NAVIGA IL SITO
Home » Guide » Grandi Investitori » Warren Buffett: i suoi primi 40 anni

Warren Buffett: i suoi primi 40 anni

Com’è iniziata la straordinaria ascesa di Warren Buffett, dalla nascita fino alla Berkshire Hathaway. Una biografia del più grande investitore vivente.

di Gianluca Marzoli 8 ott 2018 ore 12:02

Warren Buffett è nato ad Omaha (Nebraska) il 30 agosto 1930, secondogenito di Leila e Howard. Unico figlio maschio, ha due sorelle di nome Doris e Roberta. Il papà, Howard Buffett, era un broker prima per la Union Street Bank, che poi si mise in proprio con una sua agenzia. Nel 1942 si candidò al congresso Americano per il partito repubblicano, e fu eletto.

Probabilmente influenzato dalla passione per gli investimenti di suo padre, già da giovane si lanciò in diverse azioni imprenditoriali. All’età di sette anni lesse il libro “One thousand ways to make 1.000 dollars” (Mille modi per fare 1.000 dollari).


I PRIMI INVESTIMENTI DI WARREN BUFFETT

All’età di 11 anni, dopo aver cercato di decifrare i grafici di borsa, fece il suo primo acquisto: tre azioni di Cities Service per lui, e tre per sua sorella Doris. Nel tempo libero dalla scuola, lavorava nel negozio di alimentari del nonno e per conto suo andava a vendere chewing gum e coca-cola agli amici. Comprò un flipper usato, lo sistemò e lo mise nel negozio di un barbiere dividendone i profitti. Vedendo che guadagnava bene, pensò di ripetere l’operazione con diversi barbieri, per poi vendere il business ad un veterano in pensione.

Si mise anche a distribuire i giornali alla mattina porta a porta, mettendo in piedi assieme ai suoi amici un sistema molto ben organizzato con il quale guadagnava circa 175 dollari al mese (l’equivalente di uno stipendio mensile di un normale lavoratore dei tempi). Ne deve aver distribuiti molti, tanto che anche adesso, alla convention annuale della sua Berkshire, ogni anno fa un contest sfidando i partecipanti al lancio del giornale dal cancello allo zerbino della porta. Naturalmente allo stand della sua Clayton Homes, il produttore N.1 in USA di case prefabbricate (le tipiche case Americane).

 

L’INCONTRO CON BENJAMIN GRAHAM

warren-buffett_6Alla fine delle superiori, Warren Buffett aveva già accumulato un tesoretto di 9.800 dollari (equivalenti a circa 100.000 dollari oggi!). Provò ad entrare ad Harward, ma fu respinto. Quindi ripiegò sulla Columbia University, e questo si rivelò la sua fortuna. Infatti alla Columbia insegnava il prof. Benjamin Graham, esperto in investimenti, che diventò il suo guru e il suo idolo. Nelle sue lezioni, Warren era il più attento, aveva sempre delle domande, alzava sempre la mano. Insomma aveva un grande entusiasmo, più di qualunque altro alunno, e presto diventò il pupillo di Graham.

Il prof. Benjamin Graham aveva una sua casa di investimenti, la Graham-Newman Corporation. Scrisse il libro, “The Intelligent Investor”, che illuminò la mente di Warren e che ancora definisce come “il miglior libro sugli investimenti mai scritto”. Inoltre, assieme a David Dodd, nel 1934 scrisse “Security Analisys”, un librone da 851 pagine, che in finanza è diventato la base dell’investimento “Value”.

 

NIENTE GRAFICI, MEGLIO ANALIZZARE IL BUSINESS

Graham insegnò a Warren a lasciare perdere i grafici, e a guardare piuttosto alle azioni come a dei business. A cogliere vantaggio dalle oscillazioni di borsa, e a investire sempre con il concetto di “margine di sicurezza”, che significa comprare quando i prezzi hanno una certa sottovalutazione rispetto al valore reale.

Gli insegnò inoltre a guardare al mercato azionario come se fosse mosso da un signore di nome “Mr. Market”. Il quale, in base all’umore della giornata, ti dice a che prezzo è disposto a comprare i tuoi business (le tue azioni), oppure ti dice a che prezzo è disposto a venderti i suoi. Puoi decidere di ascoltarlo, oppure di ignorarlo. Però devi sempre stare attento a sfruttare a tuo vantaggio i suoi umori, e guai a te se ti lascerai influenzare da essi. Warren Buffett ancora oggi afferma che questi principi (naturalmente qui solo accennati) rimarranno sempre le pietre miliari dell’investimento azionario.

