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Come affrontare un colloquio di lavoro

Il colloquio di lavoro è anzitutto un'opportunità: consente di evidenziare davanti al recruiter, perché si è la persona più idonea tra quelle che hanno risposto all’inserzione di lavoro

di Carlo Sala 21 nov 2019 ore 10:41

colloquio-di-lavoroUn “colloquio di lavoro” è sostanzialmente un’intervista, in inglese non a caso colloquio di lavoro si dice “interview”. Il colloquio di lavoro è anzitutto un'opportunità: consente infatti di evidenziare davanti al recruiter, la persona con cui si ha il colloquio, perché si è la persona più idonea tra quelle che hanno risposto all’inserzione di lavoro e ottenuto appuntamento per il colloquio. In questa guida vediamo come affrontare un colloquio di lavoro.

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Come si svolge un colloquio

Quando ci si presenta a un colloquio si è già fatto un primo passo: si è stati selezionati tra quanti hanno risposto all’annuncio di lavoro. Ma non si è gli unici ad essere stati convocati. E a parte nome e cognome, il recruiter conosce ben poco della persona che ha di fronte. Prima di presentarsi al colloquio occorre quindi aspettarsi che l’interlocutore voglia sapere di più di chi ha di fronte, magari partendo dalle informazioni che si sono date rispondendo all’annuncio di lavoro. Occorre quindi prepararsi a fornire una breve introduzione di se stessi, una sintesi a voce del curriculum vitae (probabilmente già mandato). E bisogna aspettarsi di dover raccontare i propri pregi e difetti.

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Nessuno si aspetta di trovarsi di fronte la perfezione, quindi nell’indicare le proprie qualità bisogna essere pronti a dimostrarle concretamente e dei propri difetti non si deve avere timore. Esagerare le proprie qualità rischia di dare un’impressione di inaffidabilità; apparire rassegnati o indulgenti davanti ai propri difetti dimostra scarsa ambizione e pigrizia. Ciò che si racconta di sé deve essere pertinente rispetto alla posizione a cui si aspira: essere uno sciatore provetto quando ci si candida a steward o hostess di una compagnia aerea serve molto meno che saper nuotare decentemente in acque dove non si tocca.

Chi bluffi, pensando che anche altri facciano lo stesso, non si deve aspettare che l’interlocutore non provi a scoprirlo. Profili LinkedIn (o di altri social) dell’interlocutore o dell’azienda, colloqui con chi conosce quel datore di lavoro o la sua azienda possono essere utili fonti di informazione per arrivare preparati al colloquio.

La puntualità, la postura, l’abbigliamento, l’atteggiamento (a partire dal tono di voce) sono altri elementi importanti.

Un colloquio di lavoro può essere solo un primo round, al quale ne possono seguire altri. E' bene mettere in conto che la scelta della persona giusta potrebbe avvenire dopo più incontri coi singoli candidati. L’obiettivo minimo deve quindi essere quello di 'qualificarsi al turno successivo'.
Guardare l’interlocutore negli occhi è una dimostrazione di franchezza, stringere la mano con energia adeguata pure (nel caso, evitare di pulirvela di fronte all’interlocutore).

Conta anche la propria identità digitale: il recruiter potrebbe aver raccolto informazioni su di voi facendo una ricerca sui social network o anche solo digitando il vostro nome su un motore di ricerca.

Come ad un esame, perché di un esame alla fine si tratta, si deve mettere in conto una domanda completamente inattesa e magari per nulla pertinente con la posizione di lavoro di cui si parla. Una domanda inattesa non può essere prevista; va però messo in conto che il recruiter voglia valutare la reattività dell'interlocutore, la sua capacità di far fronte a imprevisti.

Conta infine saper gestire il tempo. Un colloquio di lavoro non è una cena romantica tipo ‘vorrei che questo momento non finisse mai’. Il recruiter ha un tempo di massima a disposizione; dunque è bene andare al sodo per non sprecare neanche un minuto (evitando naturalmente di apparire spocchiosi).

 

Cosa è bene sottolineare durante un colloquio di lavoro

Un lavoratore è apprezzato per i risultati che ottiene. Allo stesso modo un aspirante lavoratore è valutato per i risultati che può portare. Oltre a raccogliere quante più informazioni sul possibile futuro datore di lavoro, occorre sottolineare cosa si è in grado di portare a quel datore di lavoro.

Domande tipo: ‘Perché tra tanti devo scegliere proprio te?’ ‘Perché vuoi questo posto di lavoro?’ possono anche non essere esplicitamente poste; chi si candida deve però aspettarsele e saper dare una risposta anche se non gli vengono esplicitamente fatte.

I risultati raggiunti in eventuali precedenti esperienze di lavoro contano. Come contano le ragioni per cui sono stati affidati certi compiti e quelle per cui non si sono realizzati gli obiettivi attesi. Nel caso non si abbiano esperienze lavorative, è importante spiegare perché, con quali aspettative, si è scelto un certo percorso di studio e di formazione.

Motivazione, dedizione al lavoro e capacità di fare squadra sono altri elementi importanti. Nessuno lavora gratis e famiglia e tempo libero sono importanti per chiunque. Nessuno, di contro, si aspetta che un lavoratore voglia stare in servizio 24 ore, anche la domenica, anche mentre i suoi amici fanno festa. Quello che ci si aspetta è la capacità di capire quando dare la priorità al lavoro e quando alla vita privata e di coniugare l’uno e l’altra.

Nel caso si abbia già un altro lavoro si deve essere preparati a spiegare perché lo si vuole lasciare; nel caso lo si sia avuto ma non lo si abbia più occorre attendersi domande sui motivi per cui si è smesso. Ci si deve aspettare anche che il recruiter chieda se ci si è candidati anche per altri posti di lavoro. La valutazione di un candidato può infine passare anche per domande sulle aspettative in termini di retribuzione e di carriera e dal raffronto tra nuovo e vecchio posto di lavoro.

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