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L'analisi tecnica non funziona!

Trarre previsioni attendibili da dati oggettivi e quantificabili e non da valutazioni soggettive e generiche, è sempre stato il sogno di ogni investitore

di Giancarlo Marcotti

Partendo da questo presupposto cosa meglio di un grafico poteva risultare idoneo per una analisi di questo tipo? E' questa la base su cui poggia l'analisi grafica.

Ha qualche controindicazione? Sì: non funziona!

Premesso che in ambito scientifico non devono essere i detrattori a dimostrare l'inconsistenza della teoria proposta ma i fautori a provarne la validità,  andiamo ad analizzare i motivi dell'inadeguatezza di questa metodologia.

Come tutte le teorie anche l'analisi tecnica necessita di presupposti condivisi, leggi dalle quali partire per poter poi dimostrare quanto si asserisce. Nella fattispecie sono due:

  1. il mercato sconta tutto. In altre parole il prezzo di un titolo comprende, oltre al proprio valore economico, anche tutta una serie di altre componenti (psicologiche, sociali, ambientali...) che possono influenzarlo;
  2. la storia si ripete. Vale a dire gli investitori tenderanno a comportarsi in maniera analoga di fronte a situazioni simili.

Ora il problema non è verificare la veridicità o meno di questi due "dogmi", quanto rilevare che su questi due assunti non si può fondare un modello di previsione a breve termine.

Infatti, riferendoci al primo punto, la differenza tra il prezzo di una azione ed il suo valore "fondamentale", che potremmo definire il valore "speculativo" del titolo, è un dato di basilare importanza per l'investitore e mi pare semplicistico l'approccio tecnico che ritiene del tutto irrilevante questo tipo di informazione.

Per quanto riguarda il secondo punto, basta far notare che le condizioni mutano in continuazione.
Salutare analoghe due situazioni solo perché graficamente simili può farci incorrere in errori anche grossolani.

Partendo quindi da presupposti non fondati, gli analisti tecnici hanno fatto scaturire una serie di indicatori che, per i motivi sopra esposti, non sono sostenuti dalla logica. Tra questi, quelli che hanno ottenuto la maggior notorietà, sono i " supporti" e le " resistenze".

Sgombro il campo da qualsiasi dubbio. Ritengo i supporti e le resistenze una colossale sciocchezza.

Se due analisti tecnici di fronte allo stesso grafico calcolano ed ottengono valori di supporto e resistenza differenti, la conclusione alla quale si deve arrivare non è che ne esistono diversi, bensì che i supporti e le resistenze non esistono. Sono dei miraggi, ovvero delle cose che alcuni credono di vedere..., delle illusioni. Proprio come miraggi, man mano che ci avviciniamo, si spostano, si offuscano, si dissolvono. Andare "a caccia" di supporti e resistenze non è quindi un lavoro impossibile, è semplicemente inutile.

A questo punto già mi sembra di udire l'obiezione che spesso mi sono sentito rivolgere: ma se l'analisi tecnica non è supportata dalla logica e da solide basi, come mai ha ottenuto un simile successo al punto da essere insegnata anche in ambito universitario?

Rispondo con Einstein: "Conosco solo due cose infinite, l'Universo e la stupidità del genere umano, e della prima non ne sono ancora certo".


Giancarlo Marcotti

giancarlo.marcotti@finanzainchiaro.it

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