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A caccia di opportunità sull'azionario europeo

Dopo un primo semestre fortemente posi­tivo, l’azionario europeo ha messo a dura prova gli investitori nelle ultime settimane. Attualmente detenere titoli azionari euro­pei in portafoglio può creare non poche preoccupazioni

di Redazione Soldionline 10 set 2014 ore 16:06

Di Juan Nevado e Tony Finding, co-gestori del fondo multi-asset M&G Dynamic Allocation

Dopo un primo semestre fortemente posi­tivo, l’azionario europeo ha messo a dura prova gli investitori nelle ultime settimane. Attualmente detenere titoli azionari euro­pei in portafoglio può creare non poche preoccupazioni, ma è necessario valutare con attenzione i cambiamenti effettivi, prima di prendere qualsiasi decisione.  Nelle ultime settimane è cambiata solo la percezione associata alla detenzione di questi titoli, oltre al valore disponibile. In mancanza di peggioramenti  dei fondamentali rilevabili nei mercati dell’Eurozona, sarebbe sbagliato a questo punto effettuare vendite dettate dal pani­co,  proprio ora che i rendimenti potenziali sono migliorati con il notevole declino dei prezzi (vedi grafico 1).
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Di fatto, si tratta di un esempio calzante in base al nostro approccio, secondo il quale spesso le opportunità migliori emergono proprio quando gli investitori temono di più la volatilità di breve termine. Per questo nelle ultime settimane abbiamo incremen­tato l’esposizione all’azionario europeo.

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L'ELEMENTO COMPORTAMENTALE NELLE VALUTAZIONI

Il grafico 2 mostra come il quadro di rife­rimento valutativo del fondo mette in evi­denza le opportunità potenziali nelle varie asset class. Le valutazioni attuali nell’area dell’azionario europeo restano interessanti, in rapporto alla “neutralità” di lungo termi­ne come definita dal team Multi Asset.

Tuttavia, i prezzi convenienti da soli non bastano a indicare un’opportunità di acqui­sto. Occorre accertarsi di com­prendere l’origine della sottovalutazione di un asset, esaminando il contesto macroe­conomico. Al momento, riteniamo probabi­le che ci sia un elemento comportamentale nel livello di premio al rischio disponibile in alcune aree dei mercati azionari europei.

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I timori legati al flusso di notizie, come le difficoltà di un’importante banca portoghese e l’escalation delle tensioni in Ucraina, hanno creato una debolezza diffusa nell’azionario europeo, anche se questi problemi hanno poco a che fare con la qualità dei titoli in termini di fondamen­tali di lungo periodo, in regioni come la Spagna, l’Italia o la Germania. Dal punto di vista dei gestori, l’ondata di vendite che ha  investito ultimamente questi mercati azionari sembra una reazione eccessiva e irragionevole, soprattutto considerando l’atteggiamento ancora molto accomodan­te della Banca centrale europea (BCE) e il miglioramento o, quanto meno, la stabiliz­zazione generale dei fondamentali.

approfondimento_3POLITICA FAVOREVOLE
Fin dal discorso del “tutto il necessario” del presidente della BCE, Mario Draghi, accolto con favore dai mercati, le autori­tà europee si sono prodigate per ribadire l’impegno a sostenere la ripresa economica dell’Eurozona con ogni mezzo a disposizio­ne. I segnali di inflazione restano modesti e i tassi d’interesse sono stati ridotti ai minimi storici, mentre gli interventi recenti della BCE hanno accennato sempre più spesso alla possibilità concreta di un quantitative easing. Di certo resta molto lavoro da fare, ma una politica così espan­siva dovrebbe dare sostegno all’azionario.

FONDAMENTALI IN VIA DI STABILIZZAZIONE

Si notano segnali evidenti di miglioramen­to dei fondamentali in varie economie dell’Eurozona, con la Spagna in prima fila dopo gli indicatori macro risultati più positivi negli ultimi tempi. Sia la Spagna che l’Italia hanno visto una stabilizzazione degli utili (cfr. grafico 3), che però sono tuttora decisamente depressi nell’Europa periferica rispetto ai livelli storici di lungo periodo, segno che resta un ampio margine di ulteriore recupero.

Alcuni Paesi dell’Europa cosiddetta core presentano un quadro molto più solido in termini di utili, ma continuano ad esse­re sottovalutati. Un buon esempio è la Germania, dove gli utili forward sono stati rivisti al rialzo.

Il livello attuale dei prezzi azionari in gran parte dell’Eurozona non tiene conto di questi miglioramenti, anzi riflette un’attenzione eccessiva al flusso di notizie a breve termine a scapito dei fattori fondamentali.
 
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POSIZIONARSI PER COGLIERE LE OPPORTUNITA'
Questi movimenti di prezzo di tipo “epi­sodico” rappresentano esattamente il genere di opportunità imperdibili cui guardiamo con estremo interesse. Tuttavia, è importante ricordare che, nonostante i segnali di ripresa economica nell’Eurozona a partire da inizio 2014, il recupero è stato finora complessivamente lento e debole, e permangono ancora rischi reali. Inoltre, il sell-off più recente mette in luce una fragilità persistente della fiducia degli investitori nelle prospettive europee. La cautela è d’obbligo e, nell’assumere decisioni di investimento, occorre valu­tare sempre i prezzi in relazione all’ana­lisi fondamentale.

L’Eurozona non è un’entità monolitica, in termini di asset class. Esistono dinamiche molto diverse sia a livello dei prezzi che dei fondamentali, ad esempio tra la periferia e i Paesi più forti. Abbiamo incre­mentato l’esposizione all’azionario tedesco (dal 2% al 6%), ma riteniamo altrettanto allettante l’opportunità di investire nei titoli dell’Europa periferica. Abbiamo mantenuto una posizione del 4% in titoli azionari italiani, diversificando l’esposizione euro­pea complessiva con una nuova quota del 4% nell’azionario spagnolo, alla luce del miglioramento degli indicatori fondamen­tali e delle valutazioni diventate più appe­tibili. Ciò contribuisce anche a rafforzare la diversificazione dell’esposizione azionaria totale del fondo che, inclusa la posizione del 3% nell’indice Eurostoxx 50, assorbe attualmente il 17% del patrimonio totale.

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