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Quanto posso guadagnare in borsa?

Domanda insidiosa in tempi di crisi e di estrema volatilità. Ma proprio per questo fondamentale. Tanti fattori, tanti elementi da considerare. Ma il tempo lo è più degli altri

di Giancarlo Marcotti

Dopo aver parlato di cosa acquistare e quando vendere, trattiamo ora uno dei capitoli classici che potremmo esplicitare con una domanda: quale rendimento è lecito attendersi dall’investimento in Borsa?

Ovviamente la domanda è lecita, ma la risposta ha un certo tasso di soggettività.

Dapprima valutiamo i dati più oggettivi, se decidiamo di investire in Borsa e quindi di non disporre per un dato periodo di tempo di una certa somma, come minimo ci attendiamo che alla scadenza il nostro capitale non sia diminuito in termini reali. In altre parole vorremmo un rendimento perlomeno pari al tasso d’inflazione, dato variabile di anno in anno, che a priori non conosciamo e quindi dovremo stimare, ma che alla scadenza dell’operazione potremo facilmente reperire. 

A questo rendimento solo “compensativo” dovremo aggiungere la remunerazione propria del capitale, in altre parole, il rendimento che avremmo ottenuto se avessimo eseguito un investimento risk free. Tralasciando l’annosa questione, più teorica che pratica, sul fatto se esistano davvero degli investimenti a rischio zero, concedetemi la semplificazione, direi così di aggiungere al tasso d’inflazione il tasso d’interesse di un titolo dello Stato di un Paese sviluppato. Anche questo dato si può rintracciare facilmente. Infine dobbiamo sommare un margine aggiuntivo che compensi il rischio corso, questo resta nella sfera personale, ma deve comunque essere dell’ordine di qualche punto percentuale.

Se sommiamo queste tre componenti troviamo il valore atteso dal nostro investimento, che, come detto, è soggettivo, ma permettetemi anche qui che, semplificando, possa essere stimato nell’ordine degli 11 punti percentuali annui. Naturalmente inteso come rendimento lordo, al quale vanno perciò tolte le spese sostenute per ottenerlo e la ritenuta fiscale sui proventi (capital gain).

E’ un rendimento agevole da raggiungere? Beh non proprio, o almeno diventa fondamentale il periodo di tempo che abbiamo a disposizione, naturalmente più questo periodo si allunga più sarà agevole ottenere un rendimento medio annuo di quella entità.

A questo punto ci torna utile una tabella che ho riportato nel mio articolo dal titolo “Un rendimento positivo. Sempre!” pubblicato il 17/06/2008, in essa si evidenziava che, tra il 1976 e il 2006, un investimento della durata di almeno cinque anni, sull’indice Dow Jones avrebbe avuto rendimenti medi lordi che andavano dall’11,00 al 11,87%.

Quindi potremmo concludere che avendo a disposizione un orizzonte temporale di almeno un lustro non dovrebbe essere difficile ottenere un rendimento annuale di quel livello, c’è però un … ma, al quale dobbiamo dare una risposta.

Ma se non abbiamo a disposizione almeno cinque anni?

Inoltre ha una grande importanza valutare un dato fondamentale, essendo quelli riportati in tabella dei risultati medi, con quale variabilità sono stati raggiunti? Questa domanda è tutt’altro che capziosa perché la volatilità ha molto a che vedere con la nostra qualità di vita. E’ ben diverso raggiungere il medesimo risultato finale guadagnando ogni anno costantemente l’11% rispetto ad avere anni di crescita stratosferica associati ad anni di cali sensibili.

Infine se noi riuscissimo ad ottenere una certa costanza nei rendimenti, verrebbe a mancare la necessità di dover disporre di un orizzonte temporale almeno quinquennale in quanto saremmo in grado di conseguire lo stesso risultato anche in periodi più brevi.

Sarà nel prossimo articolo che tratterò più ampiamente questo aspetto, e cioè il tentativo di ottenere rendimenti annuali il più omogenei possibili.


Giancarlo Marcotti
giancarlo.marcotti@finanzainchiaro.it


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