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L’irresistibile ascesa dei fondi sovrani

Figli della globalizzazione e dei suoi squilibri, del petrolio e dei diamanti. Gestiti direttamente dai governi, sono i nuovi protagonisti della scena finanziaria internazionale. E fanno un po’ paura

di Marco Delugan 19 nov 2008 ore 11:08

I “fondi sovrani” (Sovereign Wealth Fund, SWF nel testo) sono controllati direttamente dai governi di alcuni Paesi e vengono utilizzati per investire in strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, immobili). In generale gli SWF sono strumenti di investimento istituiti direttamente dalle autorità nazionali di un paese e alimentati con le eccedenze delle proprie riserve ufficiali. Queste ultime sono originate dagli elevati surplus della bilancia commerciale o dai surplus di prodotti specifici come petrolio rame, diamanti.

Gli SWF non sono un fenomeno nuovo, essi esistono da decenni. La loro rapida crescita, negli scorsi anni, si spiega con gli squilibri economici a livello mondiale (forte rialzo del deficit della bilancia americana dei pagamenti correnti dopo gli anni novanta, eccedenze nei paesi del sudest asiatico e i paesi esportatori di petrolio). Se prendiamo in considerazione l’origine geografica degli SWF, il 56% proviene dall’Asia, il 30% dal Medio Oriente e solo il 14% dal resto del mondo; se invece guardiamo la localizzazione geografica degli investimenti effettuati, il 35% degli asset economici partecipati sta in Europa, il 34% in America, il 23% in Cina, solo l’8% nel resto del mondo.

Gli SWF fanno discutere a causa della crescente importanza dei loro investimenti, in particolare in relazione con la crisi dei crediti ipotecari negli USA e i bisogni in capitali che ne derivano per diverse banche. I governi di Singapore, Kuwait e Corea del Sud hanno investito circa 21 miliardi in Citigroup e Merril Lynch, due banche che avevano perso grandi fortune nella crisi dei mutui subprime. Gli SWF vengono criticati per la mancanza di trasparenza dei loro bilanci, le proprie pratiche contabili e gli obiettivi operativi dei loro investimenti, e inoltre c’è il timore che possano essere utilizzati come strumenti di pressione politica.

Lo scorso ottobre proprio per elaborare una strategia che dia maggior trasparenza alle operazioni condotte dagli SWF si è tenuto un vertice a Santiago del Cile tra i rappresentanti dei maggiori SWF elaborando un documento chiamato i “Principi di Santiago” in cui si stabilisce in 24 punti che gli investimenti dei fondi devono essere di lungo periodo e ispirati a criteri di mercato e non politici. In questi giorni si è svolto a Washington il G20 cioè il summit del G8 più i paesi delle economie emergenti più forti: Francia, Spagna, Canada, USA, Messico, Argentina, Regno Unito, Brasile, Sudafrica, Italia, Turchia, Olanda, Germania, Arabia Saudita, Cina, India, Indonesia, Russia Corea del Sud, Australia, Giappone. In questo vertice si è redatto un documento dove si sono scritte le linee guida per regolarizzare i mercati dopo la recente crisi finanziaria. Nel documento si è scritto che bisognerà adottare le stesse regole contabili, maggior trasparenza per le voci fuori bilancio, maggior informazioni sugli SWF, cooperazione tra gli organi di controllo di ciascun Paese, garantire capitali solidi per i prodotti derivati. Questo documento non è ancora operativo bisognerà aspettare ad aprile al prossimo G20 per la nuova riforma di governance finanziaria.


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