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Investire in Borsa

I principi dell’analisi fondamentale, sulle orme delle ricerche di Eugene Fama e Kenneth French

di Mario Elia 7 set 2010 ore 13:54
I libri divulgativi sull’analisi fondamentale del valore delle imprese, meno presenti nelle librerie di quanto non accada per quelli dedicati alla consorella analisi tecnica, riescono talvolta a diffondersi utilmente anche fra gli investitori non-professionisti.

Alla condizione, però, di essere al tempo stesso chiari, sintetici e completi, ossia proprio quel che si sono proposti (e hanno brillantemente portato a compimento) gli analisti belgi Colot e Samain che, partendo da alcuni presupposti elementari, arrivano a tracciare un percorso netto e progressivo verso i “nascondigli” delle aziende forse meno conosciute ma con maggiori probabilità di crescita.

Intanto, non si può investire in borsa senza comprendere ciò che si sta acquistando, così come nessuno affiderebbe a terzi la costruzione della propria casa senza averne già un’idea personale o acquisterebbe un’auto senza conoscerne le caratteristiche principali.

Capire l’impresa, quindi, come una realtà dinamica e le relative azioni come una frazione del capitale sociale (i cosiddetti “mezzi propri”), portatrici di diritti e doveri. Scopo del tutto, la produzione di utile che, in parte, si tradurrà in dividendi.

A chiarire visivamente il concetto, viene graficamente riprodotto lo schema di Porter, che evidenzia le diverse pressioni esercitate sulla vita dell’impresa e che l’impresa stessa esercita sulle altre realtà produttive: competitors, fornitori, clienti, prodotti sostitutivi, potenziali entranti…

Seguono chiare nozioni di stato patrimoniale, di conto economico e, non meno importante, di flussi di cassa (suddivisi in cash flow operativo, cash flow di investimento e cash flow di finanziamento, elementi poco manipolabili e molto utili per valutare lo stato di salute di una società). Gradatamente, il lettore sarà guidato a scandagliare con precisione questa documentazione contabile e saprà sempre più prontamente individuare i fattori che suggeriscano o sconsiglino l’investimento.

Dopo la raccomandazione di impratichirsi per gradi e in vario modo della materia finanziaria (mezz’ora al giorno o tre ore nel fine settimana), gli Autori raccomandano al lettore di destinare all’investimento azionario una quantità di risorse limitata e delle quali non si preveda un diverso utilizzo a medio-lungo termine; dovrà tenere presente che nel breve periodo la borsa è del tutto imprevedibile; imparerà ad essere freddo e modesto, gestendo il proprio portafoglio come se si trattasse di quello del miglior amico, cui si dovrà rendere onestamente conto.

Nel vivo della trattazione gli Autori si addentrano dopo poche decine di pagine, quando ricordano che nel 1992 i due noti specialisti americani Eugene Fama e Kenneth French, dopo analisi statistiche poi estese e confermate, scoprirono due variabili alla base dei rendimenti di borsa: la prima era rappresentata dal rapporto Prezzo/Valore Contabile (P / VC) e la seconda dalla dimensione dell’impresa. E ciò avrebbe largamente soppiantato i modelli precedenti, come il Capital Asset Pricing Model (CAPM, o Modello di Equilibrio degli Attivi Finanziari) e il coefficiente “beta”.

È questo il primo passo del metodo, denominato dell’analisi quantitativa: scegliere azioni di imprese che presentino un rapporto P / VC compreso fra 1 e 2,5 (più è debole, maggiore il rendimento atteso) e una capitalizzazione non eccessiva, fra i 500 milioni e i 3 miliardi di dollari, inoltre non inserita nei listini principali delle borse.

Anche se a prima vista può apparire un po’ impegnativo far coesistere entrambe le variabili, assicuriamo che, grazie al tipo di esposizione sistematico di Colot e Samain, pagina per pagina si familiarizza con i presupposti che il rapporto P / VC non deve fuoriuscire da ambiti ridotti (quello delle imprese italiane è riportato anche dal maggior quotidiano economico nazionale) e che la dimensione dell’impresa non deve essere eccessiva (e quindi con maggiori margini di crescita).

Tutto qui? No. Ora arrivano i “semafori rossi”, ossia le condizioni che devono assolutamente inibire l’acquisto. Infatti, non si procede con il mouse se l’azienda in esame è:
•    oggetto di nuova quotazione (IPO); essa deve essere infatti quotata da almeno 5 anni;
•    oggetto di fusione o acquisizione (M/A) e l’azienda da acquisire fattura oltre il 30% di quella acquirente; l’esame viene rimandato di almeno 2 anni;
•    ha un indebitamento di oltre 2 volte i “mezzi propri”;
•    è troppo diversificata; il core business dev’essere all’80% del volume complessivo; quindi, no alle holding;
•    tende a internazionalizzarsi troppo;
•    presenta possibilità di guai giudiziari (litigations).

