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Affondano Unicredit e IntesaSanpaolo

In ribasso Piazza Affari e le principali borse europee a metà pomeriggio, sui timori che a breve la FED possa ridurre il piano di acquisto dei titoli di stato. Si salva Enel

di Edoardo Fagnani 13 nov 2013 ore 16:03

In ribasso Piazza Affari e le principali borse europee a metà pomeriggio, sui timori che a breve la FED possa ridurre il piano di acquisto dei titoli di stato. Anche oggi riflettori accesi sulle aste dei titoli di stato italiani: il Tesoro ha collocato due Btp (un triennale e un trentennale) e un CCTeu. Il rendimento del titolo con scadenza a 30 anni è sceso sotto il 5%. Intanto, la Banca d’Italia ha comunicato che a settembre il debito pubblico italiano ha registrato un aumento a 2.068 miliardi di euro, rispetto ai 2.060 miliardi di agosto.
Il FTSEMib scende dell'1,16%, mentre il FTSE Italia All Share registra un calo dell'1,15%. In rosso anche il FTSE Italia Mid Cap (-1,45%) e il FTSE Italia Star (-0,88%).

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Riflettori accesi sui bancari.
Pesante ribasso per Unicredit (-3,85% a 5,245 euro). Il numero uno della banca, Federico Ghizzoni, ha precisato che l’istituto affronterà con tranquillità i prossimi stress test che misureranno la solidità degli istituti di credito italiani. Intanto, gli analisti di Natixis hanno alzato da 4,8 euro a 5,06 euro il prezzo obiettivo su Unicredit, mentre Kepler Cheuvreux lo ha portato da 4,3 euro a 4,8 euro, in seguito al miglioramento della stima sull’utile per azione per l’esercizio in corso. Gli esperti delle due banche d’affari hanno ribadito l’indicazione “Neutrale”. A sua volta HSBC ha inserito l’istituto nella propria lista dei titoli preferiti in Europa. Al contrario, Berenberg ha limato la stima sull’utile per azione di Unicredit per l’esercizio in corso.
Vendite anche su IntesaSanpaolo (-2,82% a 1,721 euro). L'istituto ha chiuso i primi nove mesi del 2013 con un utile netto normalizzato di 854 milioni di euro, in flessione rispetto agli 1,27 miliardi dei primi tre trimestri del 2012. Nel solo trimestre l'utile netto è stato pari a 218 milioni, rispetto ai 194 milioni delle stime del consensus e i 414 milioni dello stesso periodo dello scorso anno. Il management di IntesaSanpaolo ha precisato che la distribuzione dei dividendi continua a essere una priorità, anche se resta in ogni caso soggetta al contesto esterno e alle norme e provvedimenti delle autorità di controllo.
UBI Banca guadagna lo 0,12% a 4,986 euro. L’istituto ha terminato i primi nove mesi del 2013 con un utile netto di 101,94 milioni di euro, risultato che si confronta con i 222,75 milioni ottenuti nello stesso periodo dello scorso esercizio. Il risultato di gestione è sceso da 942,89 milioni a 882,9 milioni di euro, mentre il margine di interesse si è fermato a 1,29 miliardi di euro, dagli 1,45 miliardi dei primi nove mesi del 2012 (-10,7%), in seguito a minori impieghi e a tassi di interesse ai minimi storici. A fine settembre il Core Tier 1 era salito al 12,5%, rispetto al 10,29% di inizio anno. I vertici di UBI Banca prevedono un lieve miglioramento del margine di interesse nel trimestre in corso.
Male il Banco Popolare (-4,69% a 1,361 euro). L’istituto ha terminato i primi nove mesi del 2013 con un utile netto di 165,4 milioni, in miglioramento rispetto alla perdita di 53,8 milioni del corrispondente periodo dell’esercizio precedente. A fine settembre il Core Tier 1 Ratio ha toccato il 10,3%, in crescita rispetto al 10,1% del 30 giugno 2013 e del 31 dicembre 2012. Nel corso della conference call a commento dei risultati trimestrali, il numero uno del Banco Popolare, Pierfrancesco Saviotti, ha dichiarato di essere disponibile a un nuovo mandato triennale, nel caso in cui il CdA decidesse di ricandidarlo. Indicazioni opposte dalle banche d’affari. Banca Akros ha tagliato da 1,4 euro a 1,3 euro il prezzo obiettivo sul Banco Popolare, in seguito alla riduzione delle stime sull’utile per azione per il triennio 2013/2015. Gli esperti ora consigliano di ridurre l’esposizione del titolo in portafoglio. Al contrario, Natixis ha alzato da 1,22 euro a 1,3 euro il prezzo obiettivo sulla banca. Gli esperti hanno ribadito il rating “Neutrale”.

