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Ritenuta d'acconto: cos'è e come si calcola

La ritenuta d’acconto è il versamento fiscale cui sono sottoposti i lavoratori autonomi per la prestazione di lavoro effettuata

di Carlo Sala 27 nov 2019 ore 12:52

ritenuta-daccontoLa ritenuta d’acconto è il versamento fiscale cui sono sottoposti i lavoratori autonomi per la prestazione di lavoro effettuata. Sono sottoposte a ritenuta d’acconto tanto le prestazioni di lavoratori autonomi svolte in via occasionale quanto quelle svolte in via continuativa (cioè quelle effettuate da liberi professionisti specializzati in un certo ambito che operano per uno o più clienti quando questi si rivolgono a loro).

La ritenuta d’acconto è sostanzialmente l’equivalente delle trattenute che il datore di lavoro effettua nella busta paga del lavoratore subordinato ogni mese per pagare le tasse sul reddito da lavoro dipendente del lavoratore stesso.

Nel caso della ritenuta d’acconto, a pagare, per conto del lavoratore autonomo, è il cliente; la ritenuta viene effettuata sulla fattura emessa dal lavoratore stesso (che rappresenta la retribuzione di quest’ultimo ed è l’equivalente della busta paga del lavoratore dipendente).

Tanto il datore di lavoro per le trattenute in busta paga quanto il cliente per la ritenuta d’acconto sono sostituti d’imposta: trattengono le somme dovute al fisco dal lavoratore e le versano al fisco per conto suo.

 

 

Quando si applica la ritenuta d’acconto

La ritenuta d'acconto si applica sui redditi che i lavoratori autonomi hanno conseguito:

  • per prestazioni di lavoro autonomo anche occasionale o sotto forma di partecipazione agli utili;
  • per l’assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere;
  • sugli utili derivanti da contratti di associazione in partecipazione;
  • sugli utili spettanti ai promotori e ai soci fondatori di spa e srl;
  • sui redditi derivanti dalla vendita di diritti d’autore da parte dello stesso autore
  • sui diritti per opere d’ingegno.


La ritenuta si applica per prestazioni effettuate sia da persone fisiche, che sui loro redditi devono pagare al fisco l’Irpef, sia da persone giuridiche (cioè società), che per i propri redditi sono tenuti a pagare l’Ires.

Non sono soggette a ritenuta d’acconto prestazioni lavorative per i quali la cifra totale da pagare al lavoratore sia inferiore a 25,82 euro.

 

I tipi di ritenuta d’acconto

La ritenuta d’acconto può essere di 2 tipi:

  • a titolo di acconto;
  • a titolo di imposta.

Nel primo caso la ritenuta d’acconto rappresenta un’anticipazione di quanto dovuto al fisco per i propri redditi. Nel secondo caso la ritenuta salda l’intera somma che si deve al fisco.

La ritenuta vale come acconto, cioè come anticipo, nel caso di:

  • prestazioni di lavoro autonomo e prestazioni occasionali;
  • compensi degli amministratori di condominio;
  • redditi derivanti dall’utilizzazione delle opere dell’ingegno, di brevetti industriali, di processi e formule;
  • partecipazioni agli utili per contratti di associazione in partecipazione;
  • compensi per levata protesta esercitata dai segretari comunali;
  • rapporti di commissione, di agenzia, di mediazione, di rappresentanza di commercio e di procacciamento di affari.

La ritenuta vale invece come saldo dell’intero ammontare dovuto al fisco, nel caso di:

  • prestazioni di lavoro autonomo di soggetti non residenti; 
  • compensi di amministratori di condominio non residenti; 
  • partecipazioni agli utili per contratti di associazione in partecipazione percepiti da soggetti non residenti; 
  • compensi per levata protesti esercitata dai segretari comunali non residenti;
  • redditi derivanti dall’utilizzazione delle opere dell’ingegno, di brevetti industriali, di processi e formule di soggetti non residenti;
  • redditi di incaricati di vendite a domicilio.

 

Come si calcola la ritenuta d’acconto

La ritenuta d’acconto si calcola sulla cifra che il lavoratore ha concordato con il suo cliente per lo svolgimento della prestazione di lavoro che gli è stata richiesta. Tale cifra rappresenta la base imponibile e si ricava sommando:

  • il compenso per la prestazione lavorativa svolta;
  • eventuali rimborsi di spese e costi sostenuti per lo svolgimento della prestazione (purché tali rimborsi siano stati preventivamente concordati tra lavoratore e cliente);
  • la rivalsa facoltativa Inps ove applicabile.

