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La MIFID 2 ha fatto davvero chiarezza sui costi dei fondi?

La MIFID 2, la normativa sui servizi di investimento entrata in vigore più di un anno fa, avrebbe dovuto offrire una maggior protezione ad investitori e risparmiatori. Ma è andata davvero così?

di Redazione Soldionline 28 ago 2019 ore 12:20

analisi-economiaLa MIFID 2, la normativa europea che disciplina i servizi di investimento entrata in vigore più di un anno fa, avrebbe dovuto offrire una maggior protezione ad investitori e risparmiatori, aumentando la tutela per chi investe grazie a un maggior numero di informazioni e a nuove imposizioni per le imprese e gli intermediari finanziari. Uno degli obiettivi principali, quindi, era quello di fare chiarezza su costi e oneri connessi all'investimento.

In questi mesi è andata davvero così? Intermediari e industria del risparmio gestito hanno davvero lavorato sulla loro trasparenza?

 

Hanno provato a rispondere a queste domande la School of Management del Politecnico di Milano e la società internazionale di gestione del risparmio Moneyfarm, in uno studio denominato "Gli effetti della Direttiva 2014/65/UE (MIFID II): l'informativa sui costi e sugli oneri connessi".

 

La ricerca, condotta tramite un’analisi comparata, ha messo sotto la lente le informative prodotte per i propri clienti da una ventina fra i maggiori intermediari finanziari operanti in Italia. In particolare il focus è stato posto sulle informative ex-ante, ovvero quella documentazione che gli intermediari devono fornire ai clienti prima che essi investano. Non su quella ex post relativa ai costi relativi al 2018 (che la maggior parte degli intermediari non avrebbe ancora predisposto).

 

Tra le variabili considerate nell’analisi non ci sono state solo caratteristiche formali, come la disponibilità del documento, la sua organizzazione o la sua presentazione, ma anche aspetti sostanziali come la presenza di costi in formato assoluto o di simulazioni di redditività in diversi scenari e dopo differenti simulazioni.

 

La ricerca ha così portato a galla, a più di un anno dall’entrata in vigore della direttiva, alcuni aspetti decisamente interessanti sul tema. Ad esempio in 3 casi su 4 nella documentazione non ci sarebbero tutte le informazioni raccomandate dalla MIFID 2.

Oppure, nel 60% circa dei casi la documentazione relativa alla consulenza finanziaria è stata consegnata solo in forma verbale e senza il supporto documentale, nonostante sia stato richiesto esplicitamente.

Ed ancora, nell’80% dei casi manca la trasparenza del caso nell’effetto cumulativo dei costi sulla redditività dell’investimento. Nonostante sia obbligo di legge fornire al cliente i costi prima di stipulare il contratto, è emersa infatti una certa difficoltà nell’ottenerli e nell’interpretarli per via di una presentazione spesso verbale e generica.

 

Per leggere l’intera analisi, completa in tutte le sue parti clicca qui: "Gli effetti della Direttiva 2014/65/UE (MIFID II): l'informativa sui costi e sugli oneri connessi".

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.

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