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Procedura di infrazione per deficit eccessivo: cos'è e qual è il suo iter

Cos'è la procedura di infrazione per deficit eccessivo da parte del Consiglio Europeo. Chi la propone? Chi la mette in atto? E quali sono le sue tempistiche? Quali le sanzioni?

di Mauro Introzzi 4 dic 2018 ore 10:50

commissione-europea_1Da qualche settimana aleggia sulla manovra italiana lo spettro della procedura di infrazione per deficit eccessivo da parte del Consiglio Europeo. Ma cos’è questa procedura? Chi la propone? E quali sono le sue tempistiche? E le sanzioni? Andiamo con ordine.

 

LA PROCEDURA DI INFRAZIONE E IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

La procedura di infrazione per deficit eccessivo nasce nell’alveo delle misure relative al patto di stabilità e crescita. Quest’ultimo è l’insieme di norme, concordato nel 1997 dai paesi membri dell'Unione Europea, che regola il coordinamento delle politiche di bilancio pubbliche dei singoli stati con il fine di assicurare la sostenibilità dei conti pubblici. E, di conseguenza, di rafforzare il percorso di integrazione monetaria dell’eurozona.

Questo patto si attua attraverso il rafforzamento delle politiche di vigilanza su deficit (ossia la differenza tra uscite ed entrate in un determinato esercizio) e su debiti pubblici (ossia gli indebitamenti dei vari stati). Lo stesso sito della Commissione Europea definisce il patto di stabilità e crescita come quell’insieme di norme che “mirano a prevenire le conseguenze negative delle politiche di bilancio e a correggere i bilanci o gli oneri del debito pubblico che risultano eccessivi”.

Il patto di stabilità e crescita si articola su due direttrici: una di carattere preventivo, l’altro di carattere correttivo. Il primo mira ad assicurare che le politiche fiscali dei paesi dell’eurozona siano gestite in modo coerente con il raggiungimento dell’obiettivo di bilancio di medio termine (spiegato nel prossimo paragrafo). Il secondo definisce le azioni da innescare nel caso non si rispettino gli impegni o se l’andamento di deficit e debito pubblico dovesse essere considerato non sostenibile. È all’interno del braccio correttivo del patto di stabilità e crescita che si inserisce la procedura di infrazione per deficit eccessivo.

 

L’OBIETTIVO DI MEDIO TERMINE: COS’È E QUANT’È PER L’ITALIA

L’obiettivo di bilancio di medio termine, specifico per ogni paese e parametrato alla propria posizione finanziaria, è un target che gli stati membri si sono impegnati a rispettare. Deve garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche ma permette un ambito di manovra, soprattutto per quanto riguarda gli investimenti pubblici, e guarda ai saldi strutturali, ossia è depurato dalle componenti cicliche e dalle misure temporali.

Per i paesi, come l’Italia, che hanno firmato il fiscal compact (ossia il sistema di regole vincolanti sull’equilibrio di bilancio) l’obiettivo di medio termine impone, alla peggio, un rapporto negativo dello 0,5% tra saldo strutturale e Pil, a meno che il rapporto debito/Pil non sia inferiore al 60%. Nel caso in cui lo fosse il deficit può arrivare all’1% (che è anche il limite per chi non ha firmato il fiscal compact).

Sono previste deroghe temporanee a questi limiti nel caso in cui ci siano in cantiere importanti riforme strutturali con impatti positivi nel lungo periodo, si sia verificato un evento inatteso e fuori dal controllo dello stato membro o sia in corso un periodo di rilevante recessione. In questi casi il rapporto tra deficit e Pil non può comunque mai superare il 3%.

 

L’AVVIO DELLA PROCEDURA DI INFRAZIONE PER DEFICIT ECCESSIVO

Dopo aver appurato l’esistenza di un deficit eccessivo, esistente o in divenire, la Commissione Europea - sentito il parere del Comitato per gli Affari Economici e Finanziari - procede a indirizzare al paese interessato una lettera di messa in mora (o lettera di contestazione) contenente le motivazioni considerate, le tempistiche concesse per la correzione e i target delle principali grandezze rilevanti per strutturare un percorso di rientro.

Nel caso in cui lo stato non risponda, o risponda senza modificare le proprie posizioni, la Commissione raccomanda al Consiglio di adottare una decisione che sancisca che nessuna misura è stata presa. La Commissione stabilisce anche il limite di tempo entro il quale il paese deve tornare ad essere in regola con i propri impegni. In mancanza di altre azioni correttive da parte dello stato oggetto della contestazione si apre la vera e propria procedura sanzionatoria per lo Stato membro.

 

PROCEDURA DI INFRAZIONE PER DEBITO ECCESSIVO: LE TEMPISTICHE

Il processo sanzionatorio richiede diversi mesi, almeno un semestre. La tempistica può essere ridotta a 3 mesi se si riscontrassero particolari caratteristiche di urgenza.

La presenza di 3 soggetti diversi, la Commissione che formula le raccomandazioni, il Consiglio che prende le decisioni, e lo stato oggetto della procedura, rende la dialettica intensa. Questa peculiarità lascia spazio ad alcuni margini di incertezza relativamente alle tempistiche precise.

 

LE POSSIBILI SANZIONI

All’interno del braccio correttivo della patto di stabilità e crescita sono stabilite anche le sanzioni per la violazione degli impegni sul deficit e per la mancanza successiva di correttivi. Assieme a nuove raccomandazioni più stringenti è possibile richiedere allo stato reo della violazione un deposito non fruttifero di somme pari allo 0,2% del Pil e interrompere il trasferimento di fondi strutturali e d’investimento europei. Per violazioni successive e ripetute mancanze di azioni correttive si aggiunge alle 2 imposizioni precedenti anche una componente annuale variabile fino allo 0,5% del Pil.


Fotocredit: Flags in front of the European Commission. Brussels, BELGIUM (THIERRY MONASSE/AFP/Getty Images)

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