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La consulenza finanziaria in Italia

Cos’è la consulenza finanziaria, quali sono le principali tipologie di consulenza, qual è lo stato di questa attività nel nostro Paese e quali le novità più recenti

di Redazione Soldionline 17 ott 2018 ore 15:22

investimenti_1Il consulente finanziario è un professionista (o una società specializzata) che supporta un soggetto nelle scelte d’investimento e - più in generale – di pianificazione finanziaria. Un professionista importante per i propri soldi, al pari di qualsiasi altra figura professionale cui ci si rivolge, in qualsiasi ambito, per indicazioni di altra natura (ad esempio mediche, legali o fiscali).

In questa guida capiremo innanzitutto cos’è la consulenza finanziaria, quali sono le principali tipologie di consulenza, qual è lo stato di questa attività nel nostro Paese e quali le novità più recenti.

 

CONSULENZA FINANZIARIA, COS’È E COME FUNZIONA

Cos’è la consulenza finanziaria? È l’attività di supporto, rivolta a un soggetto privato o a impresa, finalizzata a pianificare gli investimenti di quest’ultimo. Il cliente, perché di rapporto professionale si parla, si affida al consulente perché non in grado di agire in modo autonomo, per mancanza di competenze o di tempo.

Un rapporto che dev’essere caratterizzato da grande professionalità e correttezza: una consulenza sana dev’essere infatti orientata a perseguire pienamente gli interessi del cliente, in termini di conservazione e crescita del capitale.

 

CONSULENZA FINANZIARIA DIPENDENTE E INDIPENDENTE

La principale classificazione delle tipologie di consulenza è dicotomica e contrappone quella “dipendente” da quella “indipendente”. La differenza tra le due categorie è netta: la consulenza dipendente deriva dalle cosiddette case prodotto (ossia le società di gestione del risparmio che gestiscono i fondi o gli istituti bancari collocanti i propri prodotti) mentre quella indipendente non nasce da alcun gestore di prodotti finanziari.

 

Da questa differenza di genesi nascono le principali diversità operative tra le due consulenze. Quella dipendente tenderà a collocare preferibilmente gli asset, come i fondi di investimento, creati dalla propria organizzazione (o di altre se ci sono particolari accordi di distribuzione) mentre quella indipendente non è interessata a vendere un prodotto finanziario piuttosto che un altro. Essa offre un servizio che prevede una selezione dei prodotti finanziari (fondi, Etf, bond o azioni che siano) più adeguati all'attitudine al rischio e agli obiettivi d'investimento del cliente e che, in palese assenza di conflitti d'interesse, crea un perfetto allineamento tra l'interesse del cliente e quello del consulente.

 

Peculiare infine anche la modalità di remunerazione dell’attività del consulente, strettamente legata al “grado di libertà” cui si accennava: alle reti di consulenza tradizionali viene retrocessa dalle case prodotto una quota delle commissioni pagate dal cliente finale; a seconda dell’accordo di distribuzione che la rete ha stabilito con la casa prodotto, il consulente guadagna diversamente. Al contrario il consulente indipendente è remunerato solo ed esclusivamente per il servizio di consulenza, a parcella (non a caso si parla di consulenza fee only) o con un minimo canone annuo.

 

LA CONSULENZA FINANZIARIA IN ITALIA

La realtà italiana è ancora fortemente ancorata al concetto di consulenza finanziaria dipendente. Il risparmiatore nostrano si rivolge ancora tipicamente allo sportello bancario o a un promotore finanziario e in misura minore a consulenti indipendenti o piattaforme online come i roboadvisor (ossia consulenti che operano con l’ausilio di piattaforme digitali basate su algoritmi).

 

Restringendo il campo a chi si affida a una qualsiasi tipologia di consulenza, alcuni studi arrivano infatti a indicare in più del 90% la percentuale dei nostri connazionali che si rivolge ancora a sportelli bancari e reti di promotori per la propria asset allocation. Percentuali molto diverse rispetto ai paesi anglosassoni dove la consulenza indipendente è decisamente più diffusa, per motivi culturali, storici e regolamentari.

 

In futuro la tendenza potrebbe però mutare. Il recepimento di una serie di norme caldeggiate a livello europeo, come la MiFID II, dovrebbe aumentare il livello di trasparenza del settore e, di conseguenza, la consapevolezza dei risparmiatori.

 

Nel commentare le recenti evoluzioni normative la stessa Consob, l’organismo che controlla la borsa e i mercati finanziari, ha segnalato il “cambiamento radicale in atto nel modello relazionale tra l’investitore – non più acquirente bensì utilizzatore – e il consulente – non più venditore di un prodotto bensì fornitore di un servizio” (Anna Genovese, commissario Consob – “La domanda di consulenza finanziaria in Italia: determinanti e prospettive di sviluppo”).

 

LE NOVITÀ PIÙ RECENTI, LA MIFID II DOPO LA MIFID

Già a partire dal 2007 i consulenti finanziari sono soggetti a una regolamentazione continentale, la MiFID (acronimo di Markets in Financial Instruments Directive). L’obiettivo della genesi della MiFID, una direttiva dell’Unione Europa a tutela del mercato degli strumenti finanziari, era quello di irrobustire le garanzie per i risparmiatori aumentando concorrenza ed efficienza di chi offre servizi finanziari. Un traguardo da perseguire tramite l’imposizione di un sistema di informazioni codificate, chiare e trasparenti e di un’attività di supporto consona ai bisogni del risparmiatore.

 

La MiFID II ha perfezionato e arricchito la strada già tracciata della direttiva precedente. Ha rafforzato l’obbligo a una maggiore chiarezza sul versante dei costi, sia preventivamente che durante l’orizzonte d’investimento, e imposto agli operatori una miglior profilazione dell’adeguatezza del profilo di rischio del risparmiatore.

 

Ma soprattutto ha introdotto importanti novità sul tema della consulenza, imponendo alle società di investimento di specificare espressamente agli investitori se la consulenza è prestata su base indipendente o meno e se la gamma di prodotti proposti è ristretta a determinati brand o ampia.

Insomma, un grande passo avanti verso una maggior tutela dei risparmiatori.

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