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Crescita infinita? Non barate!

Il semplice fatto che il pianeta Terra sia un sistema chiuso e ben definito è già condizione sufficiente a determinare l'impossibilità di uno sviluppo infinito del consumismo. Ciò che però oggi si scopre, ma che è in fondo un uovo di Colombo, è che gli americani invece ci credevano

di La redazione di Soldionline 3 apr 2008 ore 17:13

L'elitè statunitense non ammetteva che la festa potesse finire, che l'economia potesse muoversi per cicli, in relazione anche alla capacità di adeguare, in questo specifico caso, il consumismo alle necessità contingenti determinate da un sistema chiuso che il mito della crescita infinita non può ammettere.

Lo sviluppo tecnologico, permettendo un'ottimizzazione nello sfruttamento delle risorse, può aiutare a prolungare il periodo di crescita, anche se la tecnologia stessa d'altro canto, porterà anche l'incremento dell'entropia del sistema con aumento della longevità della popolazione, aumento dei consumatori e inibizione dei fattori positivi determinati da un'ottimizzazione della gestione delle risorse.

In alternativa, si può barare. Ed è quello che gli USA e questa visione dello sviluppo hanno fatto. Possono dire che le risorse sono ancora lontanissime dallo scarseggiare, come hanno fatto con il petrolio, elemento cardine dell'attuale consumismo, e possono falsare i dati riguardanti la crescita in corso.

Il capitalismo ha avuto questa funzione: illudere le masse che tutto era perfettamente in linea con la rosea visione americana della crescita infinita, tanto che gli indici di borsa rispecchiavano tale visione.

Era però evidente che prima o poi si doveva pagare dazio. Non si può nascondere in eterno la spazzatura sotto il tappeto. Prima o poi il fetore indicherà dove la magagna è nascosta.

Così negli ultimi anni l'incapacità di crescita perenne di elementi del sistema che pretendono di  rappresentarne l'interezza è stata travestita da spazzatura, ovvero perdite, nei bilanci aziendali e l'economia reale delle industrie e dell'agricoltura, che indicava i limiti del consumismo, è stata messa in ombra  per lasciare invece sotto i riflettori l'espressione falsa dell'economia, ovvero il capitalismo malato con le sue borse gonfiate e dopate nelle più svariate  maniere.

Abbiamo fenomeni di doping effettuato con i derivati e l'operatività a debito e a margine che determina un'immagine gonfia della reale economia (sui mercati finanziari si scambiano ogni giorno valori infinitamente superiori al valore reale del sottostante, ovvero dell'economia reale), quotazioni e valutazioni spropositate che guardano solo alle positività e non a quanto di negativo è contenuto nei bilanci (vedi per esempio i mutui sub-prime, ovvero passività profumate e imbellettate, ma pur sempre perdite, riportate in bilancio come fossero un bene prezioso).

Doping fomentato dalla impressionante liquidità immessa dalla FED di Greenspan e Bernanke, anche lì dove non necessitava, sempre per mantenere vivo il gioco dei mercati che dovrebbero guidare l'economia reale: sino a quando la Borsa va su, anche l'economia sarà positiva: le Borse hanno totalmetne perso il loro ruolo di espressione dell'economia reale.

Ora che la società consumistica si scontra con la dura realtà e le banche iniziano a mostrare i cadaveri nascosti negli armadi (immaginiamoci se dovesse ora iniziare una pulizia nei bilanci bancari cinesi che sono frutto di una gestione corrotta e superficiale...) ci chiediamo dove sia ora la nuova bolla che dovrà scoppiare per la pressione creatasi in questa fase di eliminazione delle metastasi del sistema finanziario.

In questi ultimi mesi abbiamo assistito alla corsa alle materie prime, per ripararsi dalla caduta del dollaro USA e alla rivalutazione di titoli di stato, frutto dei tassi in discesa e della ricerca di investimenti sicuri (fly to quality).

Per quanto riguarda le materie prime industriali come i metalli, gli USA, ora in fase recessiva, cessano la loro abitudine forsennata al consumo e certamente rappresentano una consistente porzione in meno di mercato.Restano i metalli preziosi e le materie prime agricole.Per queste ultime vi è effettivamente una situazione di relativa scarsità rispetto alla domanda determinata dai forti consumi asiatici in aumento con il passaggio ad uno stile di vita consumistico.

L'oro seppure rivalutatosi notevolmente negli ultimissimi anni, rappresenta il bene rifugio per eccellenza ed anche la più probabile via di fuga dal dollaro per le banche centrali, sinora rivoltesi alla valuta americana per creare riserve.

A ben ponderare una valutazione di lungo termine, l'oro non è affatto caro, se paragonato a tantissimi altri oggetti di investimento e pertanto, storni e ritracciamenti a parte, continua a rappresentare  un valido rifugio, in un contesto che non ha ancora finito di riservare cattive sorprese a chi opera come operava negli anni '90.

