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Gli errori più comuni dei risparmiatori

Questo articolo tratta un tema importante nell’ambito della finanza comportamentale: gli errori che dipendono da noi, dal nostro modo di affrontare i problemi

di Redazione Soldionline 26 lug 2019 ore 12:06

schema-investimentoQuesto articolo tratta un tema importante nell’ambito della finanza comportamentale: gli errori che dipendono da noi, dal nostro modo di affrontare i problemi. Errori che possono derivare dalla sfera emotiva, ma anche errori dovuti a meccanismi “naturali” di elaborazione delle informazioni che non sempre funzionano a dovere.

 

Non solo razionalità, ovviamente

Che il comportamento economico e finanziario degli esseri umani non sia regolato solo dalla ragione è un dato di esperienza: troppi errori, piccoli e grandi, anche molto grandi. E troppe fregature per pensare che i mercati possano portare a una distribuzione delle risorse finanziarie che sia la migliore possibile per tutti i “giocatori”. Ma da qualche anno la razionalità degli operatori economici è diventato uno dei temi portanti dell'elaborazione teorica tanto che nei primi anni 2000 (era il 2002) Daniel Kahneman è stato insignito del premio Nobel per aver applicato la psicologia cognitiva allo studio dei comportamenti economici. Successivi premi Nobel, nell’ambito della finanza comportamentale, sono andati a Robert Shiller nel 2013 e Richard Thaler nel 2017.

Però, attenzione: il termine razionalità ha un significato diverso nel linguaggio comune rispetto a quello che ha negli studi economici. Ecco un esempio, tratto da un articolo dello stesso Kahneman. ”Nelle discussioni non tecniche, i criteri di impiego dei termini “razionale” e “irrazionale” sono di natura sostanziale: ci si domanda se le credenze divergano in modo consistente dalle evidenze a disposizione e se le decisioni favoriscano o meno gli interessi di chi le prende. Al contrario, le discussioni tecniche sulla razionalità tendono ad adottare un’impostazione logica, per la quale convinzioni e preferenze individuali vengono considerate razionali allorché rispondono a un corpo di regole formali, quali la complementarietà delle probabilità, il principio della cosa sicura, o l’indipendenza delle alternative non pertinenti.”

Per cominciare, ecco l’ipotesi da cui partire: nel comportamento economico - di chiunque, anche degli esperti – possono entrare elementi non razionali, emotivi, psicologici, che condizionano il processo di scelta nella gestione dei propri averi. E questi elementi è meglio conoscerli, per non diventarne vittime.

 

Primo: non perdere il controllo

Il fulcro di tutto questo discorso è non perdere il controllo delle proprie scelte, della propria strategia, non farsi assorbire dalle dinamiche frenetiche e imprevedibili dei mercati. A quel punto perdere soldi diventerebbe quasi inevitabile.

Vediamo alcuni esempi di comportamenti non razionali nella gestione dei risparmi.

 

Errore 1: movimentare troppo il capitale

“Continuare a vendere e comprare è un pericolo per la tua ricchezza”. Così scrivevano Berber e Odean sul Journal of Finance nel 2000. I due studiosi americani hanno esaminato il comportamento di 78.000 risparmiatori nel periodo compreso tra il 1991 e il 1997. Una delle conclusioni a cui sono arrivati, racchiusa nella citazione scritta sopra, è che movimentare troppo il patrimonio porta a risultati negativi. Stando ai dati riportati dagli autori, la strategia risulta sbagliata. Perché proseguire, allora? “Non è un errore tecnico […] è un errore di scopo, un vizio originale, un abbaglio su ciò che deve essere l’obiettivo del risparmio. L’obiettivo non è: diventare ricchi presto. Ma è: proteggere e promuovere il proprio patrimonio.” Un errore di scopo che potrebbe essere dovuto all’idea di poter battere il mercato, di comprare sui minimi e vendere sui massimi, di essere i più furbi degli altri. Un po’ di presunzione, eccessiva stima di sé che, alla fine, guasta.

 

Errore 2: la paura del rimpianto

A volte i risparmiatori tengono troppo a lungo titoli che vanno male, che perdono valore. Un comportamento conservativo che deriva da quella che i ricercatori chiamano la “paura del rimpianto”, la paura di doversi pentire delle scelte fatte. Così si fatica a cambiare, anche quando l’evidenza delle cose mostra che si dovrebbe. Su questa tendenza psicologica potrebbe basarsi la famosa “dollar cost averaging”, una strategia simile ai piano ad accumulo, che consiglia di continuare a comprare un titolo che sta scendendo solo per ridurre il prezzo medio di carico, senza una visione sull’andamento futuro dello stesso. Che sia un trucco per ridurre il rammarico di una scelta sbagliata? Sul risultato della “dollar cost averaging”, pochi dubbi: con ogni probabilità avremo acquistato qualche cosa che doveva invece essere venduto.

 

Errore 3: non ammettere gli errori

Sottilmente diverso, ma con risultati comunque negativi, un altro comportamento emotivo, basato sull’ostinazione che porta a non voler ammettere l’errore, a restare “investiti” in un titolo perché non possiamo avere sbagliato a sceglierlo, e sicuramente recupererà, tornerà a salire. Un antidoto, in questo caso, c’è: lo “stop loss”, un livello di perdita predefinito al quale vendere il titolo. Certo, poi bisogna rispettarlo!

 

Errore 4: imitare i vincitori

Altri rischi possono venire dalla tendenza a imitare i comportamenti “vincenti”. Primo: si perde il controllo consapevole della propria strategia che, se ben costruita, sarà probabilmente l’unica realmente sostenibile da tutti i punti di vista: emotivo, cognitivo, economico. E poi, per stare su cose più concrete, si rischia di arrivare tardi, di comprare sui massimi e di vendere dopo, troppo dopo. Consiglio: meglio fare con la propria testa.

 

Concludendo

Come già evidenziato gli errori possibili, nell’ambito dell’investimento, sono potenzialmente numerosi (e pericolosi). La finanza comportamentale evidenzia come sia difficoltoso avere un approccio davvero razionale e sistematico agli investimenti.

Il fai da te, in altre parole, non è facile. Così, per non essere condizionati da comportamenti sbagliati (o limiti cognitivi), un’alternativa sarebbe quella di rivolgersi a un consulente, che possa prendersi cura dei risparmi di una persona senza condizionamenti.

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
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