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Giocare d'azzardo: la borsa come il banco?

Andare al casinò o telefonare al consulente finanziario? Piazza Affari o Campione d'Italia?

di Daniele Valsecchi
Gli investimenti finanziari ed il gioco d'azzardo sono due realtà molto diverse, ma che hanno alcuni interessanti punti in comune. Una similitudine evidentemente c'è, ed è stata colta dal linguaggio comune, per cui si sente spesso l'affermazione giocare in Borsa. L'aspetto ludico di una serata al casinò è evidente, legato ad aspetti 'percettivi' oltre che al giocare in sé: l'atmosfera, l'abbigliamento, il linguaggio degli operatori, tutto ciò costruisce una realtà psicologica che spinge le persone ad agire, in questo caso a sedersi ai tavoli e scommettere. 

In maniera meno evidente, lo stesso vale per il mercato azionario: anche in questo caso esistono regole, cliché ben definiti. Un aspetto importante che accomuna i due 'giochi' è quello dell'amore per il rischio. Un giocatore è pronto a rischiare ingenti somme di denaro affidandole a situazioni esterne, al di fuori del proprio controllo, per sentire scorrere l'adrenalina in quei secondi in cui la pallina gira. L'investitore a volte agisce come un gambler, uno scommettitore: il fatto di non sapere come la situazione si evolverà rende il tutto più avvincente. 

Ovviamente il livello di autocontrollo e di razionalità che si impiegano in un azzardo differenziano i comportamenti normali da quelli patologici, perché se è vero che chiunque almeno una volta ha provato piacere nel rischiare qualcosa, è altrettanto vero che solo una tipologia di persone assai limitata si sente viva rischiando tutto. 

Giocare d'azzardo ed investire in Borsa rappresentano quindi un rischio: il tentativo è allora quello di trovare sino a che punto si ritiene accettabile il rischio. La puntata che il giocatore fa, come la scelta di investire in un certo titolo, vengono effettuate nella speranza di ottenere una vincita. Il rischio è più o meno accettabile rispetto all'entità della vincita ed alle probabilità di successo. Nell'ambito finanziario, la determinazione di quanto è corretto pagare al presente per un titolo, in relazione alle fluttuazioni future, viene detta 'certo equivalente'.

La determinazione di un certo equivalente all'interno di un gioco è estremamente più semplice rispetto alla realtà dei mercati finanziari. Poniamo di voler decidere sino a che punto siamo disposti a rischiare una certa somma al tavolo della roulette. Noi sappiamo con assoluta certezza (sempre che non pensiamo ad un tavolo truccato!) quali possono essere tutti gli esiti della nostra giocata, perché le possibilità della pallina sono finite, e possiamo calcolare in anticipo tutte le probabilità; la conoscenza è la stessa per tutti i giocatori. 

Il mercato finanziario rende impossibile un calcolo di questo genere: non si possono prevedere con certezza tutti i possibili esiti di un investimento, le variabili in campo sono troppe, gli investitori non partono dallo stesso livello, la pallina può essere forzata a fermarsi dove altrimenti non l'avrebbe fatto da fattori esterni. 

Infatti le attese degli investitori giocano spesso un ruolo decisivo, come sottolineato da Keynes, nelle fluttuazioni di un titolo, portando a situazioni in cui le credenze si autoverificano. Se lo stesso principio fosse valido anche al tavolo di gioco, assisteremmo a situazioni paradossali: esce il 15 perché molti giocatori sono certi che sarà il prossimo numero ad uscire... 

La somiglianza tra gioco d'azzardo ed investimento finanziario non regge più a questo livello, la semplicità del primo contrasta con l'assoluta complessità del secondo. 

Restano invece le somiglianze tra i comportamenti e le motivazioni dei decisori. Il calcolo del rischio accettabile in relazione alla probabilità di ottenere un risultato sperato rimane valido, ma non può essere calcolato come si fa al tavolo verde. Studi in questa prospettiva sono stati quelli di Keynes e dei soggettivisti. 

Keynes si basa sull'affermazione che, nel prendere decisioni su fatti di cui 'non sappiamo', ci si basi sulla relazione logica tra proposizioni; la decisione scaturisce da un'analisi delle notizie in possesso, per cui noi riteniamo probabile che, date certe premesse, si avranno certe conseguenze. 

Per i soggettivisti la probabilità non ha presupposti logici, ma è semplicemente la quantità di fiducia che la persona ha rispetto al verificarsi di un certo evento; la fiducia non è però cieca, ma nasce da un ragionamento che il decisore effettua. 

Sempre Keynes sottolinea un aspetto psicologicamente essenziale nella presa di decisioni: il fatto che la razionalità è il più delle volte adeguatezza. Nell'effettuare delle scelte si ha solitamente una quantità di informazioni scarsa, ma della quale tener conto. La decisione viene sì razionalizzata, ma in base soprattutto all'abitudine, all'esperienza pratica, o anche a convinzioni del soggetto. 

Altri aspetti psicologici che influenzano in modo decisivo le decisioni sono stati studiati da Kahneman e Tversky. Innanzitutto le persone sono molto sensibili alla certezza: la certezza ha un valore spropositato rispetto ad una probabilità anche molto alta. Questo fattore si lega all'avversione al rischio: si preferisce vincere di meno, ma essere sicuri di farlo. Il rischio diviene un fattore positivo solo quando si viene posti a scegliere tra quelle che si ritengono due perdite, per cui si preferisce rischiare di non perdere nulla rispetto ad essere certi di perdere poco. 

Gli aspetti sopra presentati interagiscono nella presa di decisioni, nell'ambito economico come in altre situazioni della vita. La similitudine iniziale tra gioco d'azzardo e investimento finanziario ha mostrato punti di forza e di debolezza, ma ci ha permesso di scoprire molti aspetti psicologici che giocano un ruolo tutt'altro che secondario per gli investitori.

Daniele Valsecchi
Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
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