Dopo i semafori rossi è il momento di quelli verdi, per i quali vanno scandagliati strategia, giro d’affari e dirigenza:

•    la strategia deve prevedere una o più competenze di base, che la identifichino; il piano strategico dev’essere chiaro e ragionevolmente ambizioso a medio/lungo termine;
•    il giro d’affari e l’utile per azione devono crescere parallelamente nell’arco di 5 anni; è sempre preferibile che venga riconosciuto un dividendo e il payout presenti un range fra il 15% e l’85% dell’utile; la crescita sia regolare (almeno 2 volte negli ultimi 5 anni un aumento del dividendo); l’indebitamento finanziario non superi di 2 volte i mezzi propri; la liquidità, poi, sia almeno pari al 20% del totale dell’attivo; la dirigenza non sia rappresentata nel consiglio di amministrazione e agli azionisti di minoranza vengano riconosciute adeguate tutele.
Ne consegue una griglia valutativa che per la strategia prevede un massimo di 40 punti, composti da competenze specifiche (15 punti), buona e chiara presentazione formale (5 punti), con ambizione ragionevole (10 punti) e con prospettive di crescita in termini di mercati adiacenti e progetti (10 punti).

Analoga tabella per il giro d’affari, in cui si tenga conto dei risultati (15 punti) e del cash flow (15 punti) in mancanza del quale si analizzino gli utili (30 punti).

Se l’impresa non totalizza almeno 70 punti, non può essere presa in considerazione.

Tutto troppo cauto? Gli Autori si spingono a precisi consigli per chi abbia una maggior vocazione al rischio. Quindi, prendere in considerazione le imprese in fase di risanamento, imprese ad alto potenziale di innovazione e imprese dei paesi emergenti.

Fra le prime, solo quelle di grandi dimensioni e che si stiano risollevando da una cattiva gestione. Dal punto di vista quantitativo, è possibile far indietreggiare il rapporto P / VC a 0,5/ 1,5 (dal precedente caposaldo concettuale 1/2,5) e alla capitalizzazione è concesso di eccedere i 5 miliardi di euro. Infine, deve trattarsi del primo tentativo di risanamento, per di più capitanato da un gruppo dirigente completamente rinnovato; in questa strategia, nessun cartellino rosso, tranne quello delle litigations.

Fra le imprese ad alto potenziale di innovazione, restando estremamente interessanti i settori internet e le nanotecnologie, portare il rapporto P / VC fino a 3,5 volte, mentre sono confermati tutti i cartellini rossi prima illustrati, tranne quello relativo alla data di quotazione.

Per le imprese di paesi emergenti, nel ricordare cautelativamente che finora l’S&P500 ha sempre fatto meglio di tali mercati, gli Autori segnalano che questi ultimi sono via via più affidabili e che le loro direzioni d’impresa stanno progredendo. Tuttavia, non allontanarsi da Sudafrica, Sudamerica ed Est Europeo, tenendo presente l’indice di corruzione segnalato da siti specializzati (come www.transparency.org/cpi/#cpi) e quello di competitività su altre fonti del web (come www.=2.imd.ch/wcy o www.weforum.org). Per tali imprese (meglio se esportatrici) il rapporto quantitativo P / VC non deve oltrepassare il 2,5, mentre le capitalizzazioni possono superare anche i 5 miliardi di euro. Ovviamente, devono poter essere trattate a Wall Street sotto forma di Adr (American Depositary Receipt).

Eccoci alla conclusione. Ci è parso necessario presentare con un adeguato grado di analisi un libro che in realtà contiene una notevole quantità di ulteriori ragguagli (la stampa specializzata, i siti su cui documentarsi, i costi fissi e la disciplina fiscale…) e al quale, fra i tanti pregi, vanno riconosciuti il metodo e la completezza. Pubblicato nel 2005, mantiene a nostro parere intatti i vantaggi della qualità divulgativa e della precisione concettuale…

Leggere con calma, prendere nota, rileggere, predisporre degli schemi… Quindi introdursi gradatamente nella galassia della finanza internazionale seguendo i percorsi indicati… Le soddisfazioni non mancheranno.

Mario Elia
elia.mario@libero.it

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Titolo: INVESTIRE IN BORSA
Autori: Vincent Colot e Pierre Samain
Editore: ALTROCONSUMO
Prezzo: euro 14.45
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