 

WARREN BUFFETT E LA GEICO

Warren scoprì che Graham era il Chairman di una società assicurativa, la Government Employees Insurance Company (Geico) che operava in modo diverso dalle altre. Siccome Buffett era fanatico nel seguire i passi del suo guru, un sabato pomeriggio prese il treno e andò in centro a Washington sotto la sede centrale della Geico. Malgrado che, vista la giornata prefestiva, la Geico fosse deserta, suonò al campanello degli uffici. Gli aprì l’unico presente, Lorimer Davidson, che era un alto dirigente della Geico, il quale fu ben contento di rispondere per due ore alle domande di questo brillante studioso di economia. In quell’occasione, Warren capì i fondamentali del business delle assicurazioni, che diventerà la base della costruzione della sua Berkshire. Inoltre, in quell’occasione Buffett si innamorò della Geico, tanto che adesso ne è il proprietario tramite la Berkshire.

 

VOTI ALTISSIMI, MA NIENTE LAVORO

Buffett finì l’università con l’unico A+ che Graham diede in 22 anni di insegnamento alla Columbia. A questo punto gli fece quella che sembrava un’offerta irresistibile: chiese di poter lavorare alla Graham-Newman gratis! Ma incredibilmente Graham declinò l’offerta. Anni dopo Buffett, scherzando, disse che probabilmente Ben aveva valutato il rapporto rischio/rendimento arrivando alla conclusione che non fosse favorevole.

 

IL LAVORO ALLA BUFFETT-FALK & CO.

Allora decise di tornare a Omaha a lavorare nella agenzia di brokeraggio del padre, la Buffett-Falk & Co. Buffett non era un venditore classico, denotava infatti un notevole interesse per la ricerca di idee di investimento e di titoli sottovalutati, e si concentrava molto su questo piuttosto che cercare di piazzare più titoli possibili alla clientela. Naturalmente il primo titolo che consigliò alla clientela era la Geico, che aveva conosciuto bene e che era diretta dal suo idolo.

Presto si rese conto che non era il lavoro giusto per lui. Tutta questa ricerca non serviva molto per le vendite, anzi, era una perdita di tempo. Passare la giornata a cercare di convincere la clientela a comprare e vendere le azioni per percepirne una commissione non gli piaceva.

 

QUALCHE PASSO DI LATO E UN MATRIMONIO

Quindi fece alcuni passi in altre direzioni. Fece un corso di public speaking da Dale Canergie per superare la sua paura di parlare in pubblico. Poi cominciò a tenere un corso di nome “Investment Principles” all’Università di Omaha, basato sulle letture di “The Intelligent Investor”.

Nel frattempo si sposò con Susan Thompson, e l’anno dopo ebbero la loro prima figlia Susan Alice.

 

I PRIMI SOGNI (LAVORATIVI) CHE SI REALIZZANO

Nel 1954 il papà di Warren, Howard Buffett, perse le elezioni e non fu rieletto. Nell’anno in cui i sogni del padre svanirono, quelli del figlio si realizzarono.  Warren ricevette infatti la chiamata di Ben Graham per offrirgli il lavoro alla Graham-Newman che tanto desiderava. Senza nemmeno chiedere quale fosse il salario, Warren prese il primo aereo per New York. Si rivelò poi essere 12.000 dollari l’anno, circa 110.000 dollari di oggi.

Il fondo comune Graham-Newman operava secondo i classici principi di Graham: non seguire le mode, ma comprare azioni sottovalutate. Il lavoro di Buffett era analizzare i vari titoli, e portare all’attenzione di Graham quelli che riteneva potessero essere interessanti. A Graham spettava l’ultima decisione su quali procedere con l’acquisto, e quali invece bocciare.

Buffett era bravissimo nel suo lavoro, al punto che aveva il problema di trovare più azioni di quelle che il fondo poteva comprare. Spesso, quando Graham declinava la sua proposta di acquisto di un titolo, Warren ne comprava per sé facendo grandi affari. Purtroppo il fondo gestiva solo 5 milioni, il che non lasciava tanto spazio per gli investimenti.

