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La logica dei derivati

Bertrand Russel sosteneva che l'insegnamento della logica dovesse essere reso obbligatorio già dalle scuole di primo grado, prima ancora dello studio della matematica. Vediamola applicata agli strumenti derivati

di Giancarlo Marcotti

Va sgombrato il campo da ogni equivoco: la logica è la "madre di tutte le scienze", l'impiego dei suoi enunciati rende inconfutabili i risultati delle dimostrazioni  e le libera da ogni analisi soggettiva.

Grazie allo strumento "logico" cercherò in questo articolo di riproporre l'analisi dei prodotti derivati, di sottolineare la loro inadeguatezza quale strumento di investimento speculativo.

Premetto, anche se ciò può risultare banale, che qualsiasi tipologia di investimento deve essere valutata "in media", vale a dire nel suo complesso. I bond argentini avevano un peso infinitesimale sul complesso dei titoli di stato emessi in tutto il mondo, così come Parmalat aveva una valorizzazione insignificante rispetto all'ammontare delle capitalizzazioni borsistiche internazionali.

Noi tutti conosciamo il detto "il tempo è denaro": un adagio semplice ma di assoluta verità.

Ecco, supponiamo che oggi sia in grado di restituire la  somma di un milione di euro che voi tempo fa mi avevate prestato e che nell'imminenza della restituzione vi offra due alternative:

  1. Ritornarvi subito l'intera somma
  2. Rendervela fra un anno

Penso che nessuno di voi potrebbe avere il benché minimo dubbio sull'opzione da scegliere : tutto e subito! Bene.

Ma... se le possibilità offerte fossero state:

  1. Un milione di euro subito
  2. Un milione e centomila euro tra un anno

Sicuramente alcuni di voi avrebbero cominciato a riflettere e la decisione si sarebbe fatta più difficile. Ma cosa è accaduto? Semplice...

Il tempo ha "creato" denaro.

Nei miei articoli precedenti, ho più volte sottolineato come l'investimento azionario sia redditizio. La crescita tendenziale degli indici ne è la dimostrazione.

Vi è però una condizione da rispettare: non ci devono essere limitazioni della variabile "tempo". Ovvero l'investimento non deve avere una durata prefissata, né può essere interrotto perché le perdite richiedono un reintegro della somma investita che noi non possediamo.

Rispettando questa condizione l'investimento ha una sua redditività o, volendo utilizzare la terminologia probabilistica, il gioco è a somma positiva.

I derivati ci fanno perdere il vantaggio temporale.

La linea di demarcazione è proprio questa: la metafora terribile del "non c'è domani" per l'investitore in derivati, e quella sempre possibilista "domani è un  altro giorno" di chi investe in titoli azionari.

Io non discuto la legittimità dello strumento derivato, io ne metto in dubbio la convenienza. Non basta consigliarne l'uso alle sole persone che lo conoscono: è ovvio che chiunque investa utilizzando strumenti che non conosce oltre ad essere un cattivo investitore è uno scellerato, condannato a perdere i propri soldi.

Non si può, infine, non rilevare come i derivati siano regolati da una legislazione restrittiva proprio in quei Paesi con mercati borsistici traino (USA e Regno Unito). Le grandi banche specializzate in questi prodotti sono tenute ad evidenziare nei loro prospetti informativi le restrizioni di legge.

Oltre all'aspetto temporale, a rendere debole lo strumento dei derivati è l'effetto "leva", spesso presente e ancora più pericoloso per le finanze degli investitori. Vi rimando al prossimo articolo che avrà proprio come tema centrale l'effetto leva.

Un saluto ai lettori di Soldionline!


Giancarlo Marcotti
giancarlo.marcotti@finanzainchiaro.it

 

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