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Rendimento positivo, sempre

E' il momento di analizzare come operare sui mercati. L'investimento un "processo", diverse variabili entrano in gioco. Procediamo con ordine

di Giancarlo Marcotti

Innanzitutto consideriamo la tabella di seguito riprodotta. In essa ho riassunto l'andamento nel corso degli ultimi trent'anni dell'indice Dow Jones Industrial della borsa statunitense. Avrei potuto in ogni caso utilizzare un qualsiasi altro indice.



La tabella va letta in questo modo:

  1. la prima colonna riporta gli anni;
  2. la seconda il valore dell'indice al 31/12 dell'anno di riferimento;
  3. dalla terza in poi sono riportati i rendimenti percentuali dell'investimento, rispettivamente per la durata, di 1 anno, 2 anni, 3 anni ... e così via fino ad un periodo decennale;
  4. le ultime due righe riportano i rendimenti totali medi per le varie durate dell'investimento ed il loro valore annualizzato.

Questa tabella ci aiuterà a valutare i metodi di investimento fornendoci la base sulla quale poter fare raffronti.

Naturalmente l'utilizzo che ne possiamo fare si presta ad una miriade di considerazioni. Per ora mi limito a rimarcarne due, ma non mancheranno le occasioni per fare altri tipi di analisi:

  1. dall'investimento della durata di 6 anni in su non abbiamo più nessun periodo di perdita;
  2. all'aumentare della durata dell'investimento non aumenta solo il rendimento globale medio (come ovvio), ma anche quello annualizzato (con la sola eccezione dai 2 ai 3 anni, eccezione che  conferma la regola).

Da queste due considerazioni dobbiamo dedurre che il tormentone che abbiamo ascoltato fino alla noia dai fautori del risparmio gestito, vale a dire che più lungo è il  periodo nell'investimento azionario e maggiore è il suo rendimento medio, ha una sua fondatezza.

Forse non era necessario verificare con questa tabella un assunto che si fonda sulla logica.

Paradossalmente, però, per i gestori, questo può rivelarsi un boomerang in quanto verrebbe da chiedersi: perché affidare il nostro patrimonio ad una società di gestione, se nel lungo periodo potremmo ottenere risultati soddisfacenti anche operando autonomamente?  In altre parole il rendimento cresce al diminuire dell'influenza della  "gestione".

A me sembra naturale, invece, affidare il mio patrimonio ad un gestore in grado di ottenere un rendimento significativamente superiore rispetto all'indice di riferimento. Ciò è possibile principalmente riuscendo a limitare le perdite negli anni negativi più che sovraperformare le annate positive.

Guardando la terza colonna della tabella rileviamo che negli ultimi 30 anni 21 di questi si sono conclusi con un aumento dell'indice, mentre 9 sono stati negativi. Come accorgersi in tempo delle annate negative e correre ai ripari limitando i danni?

I banchieri centrali, i soli "gestori" dell'economia, utilizzano quasi esclusivamente un' arma per governare l'economia: i tassi di interesse. Il livello di questi ultimi sarà quindi da monitorare costantemente perché risulta il miglior barometro in grado di prevedere "che tempo farà".

Io ritengo che si possa anche operare al ribasso, con l'accortezza di non utilizzare la leva. Lo ritengo comunque un metodo di investimento in quanto come è normale acquistare un titolo supposto  sottostimato, così è lecito "vendere" ciò che riteniamo sopravvalutato. Per ovvi motivi operare al ribasso richiederà una maggior prudenza e dovrà esser fatto per un tempo limitato, ma potrà dare quel valore aggiunto che fa la differenza.

In conclusione occorre gestire il denaro alternando periodi più prolungati di acquisti intervallati a periodi più brevi di vendita, cercando così di raggiungere lo scopo principale: un rendimento positivo. Sempre.


Giancarlo Marcotti
giancarlo.marcotti@finanzainchiaro.it


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