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William Sharpe e la misura obiettiva del rischio

Informatica, economia, teoria matematica dei giochi. Un grande talento in grado di spaziare su diversi campi del sapere. In particolare sulla finanza applicata. E sul richio finanziario

di Mario Elia

Sharpe nasce a Boston (New England!) nel 1934 e si laurea giovanissimo all’Ucla (Università californiana di Los Angeles), mettendo a punto, benché giovane, una rilevantissima mole di studi finanziari, spaziando dall’informatica, all’economia, alla teoria matematica dei giochi.

Grazie al suo naturale e straordinario talento, diviene rapidamente un docente di notorietà internazionale e collabora con le università e le istituzioni economiche di tutto il mondo, con una spiccata preferenza per l’ateneo di Stanford, che non abbandonerà più.

Il motivo del suo rapido e bruciante successo va senz’altro ricercato nella finanza applicata, ove le sue idee innovative rappresentano la necessaria evoluzione di concezioni al tempo poco più che embrionali.

Il successo e il conseguente conferimento del premio Nobel per l’economia, giunto nel 1990, a coronamento di una carriera inimitabile - ed equamente condiviso con Harry Markowitz e Merton Miller - altro non fanno che rendere “l’indice di Sharpe” più internazionalmente celebre e utilizzato.

E siamo al punto: la sua miglior creatura, proposta inizialmente nel già lontano 1966, misura infatti quanto affidabile possa risultare un investimento nel rapporto fra maggior rendimento e minor rischio.

La pietra di paragone sono naturalmente i titoli di stato, con la loro solidità storica e il connesso basso rendimento.

Quanto vale nuotare più al largo?

Diverse autorevoli voci della dottrina finanziaria sostengono infatti che il maggior rendimento, rispetto a questi incrollabili e tetragoni investimenti “statali”, sia appunto determinato dal valore aggiunto conferito dall’abilità del singolo investitore, così come del gestore dei fondi che vengano sottoscritti.

L’indice di Sharpe si preoccupa infatti di valutare la resa finanziaria di un fondo (o di ogni altra speculazione) oltre il rendimento delle placide obbligazioni governative. Attenzione, però, perché stiamo trattando di stati di grande rating internazionali e di bond a breve termine!

La formula dell’indice di Sharpe? Eccola qui:

SR = (RF – Rrf) : SF

Ove, RF – Rrf corrisponde alla differenza fra il rendimento dell’investimento alternativo e quello privo di rischio, mentre SF sta a rappresentare la volatilità dell’investimento “rischioso”.

L'indice è tanto più elevato quanto un maggior rendimento in un determinato periodo considerato è ottenuto con minor rischiosità. Più alto è l'indice di Sharpe, maggiore è l'abilità del gestore nell'ottimizzare il rapporto rendimento-rischio.

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
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