoria non ha solo “pro” ma anche “contro” che in questi lustri abbiamo spesso spiegato, spegnendo gli entusiasmi di chi la fa troppo semplice (e sono in molti in questo settore).

Nei momenti peggiori dei mercati (e ogni tot anni la cosa si verifica) può infatti accadere che chi ha bisogno di vendere scarichi magari soprattutto questi titoli per far cassa. Era successo nel 2008, nel 2011 e sta capitando anche in questa tormenta.

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Riguardo poi ai titoli legati al petrolio come ENI da tempo gli investitori istituzionali avevano iniziato a svuotare i portafogli di società legate troppo agli idrocarburi e il crollo della domanda unito al durissimo braccio di ferro fra Arabia Saudita e Russia ha accentuato le perdite in un mercato che potrebbe essere ora inondato di petrolio a prezzi sempre più bassi, mettendo in crisi chi ha punti di pareggio più alti. Società quotate in tutto il mondo ma anche intere economie e valute.

Investire sulla base del dividendo può presentare nel tempo diverse controindicazioni e non è quindi assolutamente una strategia “vincente” in modo assoluto né relativo. Le aziende che pagano un alto dividendo non e’ assolutamente scritto da nessuna parte che lo faranno anche in futuro o che recupereranno sempre il valore del dividendo dopo lo stacco; un’azienda che paga alti dividendi magari potrebbe essere fatta fuori nel suo mercato di riferimento da una società che invece trattiene l’utile in azienda e lo investe con efficacia nel proprio business. Se si analizza il comportamento di panieri di titoli ad alto dividendo e non, compresi fondi (con team di esperti specializzatissimi a leggere le loro presentazioni e le brochure) ed Etf specializzati, si potrà scoprire che sono presenti numerosi casi in cui i panieri formati dai titoli con maggiori dividendi sono quelli che hanno perfino perso di più nelle fasi “orso” e il valore nel tempo è cresciuto meno rispetto a quello dei titoli normali.
 
L’attuale durissima e drammatica situazione conferma ancora una volta che non esistono strategie “quattro stagioni” in grado di affrontare con successo tutte le fasi di mercato e anche il “compra e tieni” puro come altre strategie stanno dimostrando controindicazioni anche “psicologiche” non di poco rilievo.
Per questo motivo è importante da soli o con un consulente finanziario realmente senza conflitti d’interesse stabilire sempre ex ante un approccio ai mercati azionari come obbligazionari non solo basato sulla diversificazione degli asset e strumenti in portafoglio ma secondo SoldiExpert SCF (ed è quello che facciamo non sulla carta) anche delle strategie che si seguono perché situazioni di “tempesta” sui mercati anche prolungate non sono un’eccezione. E occorre avere un piano per gestirle non basandosi sull’emotività ma nemmeno, secondo noi, sulla convinzione fideistica che tutto tornerà sempre come prima perché ci sono sempre in ogni crisi vincitori e vinti. E questa può essere un’occasione per quanto veramente antipatica per capire che tipo di consulenza e valore aggiunto si è ricevuto.
 
Un ulteriore aspetto da considerare è poi naturalmente il peso dato a ogni mercato e qui purtroppo molti risparmiatori italiani sono caduti nella trappola irresponsabile di chi spesso in modo esagerato proponeva i fondi PIR ovvero i Piani Individuali di Risparmio come una panacea grazie anche al doping fiscale, facendo aumentare la concentrazione sul mercato azionario italiano. Qualcosa che come consulenti finanziari indipendenti abbiamo sempre in questi anni molto criticato anche perché l’Italia come confermato anche da un’intervista pubblicata qualche settimana fa su RadioBorsa.com (il canale podcast di SoldiExpert.com) con il professore Luca Ricolfi è un Paese sì meraviglioso ma con contraddizioni significative già prima di questo flagello Coronavirus e avere troppa Italia in portafoglio (noi che già abbiamo un lavoro, un’impresa, immobile o immobili e soldi in banca e magari anche titoli di Stato in portafoglio) non è quello che un consulente finanziario che fa gli interessi dei suoi clienti dovrebbe consigliare.

I mercati finanziari sono comunque basati su cicli e salvo prevedere uno scenario da Apocalisse finanziaria (dove non si salverebbe nessuno comunque è investito o disinvestito) c’è sempre da imparare da ogni crisi e non è mai troppo tardi per migliorare. L’umanità è progredita in questo modo da quando è uscita dalle caverne. 

 

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
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