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Perché sono contrario ai derivati

I derivati sono pericolosi. Investire in derivato è come scommettere, come partecipare ad un gioco. E nei giochi chi non ha il banco perde facilmente

di Giancarlo Marcotti

Acquistando azioni diventiamo comproprietari della società acquisendo una serie di diritti riservati ai soci. Alcuni di questi ci interessano, come l'incasso di eventuali dividendi , altri non li esercitiamo quasi mai come il diritto di voto in assemblea, ad esempio.

Il motivo principale che ci spinge ad acquistare un titolo è di carattere speculativo: riteniamo il prezzo conveniente e acquistiamo il titolo per poi rivenderlo nel caso venga raggiunto il valore che noi pensiamo adeguato, incassando il guadagno dato dalla differenza dei prezzi.

La variabile "tempo" non influenza le nostre decisioni anche se, dopo l'acquisto, il nostro auspicio è che il prezzo obiettivo sia raggiunto il più rapidamente possibile.

È quindi lecito pensare che, se è una differenza di prezzo ciò che ricerchiamo, non  c'è motivo di comprare direttamente l'azione, basta acquisirne il "diritto".

È da questa logica che nascono le opzioni, titoli appartenenti alla categoria dei cosiddetti "derivati", il cui valore è appunto "derivato" da quello di un altro bene. Possono essere azioni, indici, tassi, valute ecc.

Perché sono contrario ai derivati?

Semplice, perché questo "diritto" si paga!

È naturale che i diritti abbiano un costo, ma che vantaggi si hanno nell'acquistarli? Il grande fascino dei derivati risiede nel fatto che dovendo pagare "solo" il diritto, acquisiamo la facoltà (come nelle option) o l'obbligo (come nei future) di comprare o vendere ad un prezzo determinato, entro un certo periodo di tempo.

È sufficiente, quindi, una somma limitata per acquistare un grande numero di diritti e gli eventuali guadagni, in percentuale, si possono cosi moltiplicare. Attenzione, anche le perdite!

Non è neppure consolatorio, come nel caso delle opzioni, dire che l'eventuale perdita non può essere superiore al capitale investito. Questa eventualità è tutt'altro che rara! Ogni volta che il titolo sottostante non raggiunge il prezzo d'esercizio (strike price) il valore dei diritti alla scadenza si azzera.

Ci troviamo in una situazione molto simile ad una scommessa e come tutti giochi d'azzardo il giocatore è destinato a soccombere.

Vediamo l'analogia dell'acquisto di opzioni con le scommesse. 

Chi compra un'opzione è un operatore individuale con mezzi limitati, chi la propone è un grande gruppo finanziario con mezzi illimitati, il cui comportamento è simile a quello di un allibratore. Gli si attribuisce, in modo più elegante, la funzione di "Market Maker", ma nella pratica stabilisce il prezzo di una scommessa, comportandosi di fatto come un allibratore.

Infine il diritto pagato nelle opzioni è formato da due componenti: il valore intrinseco e quello temporale. Possiamo optare per scadenze più lunghe, per diminuire il rischio, ma questo lo andiamo a pagare.

Per stabilire che opzioni, covered  warrant, certificates & co. siano prodotti "esca", è sufficiente notare come un numero sempre maggiore di banche e società di investimento emettano in continuazione questo tipo di titoli. Perché lo fanno? Forse ci guadagnano? E se loro ci guadagnano chi ci perde? Sembra che nel mondo ci siano diversi trilioni di dollari in prodotti derivati. Avete idea di che importi parliamo?

Questa spaventosa massa monetaria non è rappresentativa di alcun bene reale.

Una scommessa, appunto! Il rischio che i titoli sottostanti possano essere "influenzati" dal volume di scommesse che gravano su di essi è reale. Non è forse concreto il timore che il risultato di un avvenimento sportivo possa essere falsato dagli interessi degli allibratori? Sarà bene monitorare come si muovono i mercati borsistici in prossimità delle scadenze al terzo venerdì del mese.

Supponiamo che la mia teoria sia fondata e di conseguenza che tutti questi derivati siano titoli "esca", mi  chiedo: "Cosa fanno gli organismi di controllo delle nazioni avanzate per tutelare gli investitori?" Ho voluto verificare la situazione italiana consultando il sito della Consob. Vi riporto lo stralcio principale alla voce derivati:

"............ i prodotti derivati sono strumenti complessi, destinati ad investitori professionali, o quantomeno evoluti, che sappiano sfruttare le numerose opportunità che offrono e, nel contempo, siano in grado di valutare e gestire correttamente i relativi rischi, che sono notevoli".

Ho riportato il grassetto applicato nel testo originale.

Trovo questa definizione di una pericolosità spaventosa. Dietro un'apparente prudenza e cautela è celato un messaggio subdolo: se sei un buon investitore potrai "sfruttare le numerose opportunità che offrono" (ma chi di noi non si considera un buon investitore?), nel caso invece dovessi perdere dei soldi, dovrai prendertela solo con te stesso...... Noi ti avevamo avvisato!

Non sarei onesto nei confronti dei miei lettori se alla fine di questo articolo non mi chiedessi quali siano gli aspetti positivi dei derivati. Ne vedo uno solo: l'utilizzo di questi strumenti a fini di copertura.

A questo punto il loro costo è giustificato perché fungono da "assicurazione" contro eventi assolutamente imprevedibili e a noi contrari. Questo utilizzo dei derivati è da considerarsi non solo lecito ma anche auspicabile. Attenzione: la copertura deve riguardare eventi rarissimi, per noi deleteri.

L'operazione in derivati non deve semplicemente diminuire il nostro rischio: in questo caso la diminuzione della rischiosità dell'investimento primario è senza dubbio da preferire. Un po' come l'assicurazione infortuni: ha una sua logica solo se ci copre le eventualità più gravi, di conseguenza meno probabili. In questo caso il suo costo è contenuto ed ha un senso stipularla.


Giancarlo Marcotti

giancarlo.marcotti@libero.it

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