 

IL RITIRO A BEVERLY HILLS

Nel 1956 Graham decise di ritirarsi a Beverly Hills con sua moglie, insegnando all’Università di California a Los Angeles, scrivendo testi di finanza e dedicandosi ai suoi hobby. Diede molti dei suoi soldi in beneficenza, e disse che chi moriva lasciando più di un milione di dollari a suo nome era un matto (forse l’unico principio di Graham che Buffett non ha seguito…).

 

WARREN BUFFETT SI METTE IN PROPRIO

Buffett non aveva più motivo di rimanere a New York. All’epoca aveva accumulato la cifra di 174.000 dollari, (circa 1,5 milioni di dollari adesso) e decise di tornare a Omaha. A questo punto era deciso di mettersi in proprio. Organizzò un gruppo di sette persone tra familiari e amici, e con loro avviò la sua Partnership di investimenti, la “Buffett Partnership Ltd”.

All’inizio del 1957 Warren Buffett aveva raccolto per la sua partnership appena 300.000 dollari, del resto non aveva un track record che potesse dimostrare di essere un investitore degno di fiducia. Quindi l’inizio fu un po’ lento. Poi con il passaparola, qualche investitore un po’ più di peso cominciò ad avvicinarsi e ad investire. A fine anno aveva in gestione 500.000 dollari.

 

LE REGOLE DELLA PARTNERSHIP DI BUFFETT

Le regole della partnership erano chiare ed estremamente convenienti per gli investitori. Fino al 4% di rendimento Buffett non avrebbe guadagnato niente, né minimi, né commissioni di ingresso e nemmeno commissioni di gestione, poi dal 4% in su, i  guadagni sarebbero stati divisi per il 75% agli investitori, il restante 25% sarebbe stato il suo compenso. Il primo anno, a fronte di un indice Dow Jones a -8%, il risultato di Buffett fu un + 10%.

Sempre quell’anno, con la moglie che aspettava il terzo figlio, Warren Buffett comprò casa ad Omaha. Era una villetta con annesso terreno del valore di 31.500 dollari. E' la casa nella quale abita tutt’oggi! Nel 1958 la partnership fece un +41% a fronte del Dow che fece +39%, a tre anni dalla sua partenza Buffett aveva già raddoppiato i soldi iniziali. Nel frattempo, altri investitori si aggiungevano alla partnership e Warren aumentava di popolarità, tanto che mise un minimo di ingresso a 50.000 dollari.

 

PASSAPAROLA (E CENE) PER TROVARE NUOVI INVESTITORI

Tramite il passaparola, Buffett diventava sempre più popolare ad Omaha, ed entravano sempre nuovi investitori. Per farsi conoscere, usò diversi metodi: ad esempio, chiese ad  un medico, conoscenza di famiglia, di mettere insieme almeno 10 suoi colleghi con 10.000 dollari ciascuno, per fare un gruppo di nuovi investitori. Organizzarono una serata in un ristorante con diversi medici e paramedici dove Buffett tenne una piccola conferenza. Alla fine della serata, chiuse  con 11 adesioni.

Mentre cresceva di popolarità e di masse in gestione, Buffett, assieme alla moglie, periodicamente andava a trovare il suo idolo Graham in California, dove poteva passare ore a parlare con lui, e nel frattempo si facevano un po’ di vacanza. Warren ispirò fiducia anche alla moglie di Graham, la quale gli diede una somma da gestire.

La partnership andava benissimo, alla fine del 1961, dopo 5 anni, il risultato fu uno straordinario + 251% contro un +74% dell’indice Dow Jones. Buffett era sempre più popolare, tanto che un gruppo di amici, ex studenti di Graham, ogni tanto viaggiavano fino ad Omaha solamente per cenare con lui e nel frattempo poter parlargli per due/tre ore. Anche a New York, dove aveva vissuto per un periodo, Buffett raccoglieva somme importanti. Vi andava periodicamente, soggiornando al Plaza con la moglie, dove rimaneva qualche giorno per incontrare i potenziali investitori. Alla fine del 1972 aveva in gestione 7,2 milioni di dollari, più che la Graham-Newman al suo picco.

 

WARREN BUFFETT E CHARLIE MUNGER

A questo punto Warren capì che non poteva più gestirla dallo studio di casa sua, e quindi decise di spostare la sede in un palazzo in Kiewit Plaza, e di alzare i minimi di ingresso a 100.000 dollari. In quel periodo Buffett parlava spesso al telefono con un suo vecchio amico di infanzia, Charlie Munger. Munger era cresciuto insieme a lui a Omaha e si era poi trasferito in California.