La rivalsa facoltativa Inps è consentita soltanto a chi non goda di una cassa previdenziale di categoria ed è dunque tenuto a iscriversi alla gestione separata dell’Inps (i liberi professionisti hanno di norma una propria cassa previdenziale di categoria).

Chi ricade sotto la gestione separata dell’Inps può addebitare ai propri clienti l’equivalente del 4% del compenso per la prestazione lavorativa svolta. Non è tenuto a farlo e può non farlo. Nel caso lo faccia, quel 4% va ad aumentare la cifra che il cliente deve pagare per l’attività lavorativa richiesta. E rientra dunque tra gli elementi da cui si ricava la somma in base alla quale calcolare la ritenuta d’acconto.

La cifra su cui si calcola la ritenuta d’acconto non include l’Iva dovuta per la prestazione né l’eventuale marca da bollo (dovuta per prestazioni di valore superiore ai 77,24 euro).

 

A quanto ammonta la ritenuta d’acconto

La base imponibile sulla quale viene applicata l’aliquota prevista per la ritenuta d’acconto è di norma l’intera cifra (comprensiva di eventuali rimborsi spese e rivalsa Inps) pagata dal cliente al lavoratore.

Su tale cifra, la ritenute d’acconto viene calcolata in un importo pari:

  • al 20% nel caso di prestazione effettuata da liberi professionisti residenti in Italia o di sfruttamento delle opere d’ingegno realizzate da persone residenti in Italia; 
  • al 30% nel caso di prestazione effettuata da liberi professionisti residenti all’estero o di sfruttamento delle opere d’ingegno realizzate da persone non residenti in Italia; 
  • al 23% (a salire) in caso di prestazioni effettuate da sportivi dilettanti che superano la soglia minima di reddito (20.658,28 euro); 
  • al 23% per le prestazioni svolte dagli agenti di commercio.

In vari casi, la legge consente di prendere a riferimento una somma inferiore alla cifra  complessiva pagata al lavoratore.

Le decurtazioni sono le seguenti:

  • per rapporti di commissione, di agenzia, di mediazione, di rappresentanza di commercio e di procacciamento di affari la base di calcolo della ritenuta è pari al 50% della cifra corrisposta per la prestazione lavorativa effettuata;
  • per l’utilizzazione delle opere dell’ingegno, di brevetti industriali, di processi e formule la ritenuta si applica al 75% del valore dell’utilizzazione;
  • per levata protesta esercitata dai segretari comunali la base imponibile è diminuita del 15%; 
  • per gli incaricati alle vendite a domicilio la ritenuta d’acconto è calcolata sul 78% delle somme percepite.

 

Come si paga la ritenuta d’acconto

La ritenuta d’acconto è a carico del lavoratore ma a pagarla è il cliente. Il pagamento deve essere effettuato attraverso modulo F24 (il codice tributo è 1040). Deve avvenire entro il 16esimo giorno del mese successivo a quello in cui ha pagato il lavoratore. Nel caso il 16esimo giorno del mese successivo sia festivo, il pagamento della ritenuta deve avvenire nel primo giorno lavorativo utile dopo quella data.

Devono pagare la ritenuta d’acconto per le prestazioni che abbiano richiesto a lavoratori autonomi:

  • persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arti o professioni;
  • società di capitali residenti in Italia;
  • enti pubblici e privati diversi dalle società;
  • associazioni non riconosciute;
  • società di persone ed enti equiparati;
  • imprese agricole;
  • condomini;
  • curatori fallimentari;
  • società ed enti non residenti in Italia;
  • pubblica amministrazione;
  • trust;
  • gruppi europei di interesse economico (G.E.I.E).

Il lavoratore per il quale è stata effettuata la ritenuta d’acconto deve detrarne l’importo quando presenta la dichiarazione dei redditi. Con la ritenuta, infatti, è già stato pagato parte (in caso di acconto) o tutto (in caso di imposta) quanto dovuto al fisco per la prestazione alla quale la ritenuta stessa si riferisce. Se non si effettua la detrazione della ritenuta, si paga al fisco più di quanto dovuto per il reddito derivante da una singola prestazione lavorativa.

Il cliente che deve pagare la ritenuta d’acconto per conto del lavoratore deve attestare il pagamento inviando la certificazione unica dei redditi sia al lavoratore che all’Agenzia delle entrate. L’invio all’Agenzia delle entrate deve avvenire per via telematica entro il 7 marzo dell’anno successivo al pagamento, quello al lavoratore deve avvenire entro il 31 marzo dell’anno successivo al pagamento. L’invio al lavoratore serve a quest’ultimo per attestare che la ritenuta d’acconto è stata versata al fisco e per dedurne il relativo importo dalla dichiarazione dei redditi.

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.

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