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La creazione dell’asset allocation

di Lucio Sgarabotto
Nel precedente articolo abbiamo constatato quali risultati si possono ottenere seguendo pedissequamente le indicazioni del Leading Indicator. Ma è saggio affidarsi totalmente ad un solo indicatore? Se anche una sola volta questo dovesse sbagliare abbiamo verificato che le conseguenze potrebbero essere gravose.

Vedremo quindi come utilizzare le informazioni fornite dal LI cercando però di salvaguardare il capitale anche in caso di eventi avversi. Dapprima cercheremo una modalità per suddividere il portafoglio in macro asset class (obbligazionario/azionario) e successivamente analizzeremo quali strumenti efficienti inserire.

Prima di qualsiasi decisione d’investimento è necessario prendere in considerazione le esigenze su cui adeguare le proprie scelte finanziarie. Poiché qui non possiamo prendere inconsiderazione le esigenze di ognuno supponiamo che tale esame sia già stato fatto e che l’asset allocation che un po’ alla volta costruiremo si adatti perfettamente alle necessità emerse.

La seconda cosa da valutare è la personale propensione al rischio. Lavoro tutt’altro che facile per l’ardua definizione e la problematica misurazione e perché ognuno di noi ha più profili di rischio che oltretutto cambiano nel tempo. Ad esempio, in momenti di crescita dei mercati si ha verso il rischio un atteggiamento meno prudente, il contrario quando i mercati scendono. Diverso è anche l’atteggiamento di cautela nei confronti di una somma che è già destinata ad uno scopo irrinunciabile, rispetto ad un investimento i cui obiettivi sono flessibili e più lontani nel tempo.

Sulla misurazione del rischio vi è stata nel tempo una convergenza degli analisti verso il “Value at risk” (VAR), indice di cui già in partenza si conoscevano i limiti e che ha dimostrato tutta la sua fragilità con la recente crisi durante la quale si sono manifestati gli eventi rari da esso trascurati. Mi sembra pertanto che la misura della propensione al rischio  con meno controindicazioni sia data dalla perdita massima annua (in termini percentuali o in valore assoluto) che ci si può permettere senza che ciò influenzi la nostra vita.

Una volta stabilita la propensione al rischio in un determinato momento e per una determinata somma è possibile calcolare la percentuale di macro asset class (azionario/obbligazionario) che andranno a comporre il portafoglio. Con l’ausilio di un semplice foglio di calcolo (a disposizione, su richiesta,  di chi ritiene gli possa essere utile) il risultato potrebbe essere questo:

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Nella tabella è stato ipotizzato che l’investitore non desideri avere in nessun caso una perdita annua superiore approssimativamente al 10% su un capitale di 100.000 Euro, che il tasso senza rischio ad un anno sia del 1,228% e che la perdita azionaria massima in un breve lasso di tempo (prima che si riesca a prendere dei provvedimenti) sia del 40%. Tali percentuali sono valori del tutto ipotetici. Il massimo investimento azionario sarà in questo caso di circa 27.000 Euro. In questo modo al realizzarsi della perdita azionaria massima dopo un anno otterremo: dall’obbligazionario, 72.766,08*(1+ 1,228%) = 73.659,65 e dal mercato azionario, 27.233,92*(1-40%) = 16.340,35 in modo da ottenere quei 90.000 Euro che sono il nostro obiettivo minimo.D’ora in poi tutti i ragionamenti verranno effettuati sulla base di questi dati.

Tenendo conto di questi elementi e ricordandoci delle capacità previsionali del L.I. viste precedentemente dobbiamo ora individuare quali prodotti andranno a formare la componente azionaria e quali quella obbligazionaria. Ricordiamoci che, poiché la componente azionaria potrà anche essere azzerata nei periodi in cui le indicazioni fornite dal LI sono negative, avremo bisogno nei cicli positivi di un portafoglio composto da oblligazioni e azioni e in quelli negativi di un’asset allocation esclusivamente obbligazionaria.

Per la parte azionaria verrebbe naturale pensare ad un ETF che ha come benchmark l’indice STOXX 600.
Analizzando però la sua composizione possiamo notare che vi è una elevatissima correlazione tra l’indice globale STOXX 600 e il sottoindice del settore beni industriali (si veda grafico).

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Il settore dei beni industriali, fra i 19 settori appartenenti all’indice, è infatti quello maggiormente correlato con lo STOXX 600 (correlazione mediamente superiore al 95%) e ha un Beta generalmente superiore a 1,15 (in pratica, le oscillazioni dei prezzi del settore beni industriali sono storicamente più elevate del 15% di quelle dello STOXX 600). In questo modo con il sottoindice industriale nell’asset allocation, se le indicazioni sono sufficientemente corrette, dovremmo riuscire ad ottenere un rendimento mediamente superiore del 15% rispetto all’utilizzo dell’indice europeo globale.

Inoltre, poiché anche il L.I. si riferisce alla produzione industriale piuttosto che all’economia nel suo complesso, al posto dell’ETF sull’indice globale sembra, in effetti, più opportuno e appropriato l’uso di un ETF sui beni industriali. Lo si può verificare anche osservando i risultati che si sarebbero ottenuti applicando i segnali forniti dal L.I. con gli stessi criteri visti in precedenza al settore dei beni industriali invece che all’indice globale (si vedano le tabelle dello scorso articolo). I risultati per il periodo 1996-2008 sono riassunti nelle tabelle seguenti:

dati rilevati nel periodo di riferimento del LI

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dati rilevati nel giorno di pubblicazione del LI

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Non facciamo ulteriori ricerche, con ciò la selezione degli strumenti da inserire nella componente azionaria è conclusa. L’asset azionario sarà composto dal singolo ETF sui beni industriali, che permette con un solo strumento una discreta diversificazione su azioni (circa 90) e valute europee.

Rimangono da selezionare gli strumenti della componente obbligazionaria del nostro portafoglio che vedremo nella quinta parte.

Poiché la sintesi di un articolo non permette approfondimenti qualche volta necessari, chi ritenesse opportuni maggiori chiarimenti su alcuni aspetti può semplicemente commentare l’articolo. Assicuro la risposta.

Per approfondimenti:

Profilo di rischio e stile di investimento

Asset allocation per principianti

William Sharpe e la misura obiettiva del rischio



Leggi tutti gli articoli di “Investire con il Trend”


Lucio Sgarabotto

lucio.sgarabotto@gmail.com
www.lsadvisor.it
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