Telecom Italia è in calo dello 0,59% a 0,6765 euro. La compagnia telefonica ha comunicato che sono in corso presso le proprie sedi sociali ispezioni da parte di funzionari della Consob, coadiuvati dalla Guardia di Finanza, per acquisire informazioni relativamente all’emissione obbligazionaria "convertendo", alle procedure in corso per la cessione delle partecipazioni detenute dal gruppo in Telecom Argentina e alle procedure aziendali in materia di confidenzialità delle informazioni privilegiate e di tenuta del registro delle persone che vi hanno accesso.


Mediaset passa in rosso e perde il 5,55% a 3,572 euro. Il gruppo del Biscione ha chiuso i primi nove mesi del 2013 con ricavi per 2,39 miliardi di euro, in flessione rispetto ai 2,66 miliardi realizzati nello stesso periodo dello scorso anno. Mediaset ha terminato il periodo gennaio-settembre con una perdita netta di 27,3 milioni di euro, in calo rispetto al rosso di 45,9 milioni contabilizzato nei primi nove mesi del 2012. I vertici prevedono per l’intero esercizio una forte generazione di cassa, e la conseguente riduzione del livello di indebitamento. Non si sono fatti attendere i giudizi degli analisti su Mediaset. UBS ha incrementato da 3,6 euro a 4,2 euro il prezzo obiettivo, confermando l’indicazione di acquisto delle azioni. Indicazione positiva anche dal Credit Suisse, che ha alzato da 4,4 euro a 5,6 euro per azione la valutazione sul gruppo del Biscione, ribadendo il rating “Outperform” (farà meglio del mercato). Nomura e Bank of America hanno aumentato il prezzo obiettivo di Mediaset, portandolo rispettivamente a 3,65 euro e a 4 euro. Entrambe le banche d’affari hanno confermato il rating “Neutrale”. Più cauta Société Générale, che ha aumentato da 2,8 euro a 3 euro il target price sul gruppo del Biscione ma ha ribadito l’indicazione di vendita delle azioni. Sulla stessa lunghezza d’onda NatIxis, Equita sim e Banca Akros, che hanno aumentato rispettivamente a 3,2 euro, a 3,35 euro e a 2,8 euro il prezzo obiettivo sulla società. Le tre banche d’affari hanno confermato il consiglio di ridurre l’esposizione nel titolo. Indicazione simile da Barclays, che ha alzato a 3,4 euro il target price ma ha ribadito il rating “Underweight” (sottopesare). Al contrario, Exane ha sforbiciato da 4 euro a 3,6 euro il prezzo obiettivo su Mediaset, confermando il giudizio “Neutrale”.

Enel guadagna lo 0,3% a 3,32 euro. Il colosso elettrico ha perfezionato la cessione della quota detenuta in SeverEnergia. Il controvalore dell’operazione è stato determinato in 1,8 miliardi di dollari. Intanto, sono arrivate nuove indicazioni positive dalle banche d’affari su Enel. Oggi è stato il turno di HSBC, che ha alzato da 3,6 euro a 3,9 euro il target price sulla società, in seguito alla revisione dei parametri di valutazione dell’azienda. Gli esperti hanno confermato il giudizio “Overweight” (sovrappesare).

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