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Assicurare le opere d’arte: è tutta una questione di chiodi

Assicurare è un’arte: non è solo un modo di dire, anzi è vero alla lettera. Ed è facile dimostrarlo. Nel caso di opere d’arte da tutelare in caso di eventi dannosi, infatti, le strategie di copertura del rischio richiedono una buona dose di creatività, oltre al consueto rigore delle procedure. E alla fine è tutta una questione di chiodi. Scopriamo il perché.

di La redazione di Soldionline 1 dic 2006 ore 11:16
'Da chiodo a chiodo': la formula è suggestiva e fotografa alla perfezione il meccanismo che caratterizza la copertura assicurativa sulle opere d'arte. In tempi di globalizzazione le mostre di alto e medio livello si sono moltiplicate e i capolavori viaggiano in lungo e in largo per il pianeta: per l'industria assicurativa un settore in espansione crescente. 'Da chiodo a chiodo', dunque, è l'espressione convenzionale con cui il contratto assicurativo individua con immaginifica efficacia un primo segmento a rischio, di sicuro quello a più alto coefficiente di pericolosità, vale a dire il trasporto dell'opera dal momento in cui viene rimossa dalla sede originaria fino al momento in cui viene consegnata al destinatario ( per intenderci, basta ricordare i 100 famosi capolavori impressionisti del Museo Ermitage di San Pietroburgo che, qualche anno fa, dalla capitale russa hanno percorso mezza Europa a tappe, museo per nei museo).

Si tratta spesso di tesori dal valore di svariati milioni di euro, ma anche nel caso di opere di più modesto tenore la valutazione economica resta rilevante. E proprio dall'importo delle opere d'arte da assicurare il cliente fa dipendere la scelta della compagnia: quelle italiane, le più importanti, sono assai gettonate da musei e gallerie. Ma in caso di grandi eventi in musei statali, la tendenza degli organizzatori è quella di rivolgersi ai Lloyd di Londra, un 'marchio' assicurativo rinomato, con esperienza e affidabilità in questo specifico settore. In ogni caso, nel momento in cui valuta se assumersi l'onere, la compagnia opera su due fronti.

Sul primo valuta il rapporto con chi richiede la polizza: prima di una stipula 'all risks', infatti, l'assicuratore pretende dal cliente innanzitutto una documentazione completa. Per accollarsi eventuali risarcimenti in caso di furto, rapina o incidente, ad esempio, l'assicurazione esige un resoconto dettagliato delle modalità di trasporto, accertandosi che il mezzo utilizzato (un aereo, un furgone etc) offra il massimo in termini di misure di sicurezza. Quanto è umanamente prevedibile deve essere menzionato nero su bianco. E il primo passo, in ogni caso, è la schedatura fotografica minuziosa delle opere. Sul valore delle stesse la compagnia accetta di solito la valutazione fornita dai periti dell'assicurato, salvo poi, grazie ai propri accertatori, contestarle in seguito in caso di contenzioso o ridefinirle in caso di liquidazione: in genere sulla valutazione economica di un'opera antica o moderna l'accordo è semplice, mentre il prezzo sulle opere d'arte contemporanea offre ampi margini di opinabilità. Superfluo aggiungere che la compagnia può rifiutare di assicurare il trasporto per coprire soltanto la permanenza dell'opera nella sede ospitante. Ma anche in questo caso stessa trafila: il contraente deve dimostrare che l'opera sarà esposta con ogni garanzia di sicurezza e previsione del rischio.

Il secondo versante su cui opera l'assicurazione è tutto interno e riguarda solo gli addetti ai lavori. In pratica ogni compagnia atomizza il rischio, assumendosene di solito un quinto e redistribuendo il rimanente su altre compagnie. Infine, a sua volta si 'riassicura' per la propria quota-parte. Proprio vero che assicurare è un'arte.


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