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Signoraggio, facciamo chiarezza

Cos’è il signoraggio? L’insieme dei redditi che derivano dall’emissione di moneta. A chi vanno quei proventi? Nel caso dell'area euro ai Paesi membri dell'area stessa

di Mauro Introzzi 4 feb 2019 ore 09:23

bce-sedeCos’è il signoraggio? È davvero un fenomeno da demonizzare? In questa guida vediamo di fare un po’ di chiarezza su un’operazione troppe volte tirata in ballo nelle discussioni economico-politiche. Spesso – anzi, nella maggioranza dei casi – oggettivamente a sproposito.

 

IL SIGNORAGGIO NELLA STORIA

Il signoraggio, o “aggio del signore”, definisce l’insieme dei redditi che derivano dall’emissione di moneta. Si tratta di un concetto antico come la moneta stessa, che nel corso del tempo ha individuato fenomeni diversi. In generale si tratta di una forma di tassazione che l’ente emittente impone al privato. Un trasferimento di risorse dal privato al pubblico.

Nell’antichità – quando la moneta era metallica - il signoraggio era rappresentato da quella percentuale di metallo prezioso che la zecca teneva per sé quanto coniava una moneta per il titolare di quest’ultima. Non a caso era anche definito come diritto di zecca. Una commissione che poteva essere riscossa anche in altro modo (ad esempio con un’imposizione monetaria). La zecca apponeva il suo sigillo a garanzia del valore della moneta.

Quando la sovranità della moneta è passata a un ente centrale il signoraggio è stato spesso definito dalla differenza tra il valore nominale della moneta e il suo valore intrinseco (ossia il solo valore del metallo prezioso di cui la moneta era fatta). In altre parole un moneta che aveva un corso di 100 conteneva in realtà meno valore in metallo (pensiamolo a una cosa tipo “100 meno il valore del signoraggio”). In molti casi, nei momenti di maggiore necessità, il “signore” (ossia l’Impero, il Regno, lo Stato, la Regione, la Città o qualsiasi altro ente centrale battente moneta) era portato a sfruttare questa differenza, trattenendo un maggiore valore intrinseco per sé.

Con l’abbandono dei sistemi monetari basati sul metallo prezioso (oro, argento e altri metalli) il signoraggio divenne potenzialmente elevatissimo, e quindi con implicazioni decisamente pericolose: il costo dello stampare una banconota sono irrisori e a tale banconota può essere attribuito qualsiasi valore, anche altissimo. Da questa considerazione la decisione di scindere l’attività di emissione di moneta da quella di Governo.

Così il concetto di signoraggio ha assunto una forma diversa: è definito – più generalmente - come quelle risorse guadagnate da uno Stato quando stampa moneta, che poi impiega per beni e servizi alla collettività. Vediamo in che modo sono generati nelle economie moderne questi flussi.

 

IN CHE MODO L’EMISSIONE DI MONETA DELLE BANCHE CENTRALI GENERA SIGNORAGGIO

federal-reserve_1Con la rinuncia alle monete metalliche il signore non può più avere un flusso di risorse dal valore intrinseco. Ma ciò non significa che lo stampare banconote, coniare monete di metallo con poco valore o immettere nei circuiti monetari della moneta elettronica abbia fatto perdere occasioni di reddito a chi batte divisa. Le banche centrali hanno attualmente vari modi per registrare diversi redditi.

Uno dei casi più tipici è quello delle operazioni sul mercato aperto. Quando una banca centrale intende aumentare la massa monetaria di uno stato o di un consorzio di stati (come nel caso della BCE per l’area euro) non lo fa solitamente stampando valuta e inondando il mercato di denaro. Ma procede, appunto, con le cosiddette “operazioni sul mercato aperto”: compra cioè titoli del debito pubblico del Paese (o dei Paesi) che rappresenta.

Nello stato patrimoniale della banca centrale le poste generate da queste operazioni verranno così iscritte:

  • nell’attivo le obbligazioni acquistate,
  • nel passivo la corrispondente quantità di denaro emesso (per la banca centrale è infatti un debito nei confronti di chi detiene quel denaro).

I titoli acquistati genereranno però una serie di cedole di interessi, il cui totale è definito come “reddito monetario”. Che non hanno un’uscita corrispondente, visto che il denaro emesso è un debito che non paga alcun interesse. Si genera in questo modo un reddito per l’istituto.

Un altro modo per registrare redditi da signoraggio è nel rapporto che la banca centrale intrattiene con le banche commerciali. Va premesso che la banconote utilizzate da un paese o da un'area di paesi sono immesse nel relativi circuiti anche da queste ultime, che prendono in prestito denaro dalla banca centrale oppure cedono all'ente parte delle attività detenute. Queste due dinamiche generano redditi, sottoforma di interessi maturati dalla banca centrale sui finanziamenti concessi, nel primo caso, oppure sottoforma di rendimenti da essa percepiti sulle attività acquisite, nel secondo caso.

Un altro modo per generare redditi, anche se non si parla strettamente di signoraggio, deriva dalla vendita di titoli in portafoglio, lucrando tra il prezzo di acquisto e quello di vendita nel caso in cui i tassi abbiamo reso il secondo più elevato del primo. Un capital gain, insomma, per dirla come la potrebbe dire un piccolo risparmiatore.

Infine altri redditi possono arrivare da operazioni di trading su altri asset, da operazioni di politica monetaria non convenzionale (come nel caso del quantitative easing) o da servizi prestati.

 

REDDITI DA SIGNORAGGIO. A CHI VANNO?

Ma chi gode delle entrate da signoraggio? In prima istanza questi redditi sono incassati dalle banche centrali. Che non li utilizzano per le loro attività, ma li riversano, previa trattenute delle risorse necessarie al funzionamento della macchina operativa (costi generali ed amministrativi, retribuzioni e così via), ai Paesi titolari della sovranità monetaria.

Nel caso della Banca Centrale Europea, che è la fattispecie che ci riguarda più da vicino, il trasferimento avviene – per la quota parte cui l’Italia ha diritto -  per il tramite delle Banca d’Italia, il nostro istituto nazionale.

La banca centrale italiana gira nelle casse dello Stato questo reddito monetario, insieme agli altri redditi derivanti dai propri investimenti non connessi con le funzioni di politica monetaria e dalle attività esercitate, al netto dei costi di gestione e degli accantonamenti a riserva.

Il signoraggio, quindi, non finisce nelle casse delle banche azioniste della Banca d’Italia.

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
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