Charlie era diventato un avvocato, ma Buffett gli diceva che non doveva sprecare il suo talento per gli investimenti. Gli consigliò di aprire una sua partnership di investimenti a Los Angeles, come lui aveva fatto a Omaha. Buffett e Munger avevano lo stesso modo di pensare, ed entrambi volevano diventare ricchi, non per fare del lusso, ma per avere l’indipendenza finanziaria. Nel 1962, mentre Buffett si spostava a Kiewit Plaza, Munger apriva la sua partnership di investimenti. Ad oggi Charlie è il braccio destro di Warren nella gestione della Berkshire.

 

L’ACQUISTO DELLA BERKSHIRE HATHAWAY

Nel 1962 tramite la partnership Buffett cominciò ad accumulare azioni di una azienda tessile, la Berkshire Hathaway, al prezzo di 7,60 dollari ad azione. Il prezzo sembrava molto conveniente in quanto l’azienda aveva 16,50 dollari di capitale ad azione, e il prezzo era calato molto in quanto la tendenza era che i vestiti classici da uomo stessero andando fuori moda a favore di un abbigliamento più casual. Si trattava del classico acquisto “alla Graham”.

 

BUFFETT COMINCIA AD ALLONTANARSI DA GRAHAM

Ma man mano che il tempo passava, diventava sempre più chiaro che Buffett non era solamente la copia di Graham, ma era più scaltro e intelligente. Non cercava solamente aziende sottovalutate in termini numerici, spesso sconosciute ai più, ma si orientava anche su aziende che avessero ottime prospettive future, anche se non sembravano acquisti così convenienti. Nel 1964 cominciò infatti a comprare azioni di  un’azienda che non aveva né capannoni né attrezzature, l’American Express.

 

LEGGI ANCHE: Le 7 regole d'oro di Warren Buffett

 

In questo caso, non si trattava affatto di un acquisto che seguiva i canoni di Graham, il quale indicava che un’azione doveva essere valutata sulla base di definite ragioni aritmetiche e da dati statistici. E quindi sulla base del capitale al lavoro, impianti e equipaggiamenti, e ogni altro asset tangibile. American Express non aveva nulla di tutto questo, ma aveva un brand riconosciuto e rispettato, un business innovativo e in forte crescita.

In quell’anno, Buffett aveva in gestione complessivamente 22 milioni di dollari, e la sua ricchezza personale ammontava a 4 milioni, una somma notevole per l’epoca. Il portafoglio della partnership era concentrato su American Express, Berkshire Hathaway e pochi altri titoli. Una asset allocation molto differente dalla maggior parte dei money manager di Wall Street, i quali tendevano (e tendono tutt’oggi) a diversificare moltissimo e a puntare sui titoli più popolari.

 

WARREN BUFFETT E LA DISNEY

Nel 1965 Buffett e la sua famiglia andarono in California per prendersi qualche giorno di vacanza e stare assieme a Charlie Munger e famiglia, con i quali visitarono Disneyland. Mentre le famiglie si divertivano, Buffett e Munger parlavano di affari e di business, valutando anche il business che stavano visitando in quel momento: la Disney. Buffett rimase molto impressionato, e proseguì in seguito lo studio dell’azienda, valutando i dati di bilancio, ma anche le prospettive dei parchi giochi, dei libri e dei film, e naturalmente il prezzo. In quel periodo il titolo Disney aveva un Price/Earnings di 10. Valutando il momento conveniente, per conto della partnership Buffett comprò il 5 % della Disney per 4 milioni di dollari.

Alla fine del 1966, dopo 10 anni di attività la partnership aveva fatto un risultato lordo del +1.156%, che al netto della parte di Buffett diventava un +704,2% per i suoi investitori. Per i primi investitori, come la famiglia Davis, che gli avevano affidato 100.000 dollari, dopo 10 anni si ritrovarono con 804.000 dollari! Questi risultati lo avevano reso un uomo ricco, ritrovandosi un totale di quasi 7 milioni.

Anche il giornale locale Omaha World-Herald gli dedicò un articolo, scrivendo che uno degli investimenti migliori negli USA di quegli anni era stato affidare i propri risparmi ad un uomo che aveva comprato le sue prime azioni a 11 anni.

