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La diversificazione di portafoglio non può proteggere da ogni rischio

E’ una strategia di lungo periodo, e come tale deve essere utilizzata. Le fluttuazioni di breve sono inevitabili, e devono essere accettate. Come in tutte le cose, gli eccessi di diversificazione possono fare male.

di Marco Delugan 20 lug 2016 ore 13:54

I mercati a volte si comportano in maniera strana perché gli investitori si comportano in maniera emotiva, è sempre successo, la storia dei mercati finanziari è piana di episodi del genere.

Ma è sempre l’ultimo crollo a essere il peggiore. Di solito gli investitori la pensano così. E non è difficile capire il perché: un conto è studiare la volatilità sui grafici storici, un conto è viverla sulla propria pelle, o meglio, sul proprio portafoglio.

Della storia passata sappiamo com’è andata a finire, mentre quando il mercato ci crolla addosso, invece no, e il panico può spingere a fare errori, ad abbandonare qualsiasi parvenza di strategia e di piano di investimento.

Oppure a cercarne di speciali, di strategie, in grado di approfittare anche dei momenti peggiori.

Di tutto questo ha parlato Ben Carlson – autore del blog A wealth of common sense - nel post Misconceptions About Diversification, di cui questo scritto riprende i punti principali. Carlson si concentra in particolare sull’utilizzo della diversificazione come protezione dai movimenti di breve periodo.

diversificazioneNell’agosto del 2015 lo S&P 500 ha perso il 7% circa in soli due giorni. E più di recente, con la Brexit, sempre in due giorni lo stesso indice ha perso più del 5%. In entrambi i casi i mercati si sono poi ripresi in breve tempo, ma in entrambi i casi sono uscite notizie di fondi di investimento e di speciali strategie di investimento che hanno performato benissimo proprio durante quei crolli.

E più in generale, osserva Carlson, gli investitori sembrano alla ricerca di portafogli, fondi e strategie di investimento che diano risultati nel breve periodo, e in periodi sempre più brevi. E la continua ricerca di strumenti e strategie di breve periodo difficilmente porta alla costruzione di buoni portafogli di lungo periodo.

Dal momento che non si sa come le correlazioni tra settori, asset class e titoli si evolveranno nel tempo, secondo Carlson può avere senso tentare di costruire un portafoglio che abbia al suo interno diversi stili di investimento e diverse strategie. Ma se si cerca di tenere conto di ogni singolo rischio, reale o potenziale, si finisce con l’aggiungere un altro rischio, e cioè quello di ritrovarsi con un portafoglio che non va da nessuna parte.

E’ una buona idea cercare di capire come le diverse parti del portafoglio si comportano durante le turbolenze di mercato, ma diventa un problema quando si è costantemente alla ricerca di protezioni e modi per diversificare. Gli asset correlati negativamente sono un’ottima cosa, in teoria, ma aumentano anche le probabilità di abbassare i rendimenti complessivi.

L’attenzione eccessiva al comportamento di breve periodo, secondo Carlson, porta inoltre alla perdita dei principi della vera diversificazione.

La diversificazione non riguarda:
Proteggersi dai giorni peggiori e da ogni singhiozzo del mercato;
Schivare la volatilità del mercato;
Risalire dopo ogni crollo del mercato;
Trovare strategie che ti faranno sentire un genio quando il mercato crolla.

La diversificazione invece riguarda:
Proteggersi da risultati negativi sul lungo periodo (gli unici che dovrebbero importare);
Distribuire i rischi su titoli diversi;
Assicurare la sopravvivenza anche dopo gravi crolli di mercato ed essere ancora in grado di raggiungere gli obiettivi di lungo periodo;
Pianificare per una vasta gamma di risultati;
Gestire gli investimenti senza sapere cosa sarà il futuro;
Ridurre le probabilità di forti perdite.

Non esiste un modo perfetto per proteggersi dai pericoli del mercato e allo stesso tempo approfittare in modo completo delle fasi di crescita dello stesso. Anche perché il portafoglio e la strategia ideale li si scopre solo col senno di poi. E cioè una volta ottenuti i risultati, e mai prima.

Diversificazione non significa isolare il proprio portafoglio dal resto del mondo nel breve periodo.

Diversificare può aiutare a volte nel breve periodo, ma è in realtà una strategia di lungo periodo.

Si dice che il meglio sia nemico del bene. E gli investitori, infatti, spesso perdono tempo e soldi cercando il portafoglio perfetto, quello adatto a ogni situazione di mercato, che si rivela spesso un modo per acquistare un gruppo di aziende concorrenti che però, come portafoglio, non riuscirà ad andare da nessuna parte.

La parte più difficile dell’investimento di lungo periodo, secondo Carlson, è resistere ai movimenti di breve periodo. La diversificazione può aiutare, ma non è la soluzione di tutti i mali, e nemmeno potrebbe esserlo.

E soprattutto, conclude Carlson, gli investitori non possono aspettarsi di guadagnare soldi nei mercati se non sono disposti a vedere fluttuazioni periodiche nelle loro proprietà.

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