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Ah, che bella la Statistica!

La vita sociale di uno statistico è senz’altro influenzata dal celeberrimo sonetto di Trilussa. Non ci sarà occasione in cui non gli verrà ricordato, con un certa ironia: ah che bella scienza!

di Giancarlo Marcotti

Se una persona mangia due polli ed io nessuno per la statistica abbiamo mangiato un pollo a testa, con la piccola differenza che l’altro è sazio ed io non lo sono.

Naturalmente non è così. In questo modo viene utilizzata quella figura retorica con la quale si intende avvalorare la propria tesi attribuendo all’interlocutore una affermazione manifestamente erronea per screditarne le ragioni.

La Statistica mai si sognerebbe di sostenere che le due persone hanno mangiato un pollo a testa, asserzione oltretutto falsa visto che una ne ha mangiati due e l’altra nessuno. Asserisce diversamente che le due persone hanno mangiato in media un pollo a testa. Affermazione questa del tutto corretta  e conforme con l’evento che si è verificato.

L’aggiunta della locuzione in media cambia radicalmente il significato della frase introducendo un concetto fondamentale,  di non facile comprensione, detto della variabilità.

Ora viene da domandarsi, ma perchè la statistica gode di questa cattiva fama? A mio modo di vedere per due ordini di motivi.

Ci crea ansia tutto ciò che non riusciamo a governare completamente e le variabili casuali ne sono un classico esempio.

Noi vorremmo quindi che la statistica  le regolasse, mentre essa non può fare altro che aiutarci a comprenderle fermo restando le variabile casuali rimarranno aleatorie. Verrebbe da dire, dato che sono variabili … variano, e non si possono imbrigliare in schemi rigidi.

Il secondo motivo è che sovente le persone confondono la Statistica, cioè la scienza che studia i fenomeni collettivi che hanno attitudine a variare, con le statistiche (scritta in minuscolo) cioè le rilevazioni di dati solitamente riassunti in tabelle e grafici.

Passando dal campo teorico a quello pratico siamo soggetti ad una serie di errori, che ci portano spesso a conclusioni sbagliate. Queste in ogni caso non intaccano la scienza, che resta di per sé esatta. In altre parole se scegliamo un campione non rappresentativo, o facciamo delle rilevazioni a casaccio, non possiamo poi accusare la Statistica per le risultanze infondate.

Attendere quindi che la Statistica ci fornisca risposte certe è un’utopia.

Un esempio emblematico di questo lo abbiamo avuto alle ultime elezioni politiche. I giornalisti e commentatori in quella occasione criticarono pesantemente la società incaricata delle rilevazioni statistiche poiché a parecchie ore dalla chiusura dei seggi non era in grado di dire quale dei due schieramenti avesse vinto. Nella realtà quella società si stava comportando in maniera ineccepibile, poiché nessuna indagine campionaria può rilevare una differenza di 24.000 voti su un totale di oltre 40.000.000.

Avrebbe sbagliato ad indicare vincente uno dei due schieramenti, anche se poi, casualmente, si fosse rivelato quello esatto. In casi come questo la Statistica deve fare un passo indietro e semplicemente affermare: non so dare una risposta, non resta che contare tutti i voti.

Ma il torto maggiore che possiamo fare alla Statistica è quello di utilizzarla per avvalorare delle nostre tesi preconcette, ma di questo tratteremo nel prossimo articolo. 



Giancarlo Marcotti     
giancarlo.marcotti@finanzainchiaro.it


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