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Commissioni, una “tassa” nascosta. Quanto pesano sull’investimento

Nell'analizzare i propri investimenti ci si concentra spesso e volentieri sulle performance che il proprio portafoglio di asset sta registrando. Dimenticandosi spesso dei costi

di Redazione Soldionline 25 mar 2019 ore 14:37

costi-commissioni-fondiInvestire in modo consapevole significa controllare, a cadenze puntuali, l’andamento dei propri investimenti. In questi momenti di controllo, che dovrebbero essere il più frequenti possibile, ci si concentra spesso e volentieri sulle performance che il proprio portafoglio di asset sta registrando. Tuttavia, a meno che il risparmiatore non sia particolarmente avveduto, ci si scorda frequentemente di valutare l’impatto dei costi sugli investimenti. Sia gli oneri legati ai prodotti, che quelli relativi alla consulenza o, più in generale, al canale distributivo.

I costi, che peraltro sono l’unica componente di un investimento certa e misurabile già ex ante, rischiano di avere impatti decisamente rilevanti sulle performance dei portafogli. Sul lungo periodo questi effetti possono essere sorprendenti. E “mangiarsi” buona parte dei rendimenti in spese che nel medio-lungo termine possono arrivare a migliaia di euro. Pagare anche solo l’1% all’anno del valore investito può determinare in vent’anni una perdita, in termini di mancati rendimenti, superiore al 30%. Merito (o colpa) della capitalizzazione composta: delizia quando si parla di rendimenti positivi e croce quando si considerano costi o perdite.

 

In un recente studio, Moneyfarm ha considerato l’andamento di un investimento nell’azionario sviluppato (misurandolo tramite l’indice azionario MSCI World) in due differenti scenari: applicando il costo medio di un fondo di investimento (quantificandolo in un 1,75%) e applicando l’onere di un ETF (ipotizzando pari allo 0,2%).

L’ufficio studi della società internazionale di gestione del risparmio ha preso il valore dell’indice MSCI World (un indice che include una raccolta di titoli azionari di tutti i mercati dei paesi sviluppati nel mondo) al dicembre 1998 (era pari a 1.242 punti) e simulato l’investimento di 100mila euro. Alla fine di ogni anno ha calcolato il controvalore dell’investimenti con il valore aggiornato dell’indice, applicando – alternativamente – il costo medio di un fondo e quello di un ETF. Quel differenziale di costo, pari all’1,55%, è stato il responsabile di un gap di più di 20mila euro dopo 10 anni (141.994 versus 162.573) con l’MSCI World a 2.055 punti, di circa 70mila euro dopo 20 anni (207.868 versus 277.077) con l’MSCI World a 3.570 punti e di quasi 75mila nei 22 anni del periodo di osservazione (197.981 versus 272.374) con l’MSCI World a 3.524 punti. Sempre a favore dell’investimento in ETF.

Nel grafico seguente i risultati della simulazione, con le tre curve di performance (indice MSCI World senza commissioni, MSCI World con commissioni da fondi e MSCI World con commissione da ETF):

 

confronto-costi-fondi-etf-moneyfarm-marzo-2019

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