NAVIGA IL SITO
Home » Guide » Prodotti finanziari » CIR (Conti Individuali di Risparmio): cosa sono

CIR (Conti Individuali di Risparmio): cosa sono

Dedicati ai piccoli investitori, i Conti Individuali di Risparmio (CIR) si pongono l’obiettivo di incentivare i risparmiatori italiani ad investire nei titoli di stato. Con vantaggi anche per le finanze pubbliche. Ecco come funzionano

di Mauro Introzzi 10 set 2018 ore 17:24

I CIR, acronimo di Conti Individuali di Risparmio, sono strumenti che mirano a incentivare l’investimento in titoli di stato da parte dei risparmiatori italiani. La principale differenza rispetto ai PIR è che questi ultimi avevano invece l’obiettivo di veicolare risorse verso le imprese, in particolare quelle di dimensioni medio-piccole, mentre l'oggetto dei CIR sono i BTP e gli altri bond governativi.

Ma cosa sono i CIR? Lo vediamo in questa guida.

 

COSA SONO I CIR

I CIR potrebbero essere introdotti dalla prossima legge di bilancio, approvata nell’autunno del 2018. Non essendo ancora disponibili i dettagli tecnici dell’eventuale progetto di legge, le caratteristiche riportate qui di seguito potrebbero mutare nel momento in cui trovassero effettiva applicazione le indicazioni che circolano sugli organi di stampa.

cir-conti-individuali-risparmio-investimentiI CIR sono dei conti sui quali affluiscono gli investimenti in titoli di stato, come i BTP, emessi a partire dal 2019 di un risparmiatore. I destinatari di questo strumento sono le persone fisiche residenti in Italia, che mediante questa tipologia di conti potranno godere di un’esenzione fiscale totale. Sono quindi esclusi dai CIR le aziende e le altre persone giudiriche.

In altre parole gli interessi cedolari e le eventuali plusvalenze derivanti da una differenza favorevole tra acquisto e rimborso non saranno oggetto della tassazione sulle rendite finanziarie che nel caso dei titoli di stato è pari al 12,5% (contro il 26% di titoli azionari, ETF, rapporti bancari e bond societari).

Nel momento in cui si entra in un CIR si può godere di un credito d’imposta pari al 3,5%.

I CIR, infine, sono impignorabili e insequestrabili.

 

LEGGI ANCHE: La tassazione di azioni, titoli di stato (BTP, BOT, CCT e CTZ) e delle altre attività finanziarie

 

I TITOLI CIR COMPLIANCE

Possono essere ricompresi in un CIR tutti i titoli di stato emessi dal Tesoro italiano a partire dal 2019. Le obbligazioni dovranno essere mantenute fino alla loro scadenza e non potranno essere date in garanzia per altre operazioni (come i pronti contro termine). I gestori, inoltre, non potranno strutturare delle operazioni short in titoli stato (ossia vendite allo scoperto).

Al vaglio ci sarebbe poi l’ipotesi di ricomprendere nel CIR, per una quota minoritaria che potrebbe arrivare a una percentuale tra il 5% e il 10%; anche qualche altra tipologia di investimenti come quella in azioni o in obbligazioni societarie.

Nei CIR è possibile investire una cifra compresa tra i 30 e i 900 mila euro all’anno.

 

QUANTO COSTA UN CIR?

La normativa dovrebbe fissare anche dei paletti ai costi del CIR, offerti da ogni intermediario finanziario abilitato da Consob e Banca d’Italia. Il costo annuo massimo sarà legato ai costi di amministrazione, consulenza e gestione per un tetto massimo pari allo 0,15% del valore totale dell’investimento.

 

CIR, UN VANTAGGIO ANCHE PER LO STATO

I vantaggi potenziali dei CIR non sono solo appannaggio degli investitori, ma anche del ministero del Tesoro e dei suoi conti pubblici. Uno degli effetti di una buona diffusione dello strumento potrebbe infatti essere quello di abbassare la tensione sui titoli del debito pubblico e stabilizzarne le fluttuazioni. Con conseguenti benefici sullo spread e sulla capacità di indebitamento del paese.

Strumenti analoghi sono già stati utilizzati con successo anche nei paesi anglosassoni.

 

CIR, DIFFERENZE CON I PIR

I CIR ricordano da vicino un altro strumento balzato agli onori delle cronache di recente, ossia i PIR. Introdotti dal governo Gentiloni dalla Legge di Bilancio 2017, i Piani Industriali di Risparmio prevedono – come per i CIR - un totale abbattimento del carico fiscale se conservati per almeno 5 anni.
Ma a differenza dei CIR, che raccoglie solo titolo di stato italiani, gli asset idonei ad entrare in un PIR sono azioni, obbligazioni corporate, quote di fondi di investimento e anche conti correnti bancari. Un vincolo di diversificazione prevede che il 70% di quanto investito debba essere destinato a strumenti finanziari emessi da imprese italiane o europee con stabile organizzazione in Italia. Il 30% di questo 70% deve essere investito in strumenti emessi da imprese diverse rispetto a quelle incluse nel FTSE Mib. E cioè verso aziende di dimensioni minori, come quelle quotate nei segmenti MidCap, Star, Standard o sul mercato AIM.

 

(Photocredit: Philip James Corwin/CORBIS/Corbis via Getty Images)

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
da

SoldieLavoro

Come aprire la partita Iva

Come aprire la partita Iva

Chi vuole mettersi in proprio deve aprire la partita Iva. Sia che voglia lavorare da solo, sia che voglia aprire una società. Lo può fare con l'Agenzia delle Entrate. Continua »

da

ABCRisparmio

La cedolare secca spiegata in tre minuti

La cedolare secca spiegata in tre minuti

In questa guida vediamo cos'è e come funziona la cedolare secca sui contratti di locazione, le sue aliquote, le novità introdotte per il 2018 e il cosiddetto decreto Airbnb Continua »