Il fly to quality, quindi sarebbe ancora giustificato verso l'oro, un vero rifugio di qualità oltre che un bene storicamente rappresentante Valore ed espressione principe delle risorse che le valute devono rappresentare, mentre la bolla finanziaria che scoppierà è quella dei T-bond, ovvero i titoli di stato americani.  Questi offrono al momento rendimenti negativi, perchè inferiori all'inflazione reale ed hanno quotazioni spropositate determinate dalla ricerca, appunto, di investimenti sicuri.

Ma è possibile, dunque, identificare un investimento sicuro in un'obbligazione emessa da uno Stato con debito pubblico superiore a quello di tutte le altre nazioni messe assieme, che opera dissennatamente come avesse infinite risorse finanziarie, e che vede quotidianamente svalutare la propria valuta e l'influenza avuta nello scorso secolo sulle nazioni ricche di materie prime?

Come famiglie e aziende, anche le nazioni devono rispondere a requisiti di solidità economica, devono avere i conti in ordine, mentre gli USA, dal dopo Clinton, hanno completamente perso il controllo della spesa, hanno sprecato ingenti risorse per favorire le lobbies dei petrolieri e dell'industria pesante, rinunciando a modernizzare le fatiscenti infrastrutture del paese.

Il ritorno dei democratici potrebbe cambiare l'attitudine allo sperpero e all'indifferenza alle necessità della nazione, salvo che a quella di una piccola elitè, tra cui  i banchieri, che si impossessano delle ricchezze delle banche con bonus annuali da centinaia di milioni di dollari, anche quando, come quest'anno, le banche rischiano il fallimento e le magagne del passato tornano a farsi sentire prepotentemente...., ma ci sarebbe anche bisogno di sostituire o rivedere il potere della FED (banca centrale americana) che gioca per l'elitè di Wall Street  tentando di ribadire la preminenza delle borse sull'economia reale, senza peraltro riuscirci.

Uno Stato che si illude  ancora, ma non per molto, di poter pensare ai conti ed ai suoi beni come producibili a piacere, semplicemente stampando valuta (ovvero inondando i mercati di liquidità) è senza dubbio ad altissimo rischio di bancarotta, proprio come le sue principali banche dimostrano oggi.

Non è un caso se le altissime sfere della FED e del governo Bush sono semplici emanazioni delle banche d'affari americane; replicano il medesimo atteggiamento anche con le "cose di stato". Come la finanza e la condotta italiana - l'Italia è Paese ad alto rischio come gli USA - sono identificabili con le vicende Alitalia, azienda che anche in coma non smette di tentare la speculazione del chiedere perennemente  soldi allo Stato per poi bruciarli miseramente (mentre tutte le concorrenti producono utili da anni e Alitalia è l'unica a navigare nelle perdite, anche nell'era della globalizzazione e del viaggio facile) e l'appropriazione indebita di denaro pubblico a fini personali; così gli USA sono rappresentati perfettamente dai suoi banchieri ormai con le pezze al sedere e alla ricerca disperata di denari freschi e veri, degli Stati che hanno la bilancia commerciale in superattivo (Cina, Singapore, paesi arabi,etc).

Tutto questo avviene senza un minimo di coordinamento nè controllo da parte delle altre banche centrali e dei governi mondiali e le conseguenze saranno atroci per tutti se questi pezzi di carta  quali sono i T-bond, verranno ridimensionati al loro effettivo valore, vaporizzatasi la cortina di fumo che li identifica come bene rifugio pur non avendo le caratteristiche  adeguate.

L'atteggiamento della FED che ritiene di poter portare i tassi al di sotto dell'inflazione è infatti azione suicida che determinerà, prima o poi, la fuga definitiva degli investitori -peraltro già iniziata e il dollaro, in declino continuo, ne è simbolo -  che batteranno cassa, anche spinti dalla continua svalutazione della valuta USA che rende ulteriormente negativo investire in qualsivoglia bene espresso in dollari USA.

La conseguenza della fuga di capitali sarà la necessità di invertire violentemente e forzatamente la tendenza al ribasso dei tassi, facendoli esplodere al rialzo per tentare di trattenere gli investitori ancora non fuggitie far rientrare quelli già  liberatisi dei beni di investimento americani e portando alla luce, quindi, quel rischio elevatissimo insito nell'investimento in titoli di stato americani, che oggi non è ancora evidente dai prezzi di mercato ma che, io credo, dovrà obbligatoriamente venire alla luce.

A tassi  elevati corrisponde un proporzionato ridimensionamento delle quotazioni che, dato lo scenario prospettico, dovrebbe rivelarsi un vero e proprio crollo per i T-bond americani. Ecco qua, dunque, la bolla che scoppierà in futuro: titoli di stato USA e di tutti gli stati, Italia compresa, che hanno conti appesantiti da un debito pubblico sproporzionato e sono incapaci di riassorbirlo.

Tempo ci vorrà - non possiamo sapere quando - ma  uno scenario simile dovrebbe concretizzarsi, poiché, come visto anche  recentemente sul mercato azionario, le falsità nei  mercati prima o poi vengono cancellate e la sostanza prende il sopravvento, agli investitori abili la capacità di sfruttare tali disallineamenti dai valori reali.

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