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Cos'è il CNEL (e quante volte hanno provato a chiuderlo)

A cadenza regolare, il tema sulle sorti del CNEL torna alla ribalta perché i governi vogliono che venga abolito. I giornali e i tg nazionali ne parlano. Si leggono commenti contrastanti sui social su chi è favorevole e chi no. Ma cos’è il CNEL? Cosa fa? Perché le recenti legislazioni hanno provato (invano) ad abrogarlo? A cosa serve? Proviamo a dare risposta a queste domande

di Francesca Secci 6 set 2018 ore 15:27

Fondato come organo consultivo per il governo, le camere e le regioni, il CNEL è un luogo in cui gli interessi dei lavoratori vengono confrontati con quelli delle aziende. L'intento dei costituzionalisti era quello di unire due categorie che spesso sono in conflitto tra loro, in modo da farle lavorare insieme per il bene dello stato.

 

COS’È IL CNEL?

CNEL è l'acronimo del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro. Come suggerisce il nome si tratta di un’assemblea, i cui componenti fanno parte di associazioni sindacali, imprenditoriali e sociali. È un ente pubblico, previsto dall’articolo 99 della Costituzione Italiana, che nel suo dettato spiega di cosa si tratta e ne enuncia le funzioni:

Il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa.

E` organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge.

Ha l'iniziativa legislativa e può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge.

Il CNEL è stato istituito nel 1957, ma la sua composizione e i compiti sono disciplinati da una legge del 1986.

Oltre all'Articolo 99 della Costituzione, i doveri e gli obblighi del CNEL sono disciplinati da regolamenti e norme.

 

QUALI SONO LE FUNZIONI DEL CNEL?

italia-bandieraDalla lettera costituzionale, si evincono le due principali funzioni del Consiglio che i padri costituenti hanno voluto assegnare al CNEL: esprimere pareri (non vincolanti) e promuovere iniziative legislative in materie economiche e sociali.

I pareri sono forniti solo su richiesta dell'esecutivo, del parlamento e delle regioni e, anche se espresse, non sono vincolanti.

Altre funzioni che sono espletate dal CNEL:

  • Sviluppo di osservazioni e proposte legislative in materia di politica economica, politica sociale e del lavoro, ambiente, reti e infrastrutture, politiche europee e internazionali.
  • All’interno del CNEL si trova l’archivio nazionale dei contratti collettivi originariamente firmati dalle parti. I membri del Consiglio si prendono cura della loro conservazione e mettono i testi a disposizione dei cittadini.
  • Il CNEL ha il compito inoltre di pubblicare rapporti periodici, studi e indagini sui temi quali l’economia, il mercato del lavoro, la contrattazione, l’immigrazione e la lotta alla criminalità.
  • I compiti affidati al CNEL comprendono anche la creazione di banche dati che riguardano l'immigrazione, il mercato del lavoro, le statistiche territoriali e le professioni non regolamentate, come previsto dall'articolo 17 della legge n. 936/1986.

CHI NE FA PARTE?

Per rispondere a questa domanda è necessario fare nuovamente riferimento all’articolo 99 della Costituzione: Il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa.


Sulla base di questo assunto, l’articolo 2 della legge n. 936 del 30 dicembre 1986 (e successive modifiche) regola la composizione del Consiglio.

Il CNEL è composto da 65 membri. La loro distribuzione è la seguente:

  • Presidente: nominato con decreto del presidente della Repubblica
  • 10 esperti, qualificati esponenti della cultura economica, sociale e giuridica di cui:
    • 8 Nominati direttamente dal presidente della Repubblica
    • 2 Nominati dal Presidente della Repubblica su proposta del presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri
  • 48 Rappresentanti delle categorie produttive di beni e servizi nei settori pubblico e privato, di cui:
    • 22 Rappresentanti dei lavoratori dipendenti, tra i quali 3 “rappresentano i dirigenti e i quadri pubblici e privati”
    • 9 Rappresentanti dei lavoratori autonomi e delle professioni
    • 17 Rappresentanti delle imprese
  • 6 Rappresentanti delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni del volontariato
  • Due vicepresidenti inoltre sono eletti a rotazione dall’Assemblea

I membri del Consiglio restano in carica per cinque anni e possono essere riconfermati.

In aggiunta, è stato istituito un Segretariato generale per coadiuvare l'organizzazione, costituita da uffici appartenenti al Segretario generale, nominato  su proposta del presidente del Consiglio dei ministri con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il presidente del CNEL.

