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Perché è fondamentale controllare i costi dei propri investimenti

I costi di un investimento, che peraltro sono una delle poche componenti certe e misurabili già ex ante (anche se non sempre nella loro totalità), rischiano di avere impatti rilevanti sulle performance di un portafoglio

di Redazione Soldionline 21 gen 2020 ore 10:08

costi-commissioni-fondiLa stragrande maggioranza degli investitori sa bene quanto rendono (o non rendono) e hanno reso (o non hanno reso) i propri investimenti. Quel numerino percentuale che indica la performance - valutato solitamente a fine anno - racchiude tutte le soddisfazioni (o, anche qui, le delusioni) di un asset allocation più o meno indovinata.

E quando si definisce “indovinata” un’allocazione del proprio denaro non ci si deve riferire solo alla scelta degli strumenti più profittevoli dati un determinato profilo di rischio. Ma anche di quelli che a parità di efficienza siano i meno dispendiosi possibile. Si tratta di un altro aspetto davvero essenziale, visto come condiziona gli stessi rendimenti. Un aspetto molto spesso poco considerato.

 

I costi di un investimento, che peraltro sono una delle poche componenti certe e misurabili già ex ante (anche se non sempre nella loro totalità), rischiano infatti di avere impatti decisamente rilevanti sulle performance di un portafoglio. Sul lungo periodo questi effetti possono essere sorprendenti e finire con il mangiarsi buona parte dei rendimenti.

Qualche numero per capire meglio la portata del fenomeno: pagare anche solo l’1% all’anno del valore investito può determinare in vent’anni una perdita, in termini di mancati rendimenti, superiore al 30%. La capitalizzazione composta di queste spese, su un certo numero di anni, ha effetti decisamente rilevanti.

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Certo ci sono dei costi che per loro natura non sono totalmente eliminabili, come le spese relative ai bolli e alle imposte. Ma altre componenti sono invece se non azzerabili almeno comprimibili. Come quelle relative alle commissioni che l’intermediario applica. Di ogni natura esse siano.

 

Ma quali sono le spese che gravano su un investitore che si rivolge all’industria tradizionale del risparmio gestito? Tra le principali voci di costo di un fondo, per un risparmiatore, ci sono varie commissioni.

Di seguito le principali.

  • Commissioni di sottoscrizione e/o uscita, ossia quelle che si sostengono per entrare nell’investimento o per uscirne. Si tratta di commissioni che possono rappresentare una zavorra già importante all’inizio di un investimento.
  • Le eventuali commissioni di collocamento, tipiche dei fondi a durata predefinita.
  • Le spese correnti (dette anche commissioni di gestione), costi ricorrenti e di entità fissa.
  • Le commissioni di performance, una tipologia di costo variabile (quindi difficilmente valutabile ex ante) che scatta se lo strumento in cui si investe fa meglio di un indice di riferimento oppure registra un guadagno in termini assoluti.

 

Il totale di tutte queste spese è quantificato con il TSC, il Total Shareholder Cost. La somma di spese correnti e commissioni di performance è invece il Total Expense Ratio (o TER). Valori che ogni gestore dovrebbe esplicitare con precisione e trasparenza, non solo per una scelta di metodo ma anche e soprattutto perché lo imporrebbe la normativa.

Ma soprattutto grandezze che ogni investitore dovrebbe considerare perché rischiano di condizionare fortemente, visto che spesso non hanno una contropartita apprezzabile, i propri investimenti.

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
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