 

LE PRIME (PARZIALI) DIFFICOLTA’

Tuttavia, nel 1966 iniziava un periodo più difficile per Buffett. Le quotazioni di Wall Street avevano raggiunto livelli molto elevati, la speculazione stava prendendo il controllo, il pubblico si stava orientando sempre più verso il breve periodo cercando di cogliere i trend di mercato. Non era il modo di investire di Buffett, il quale afferma che prevedere il trend di mercato di breve è come prevedere la direzione di un uccellino quando lascia il ramo dell’albero.

Con le quotazioni così alte, Buffett non trovava più azioni sottovalutate da acquistare con il margine di sicurezza insegnato da Graham, tanto che nel 1966 chiuse le nuove sottoscrizioni alla sua partnership. In quel periodo invece i fondi comuni andavano alla grande, caricando commissioni di sottoscrizione che arrivavano fino all’8,5% del capitale investito.

In quel periodo, Buffett lamentava che i gestori dei fondi comuni, professionisti preparati in possesso di tutte le capacità e le conoscenze necessarie, usassero tutto il loro bagaglio professionale non per valutare correttamente le aziende da mettere nei loro portafogli, ma lo impiegassero per cercare di capire gli orientamenti di breve del mercato, con l’intento di anticipare i loro competitor per ottenere performance di breve termine.

 

E MALGRADO TUTTE QUESTE COSE

Malgrado che operasse in un mercato che non gli piaceva, Buffett continuò a consegnare ai suoi associati performance di altissimo livello. Nel 1967 la partnership fece un +36%, 17 punti meglio dell’indice Dow Jones, e nel 1968 fece un altro +59%. Questi risultati furono ottenuti soprattutto grazie alle due grandi partecipazioni in American Express e Disney, sulle quale Buffett aveva concentrato gran parte del proprio portafoglio.

 

E USCI’ DA UN MERCATO CHE NON CAPIVA PIU’

Buffett ha sempre avuto dei forti principi, uno dei quali è “ci vogliono 20 anni per costruirsi una reputazione, 5 minuti per perderla, se tu ragioni in questo modo agisci in modo differente”. Questo suo modo di essere lo portò ad una decisione unica nel suo genere: nel Maggio 1969 comunicò ai suoi soci che liquidava la partnership. A giustificare questa sua decisione, Buffett scrisse che operava in un mercato che non capiva più, che non voleva adattarsi ad un gioco che non comprendeva e che usciva dal modo di ragionare dei principi di Graham.

La partnership liquidò tutti i suoi investimenti tranne le partecipazioni in Berkshire Hathaway e in Diversified Retailing (quest’ultima liquidata in seguito). Ai soci fu lasciata l’opzione di tenere la partecipazione in queste due società, oppure di essere liquidati totalmente. Per chi scelse quest’ultima opzione, le azioni delle due società furono acquistate direttamente da Buffett. Il quale pensò anche a chi, dei suoi partner, volesse continuare un investimento simile. Chiese a Bill Ruane, un altro dei “discepoli” di Graham, di fondare un fondo comune che gestisse il denaro con la filosofia di investimento di  Graham. Nacque il Sequoia Fund, che Buffett consigliò a tutti i suoi partner. La maggior parte seguì il suo consiglio, e investì in questo fondo, che negli anni diede eccellenti risultati.

 

BERKSHIRE HATHAWAY: UN NUOVO INIZIO

Nel 1970 Buffett diventò Chairman e CEO della Berkshire Hathaway, della quale aveva già la maggioranza azionaria, assumendone il pieno controllo, continuando la carriera che l’ha portato ad essere il Warren Buffett di oggi, conosciuto come il più grande investitore di tutti i tempi.

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
da

SoldieLavoro

Reddito di cittadinanza 2019: cos'è e come funziona

Reddito di cittadinanza 2019: cos'è e come funziona

Il Reddito di Cittadinanza è quasi al via. Tutto verrà definito dalla legge di bilancio. Vediamo, sulla linea delle ultime novità, a chi spetta e quali sono i requisiti per ottenerlo Continua »

da

ABCRisparmio

Bonus asilo nido: cos'è, chi lo può prendere e a quanto ammonta

Bonus asilo nido: cos'è, chi lo può prendere e a quanto ammonta

Nell’ambito degli interventi normativi volti a sostenere i redditi delle famiglie c'è il cosiddetto bonus asilo nido dell'INPS, un contributo economico per sostenerne le spese Continua »