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Il trading come lavoro

Esistono molti concetti equivoci riguardo alla figura del trader e al trading in generale, soprattutto negli ultimi tempi

di Redazione Soldionline 12 feb 2013 ore 10:37

Di Fabio Pioli, trader professionista, presidente dell’ Associazione Italiana Traders e Piccoli Risparmiatori e titolare di CFI Consulenza Finanziaria Indipendente (www.cfionline.it)

Esistono molti concetti equivoci riguardo alla figura del trader e al trading in generale, soprattutto negli ultimi tempi.

Complici quelle pubblicità che promettono facili guadagni a chiunque (“Ho guadagnato 900 euro in una settimana, chiedimi come”), si è indotti a credere che il trader sia colui che non sbaglia un colpo e che ad ogni suo clic una quantità di denaro fluisca magicamente dal mercato alle sue tasche.

Psicologicamente è molto attraente pensare che sia così e credere che esista un mondo magico che non attenda altro che essere scoperto.

La verità è invece un po’ diversa e un po’ deludente quindi fatevi forte perché arriva: il trading è come qualsiasi altro lavoro.

analisi-mercatoLa maggior parte delle persone che perdono in borsa invece si approccia al trading in modo del tutto differente rispetto ad intraprendere una professione:
- non è preparata. Gann (forse il più grande trader mai esistito) diceva:
“Avvocati, dottori, ingegneri e professionisti che hanno successo impiegano ovunque dai due ai cinque anni studiando e preparandosi per praticare le loro PROFESSIONI prima che comincino a fare soldi.
Gli uomini entrano nella speculazione a Wall Street senza nessuna preparazione. Non hanno fatto alcuno studio. Tentano di avere a che fare con qualcosa di cui non conoscono niente. C’è da meravigliarsi che perdano?”

- non ha pazienza: è del tutto normale nel lavoro avere la pazienza di attendere  di capire le regole della professione prima di applicarle, di usare cautela in determinate situazioni e di aspettare che i frutti del lavoro maturino. In borsa invece spesso ci si aspetta ( si pretende anche ) che il mercato ci premi quando noi vogliamo e non quando è maturo che ciò avvenga.
- non riflette: al contrario che nell’ambiente lavorativo, le scelte vengono fatte molto spesso al di là della riflessione bensì per paura di perdere o per paura di perdere un’opportunità.
- non ha passione: il lavoro più fruttuoso è quello svolto con passione. Spesso non è la passione che motiva chi si approccia alla borsa ma un senso di privazione e di rivalsa da colmare con facile adrenalina.
- non è sicuro: difficilmente si svolge un lavoro in preda dubbi, eppure questo è spesso il modo in cui si fa trading

- soprattutto non ha disciplina e metodo: nessun lavoro può essere svolto bene se non si è disciplinati eppure nella mia esperienza la maggior parte delle persone che approcciano la borsa non sa descrivere il proprio metodo di trading.
- non impara dagli errori: cosa che invece paradossalmente sarebbe molto più facile nel lavoro di trading perché gli errori sono facilmente misurabili in denaro e subito visibili.
- Infine non è oggettiva perché non riesce a separare il risultato del proprio lavoro dal proprio ego.

La borsa è un lavoro molto difficile, ci sono fior fiore di professionisti che si contendono la vittoria su un ring di livello mondiale eppure mentre quasi nessuno salirebbe a cuor leggero su un ring contro il campione del mondo dei pesi massimi di boxe, quasi tutti si cimentano baldanzosi sul ring di borsa. C’è da stupirsi se se ne esce malconci?

Per aver successo in questo lavoro occorre allenarsi, a partire da sé stessi. E’ per questo che, adesso che è chiaro di cosa si tratta ( un lavoro),  parleremo prossimamente dettagliatamente  degli aspetti psicologici da coltivare nel trading:
-    eliminazione della paura;
-    eliminazione di speranza e avidità;
-    sicurezza;
-    acquisizione di conoscenza e duro lavoro;
-    pazienza;
-    rispetto del rischio;
-    apprendimento dagli errori;
-    disciplina;
-    impegno e passione;
-    indifferenza ai soldi;
-    assenza di ego.

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