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Assumere una Colf

Chi assume una colf, una badante o una qualsiasi altra collaboratrice domestica deve affrontare una serie di adempimenti differenti. E le cose si complicano con i lavoratori stranieri

di Mauro Introzzi
I rapporti di lavoro domestico sono disciplinati dalla legge numero 339 del 1958, normativa che contiene disposizioni sul collocamento, sul periodo di prova, di ferie e su riposo e indennità di anzianità. L’ultimo accordo di categoria in essere è invece datato 8 marzo 2007.
Chi assume una colf, una badante o una qualsiasi altra collaboratrice domestica deve affrontare una serie di adempimenti differenti, che aumentano di numero nel caso in cui la lavoratrice sia originaria di un paese extracomunitario.
Se la colf è di nazionalità italiana o di un paese dell’Unione Europea l’assunzione è diretta, previo accordo dei principali elementi del rapporto di lavoro.
Per i lavoratori extracomunitari, invece, le procedure di assunzione differiscono a seconda delle residenza del lavoratore.
Se il collaboratore domestico è già un residente italiano il datore di lavoro deve compilare il modulo Q (contratto di soggiorno per lavoro) insieme al lavoratore. Il modulo, scaricabile dal sito dello Sportello Unico dell’Immigrazione della Prefettura di residenza, deve essere poi presentato proprio a quest’ultimo ufficio, mediante l’invio dell’originale tramite raccomandata A/R, con in allegato la copia di un documento di identità.
Il datore di lavoro deve poi consegnare al collaboratore una copia del contratto di soggiorno e la ricevuta di ritorno della raccomandata.
Se il lavoratore non è comunitario e non ha la residenza in Italia le procedure, invece, si complicano. In questo caso il datore di lavoro deve aspettare la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del Decreto Flussi (che stabilisce il numero annuo dei permessi di soggiorno per motivi di lavoro) e poi presentare la domanda di lavoro.
Il datore dei lavoro, per poter presentare domanda, deve dare la garanzia di un orario settimanale di almeno 20 ore, deve dimostrare di poter contare su un reddito netto annuo almeno doppio rispetto alla retribuzione del collaboratore domestico, deve impegnarsi al pagamento delle spese di viaggio per il rientro nel paese d’origine del lavoratore, deve dare il suo impegno a comunicare ogni variazione del rapporto di lavoro e, nel caso, deve infine assicurare la disponibilità di un alloggio (che dev'essere certificata dal Comune o dall'Asl di competenza).

Il lavoratore, dopo aver ottenuto il visto d'ingresso, dovrà recarsi entro 8 giorni presso lo Sportello Unico per firmare sia il contratto che la richiesta di permesso di soggiorno, da spedire alla Prefettura tramite una raccomandata. In un secondo tempo, poi, la Questura convocherà il lavoratore per consegnargli il permesso di soggiorno. Lo Sportello Unico, infine, rilascerà al datore di lavoro il contratto di soggiorno, una copia della Carta del Valori e una guida sull'immigrazione tradotta nella lingua del lavoratore extracomunitario.

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
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