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Per investire non è mai il momento opportuno!

Il mercato è il luogo d’incontro tra domanda e offerta. Ogni intersezione tra queste diventa un valore di equilibrio del tutto precario e in continuo movimento. Decidere fa sempre paura

di Giancarlo Marcotti

Chi opera professionalmente in campo finanziario può testimoniare che, senza dubbio alcuno, la frase che con maggior frequenza ha occasione di ascoltare dai vari interlocutori è “…in momenti di incertezza come quelli che stiamo vivendo…” seguita di generalmente da “…forse è meglio attendere un paio di mesi per vedere quale direzionalità prenderà il mercato…”.

E qualche mese dopo, puntualmente ci si ritrova nella medesima situazione, qualunque cosa sia nel frattempo accaduta sui mercati!

Seguendo questo modo di operare, non dovremmo mai investire poiché mai sarebbe il momento opportuno. L’approccio da sostenere, invece, è esattamente opposto, visto che in qualsiasi momento, nel mondo, c’è sempre qualcuno che sta guadagnando.

Il timore nel prendere una decisione è assolutamente naturale e deriva da un fatto ben specifico. Essendo il mercato il luogo d’incontro tra la domanda e l’offerta, il punto d’intersezione di queste ultime diventa automaticamente un valore di equilibrio, del tutto precario perché in continuo movimento verso un diverso equilibrio.

Acquistare al rialzo o al ribasso significa quindi rompere questo equilibrio e ciò porta naturalmente con sé una componente di preoccupazione se non di ansia. La situazione diventa sempre estremamente chiara solo dopo che si è verificata, proprio perché scompare il senso di incertezza.

Spesso, proprio per vincere quel costante senso d’insicurezza ci si affida ad algoritmi di diversa natura che hanno proprio il grande pregio di toglierci l’ansia derivante dalla decisione. I miei lettori più affezionati sanno però che non mi trovo d’accordo con una simile operatività. Non tutte le variabili in gioco sono di natura quantitativa ed inserire delle variabili qualitative in un algoritmo è quantomeno complicato.

Sembra banale, ma a volte non lo è, sostenere che sarebbe auspicabile avere il maggior numero d’informazioni riguardo al titolo sul quale si intende investire. Occorre riservare una particolare attenzione alle notizie che le norme di trasparenza del mercato obbligano alla pubblicazione, come ad esempio le variazioni sulle partecipazioni rilevanti o gli acquisti/vendite d’amministratori o consiglieri.

Gli investitori però temono di non essere a conoscenza di tutte le notizie che riguardano il titolo sul quale vogliamo investire, e ciò li porta a ricercare nel grafico dell’azione informazioni che lo stesso non può fornirci.

Ciò non significa affatto che i dati non contengano informazioni, ma occorre sapere coglierle e ponderarle con attenzione. E’ questo un settore in cui la soggettività, che deriva dalle esperienze personali, ha un forte peso e non vi sono formule oggettive e condivise da tutti gli operatori. Anzi, ogni trader custodisce, gelosamente, le proprie convinzioni su come interpretare i segnali che giungono costantemente dal mercato.

A puro titolo di esempio, accenno solo ad un dato che personalmente guardo con una certa attenzione prima di investire: verifico nelle ultime 20 sessioni di Borsa quante volte il prezzo di chiusura sia stato superiore rispetto a quello di apertura (o viceversa) e raffronto questo dato con il numero di variazioni, positive o negative che il titolo ha avuto nello stesso periodo di tempo. Da questo confronto traggo considerazioni d’indubbio interesse su eventuali “anomalie” nell’andamento dei corsi azionari.

Concludo ribadendo che non può essere questa rubrica un manuale delle mie procedure di investimento. Voglio invece discutere in questo forum la fondatezza e l’efficacia di alcune metodologie che nel corso degli anni sono state proposte e che hanno avuto anche una particolare attenzione degli operatori.


Giancarlo Marcotti
giancarlo.marcotti@finanzainchiaro.it

 

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