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I mercati finanziari sono ciclici? Terza parte

E’ possibile formulare ipotesi o previsioni future mentre in questo momento sui mercati finanziari corre l’incertezza e la paura? Proviamo ad imparare dalla storia

di Marco Delugan 6 nov 2008 ore 16:04

La risposta non è così semplice e non si può generalizzare, confrontando semplicemente tra loro le crisi passate, per poi formulare delle previsioni.  Il passato è passato, non torna più, ma comunque, a noi, studiosi del passato, rimangono la storia dei comportamenti economici degli individui, quelli invece sono sempre simili, indipendentemente dal contesto storico, politico, economico e sociale.

A livello macro l’agire economico degli individui non è solo funzione delle proprie motivazioni interne ma anche degli input provenienti dall’esterno, ossia prendiamo decisioni anche in relazione a quel mondo che è fuori da noi, che non possiamo controllare. La pressione dei mass media, delle credenze, delle paure, delle incertezze, ci portano a fare quello che singolarmente non avremmo nemmeno pensato di fare. In particolare, in condizioni di incertezza, se il singolo individuo è indeciso a prendere una determinata decisione, ma il gruppo preso come riferimento, ha intrapreso una certa direzione, molto probabilmente, l’individuo in questione seguirà il gruppo (istinto del gregge). Questo significa che l’uomo sotto la spinta di un evento destabilizzante si comporterà sempre allo stesso modo, facendo quasi sempre gli stessi errori, ossia secondo un rapporto causa ed effetto.

Se avessimo modo di poter guardare come in un film il comportamento degli individui durante le fasi critiche, positive o negative, di un mercato finanziario, ci accorgeremo, che il loro modus agendi rimane immutabile nel corso dei decenni se non nei secoli.  Ma, comunque, ciò che è successo nel passato, non è detto che nel futuro, si debba ripetere con la stessa entità e frequenza e periodicità.

Nel corso di quasi un secolo i mercati finanziari hanno vissuto una grande moltitudine di accadimenti, dalla grande depressione che colpì tutte le economie mondiali, allo shock petrolifero del 1973, alla crisi russa del 1998, alla bolla legata ai titoli della new economy, fino ad arrivare ai giorni nostri con lo scoppio della bolla legata ai mutui subprime. Ogni crisi dei mercati azionari è diversa dalle altre ma sembra comunque che esistono delle linee comune a quasi tutti i momenti estremamente negativi, che hanno colpito il sistema finanziario. In linea di massima possiamo dire che se la crisi trova origine da uno shock esterno ai mercati, esempio le guerre, condizioni climatiche estreme, attentati, allora probabilmente il sistema stesso riuscirà ad assorbire l’eccesso negativo in un tempo considerevolmente breve e lo shock in questione, se lo si guarda a posteriori, sembrerà un evento di  breve entità.

Basta pensare alla crisi russa dell’estate del 1998, quando la  Russia svalutò il rublo e richiese una moratoria per i suoi debiti, e gli operatori  si indirizzarono all’unisono  verso asset di qualità, scatenando in questo modo  una crisi dei mercati azionati,  che provocò pesanti cadute alle borse e il fallimento del famoso hedge fund Lctm.  Se si esamina attentamente la tabella n° 1, si può notare come  lo S&P 500 (indice che abbiamo preso come punto di riferimento per le nostre statistiche) dal 17 di luglio del 1998  (massimo 1186 punti)   al  31 agosto dello stesso anno (minimo a 957) lasciò sul  terreno il 19,3% . Dal minimo  957 punti,   l’indice americano impiego 2,6 mesi per riportarsi ai livelli  del 17 luglio. Mentre il tempo necessario totale per lo S&P 500 per tornare dal massimo del 17 luglio ad un uguale livello fu di 4,3 mesi. Una crisi quella del agosto del 1998 di breve durata ma che comunque che provocò in poco tempo una caduta generale dei mercati azionari di tutto il mondo. 

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  Paolo Buro
paoburo@tin.it
www.professionefinanza.com


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