 

NASCITA, SOPPRESSIONE E RIPRISTINO DEL CNEL

Il pensiero di un Consiglio che potesse unire gli interessi dei lavoratori con quelli degli imprenditori cominciò a germogliare con l'Unità d'Italia, quando i Consigli Superiori furono istituiti come organo responsabile da un punto di vista puramente tecnico per aiutare i responsabili dei vari dipartimenti.

La nascita. Giuseppe Zanardelli e Giovanni Giolitti avevano fortemente sostenuto e nominato un Consiglio Superiore del Lavoro (CLS). Fondato nel 1903, l'Assemblea ha svolto un ruolo cruciale nel promuovere leggi con un forte impatto sociale al fine di facilitare un ruolo istituzionale sempre più importante per i lavoratori italiani.

La caduta. Il CSL fu poi soppresso da Benito Mussolini negli anni del fascismo.

Dopo il ritorno della democrazia nel nostro paese c'era un forte interesse nel rappresentare gli interessi di tutti.

Certo, l'ambiente politico era cambiato e la scena era dominata da uno scontro sempre più acceso tra il blocco di sinistra e la Democrazia Cristiana. In questo contesto di effervescenza politica, venne redatta la Costituzione italiana, che all'articolo 99 istituisce la creazione del CNEL, in quanto organo ausiliario del governo e della funzione parlamentare, compiti svolti anche dalla Corte dei conti e dal Consiglio di Stato.

Il ripristino. In particolare, il CNEL rispondeva a una visione espressa da Meuccio Ruini, che divenne il primo presidente, quando nel 1957 venne varata la legge istitutiva.

Ma fu Piero Campilli a ricoprire un ruolo dinamico negli anni seguenti, poiché ripetutamente cercò di conferire alla giuria del 1959-1974 un ruolo sempre più rilevante. Tuttavia le ambizioni non furono soddisfatte, perché col tempo il CNEL assunse sempre più un ruolo marginale, tanto che nel 1977 Giulio Andreotti ha dato all'istituzione il compito di autoriformarsi.

La riforma arrivò nel 1986, ma con pochi risultati, così che la maggior parte degli osservatori lo giudicò come un tentativo, fallito, di farne un organismo che potesse rispondere all'intenzione originale.

Da allora, con un certo ritmo, torna nel dibattito politico la questione della soppressione del CNEL, tanto che la sua abolizione era presente nel referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 indetto da Matteo Renzi. Il testo intendeva abrogare l'articolo 99 della Costituzione.

Dopo la vittoria del "No", Il CNEL continua il suo operato, registrando 48 nuovi consiglieri nel marzo scorso. Recentemente, la sua abolizione è stata reintegrata nel programma che il M5S e la Lega hanno stipulato nei negoziati per il nuovo governo.

 

LE CRITICHE AL CNEL

Gli obiettivi iniziali erano pienamente in sintonia con gli ideali sociali del tempo. Infatti il CNEL avrebbe dovuto lavorare al servizio delle camere e del governo come consulente, in particolare in relazione alla legislazione in campo economico e sociale per il quale ha anche il potere di iniziativa legislativa. Ciò significa che chi ha varato l'articolo 99 voleva che il Consiglio proponesse disegni di legge direttamente approvati e concordati dalle rappresentanze di coloro che avrebbero dovuto poi applicarli.

Dopo gli anni del divieto al sindacalismo imposto dal fascismo, si voleva dare alle associazioni di categoria un'istituzione in cui poter legittimamente rappresentare le loro richieste.

Tuttavia, in questi 60 anni il contributo del CNEL è stato piuttosto modesto, anche per il fatto che il Parlamento non ha mai apprezzato il lavoro dell'istituzione: ha presentato 134 commenti, 364 osservazioni e proposte, 370 relazioni e studi, 107 dichiarazioni su professioni non regolamentate. Dei 22 progetti di legge presentati, nessuno di questi è stato approvato dal Parlamento.

Ma se le intenzioni ideali erano altre, perché  non ha davvero funzionato? La risposta è che nel fervore degli anni del dopoguerra, in una democrazia libera, il CNEL si è rivelato tutt'altro che necessario. Infatti, i sindacati, le associazioni imprenditoriali e i gruppi professionali non avevano bisogno del Consiglio per far sentire la propria voce e fare richieste. Hanno avuto colloqui diretti con parti, governi e parlamenti, hanno partecipato a dibattiti pubblici, campagne, scioperi, dimostrazioni, studi, analisi e proposte.

Coloro che sostengono che il CNEL sia un organismo pubblico che grava sulle casse pubbliche sono influenzati dalla sua composizione e dal numero, sostenendo che sia veramente elevato.

Ultimamente i governi hanno tentato e proposto di abolirlo perché il CNEL non è mai riuscito a svolgere il ruolo rappresentativo per il quale era stato istituito.

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